Giornalista di Omnibus (La7) chiede scusa agli infermieri per il loro stipendio

Dario Tobruk 06/04/20
Scarica PDF Stampa
La coordinatrice e rappresentante dell’OPI di Brescia Stefania Pace, intervistata dalla giornalista Gaia Tortora di Omnibus, un programma di approfondimento giornalistico del canale LA7, rivela lo stipendio degli infermieri al totale delle loro indennità (turnazione sulle 24h, terapia intensiva, rischio biologico, ecc..).

Ben 1650€, praticamente meno di un operaio specializzato o un impiegato di medio livello, e senza la possibilità di carriera verticale o alcun riconoscimento economico di conseguenza. Per un lavoro di altissima responsabilità, con un dispendio fisico e mentale al limite dell’usura, il rischio perenne per la propria salute e solo oggi riconosciuta a livello sociale con tutte le manifestazioni di gratitudine da parte dei cittadini.

La giornalista Gaia Tortora: “È una vergogna…”

Le parole, meditate della giornalista e che probabilmente non ascoltano per la prima volta questa indecenza si aprono con un monito per tutta la società: “È una vergogna…“.

Così come premesso dalla presidente dell’OPI di Brescia, questi non sono i tempi per un riconoscimento economico, e solo a fine emergenza sarà necessario prendere atto della situazione:

“…dopo inevitabilmente bisognerà ricordarselo perché mi viene da scusarmi a me con loro per questa situazione, per quanto vengono pagati a fronte di tutto quello che stanno facendo, perché, ve lo ricordo, in tutta questa situazione sono loro che sono accanto ai nostri parenti fino alla fine, probabilmente, quando va male. Sono gli ultimi volti che possono vedere in questa situazione, quindi non dovremo essere grati ma molto di più…

Infine a chiusura di programma: “Davvero viene da chiedere scusa, chiedo scusa io a tutti questi infermieri perché c’è da vergognarsi!

Professione infermiere: alle soglie del XXI secolo

La maggior parte dei libri di storia infermieristica si ferma alla prima metà del ventesimo secolo, trascurando di fatto situazioni, avvenimenti ed episodi accaduti in tempi a noi più vicini; si tratta di una lacuna da colmare perché proprio nel passaggio al nuovo millennio la professione infermieristica italiana ha vissuto una fase cruciale della sua evoluzione, documentata da un’intensa produzione normativa.  Infatti, l’evoluzione storica dell’infermieristica in Italia ha subìto un’improvvisa e importante accelerazione a partire dagli anni 90: il passaggio dell’istruzione all’università, l’approvazione del profilo professionale e l’abolizione del mansionario sono soltanto alcuni dei processi e degli avvenimenti che hanno rapidamente cambiato il volto della professione. Ma come si è arrivati a tali risultati? Gli autori sono convinti che per capire la storia non basta interpretare leggi e ordinamenti e per questa ragione hanno voluto esplorare le esperienze di coloro che hanno avuto un ruolo significativo per lo sviluppo della professione infermieristica nel periodo esaminato: rappresentanti di organismi istituzionali e di associazioni, formatori, studiosi di storia della professione, infermieri manager. Il filo conduttore del libro è lo sviluppo del processo di professionalizzazione dell’infermiere. Alcune domande importanti sono gli stessi autori a sollevarle nelle conclusioni. Tra queste, spicca il problema dell’autonomia professionale: essa è sancita sul terreno giuridico dalle norme emanate nel periodo considerato, ma in che misura e in quali forme si realizza nei luoghi di lavoro, nella pratica dei professionisti? E, inoltre, come si riflettono i cambiamenti, di cui gli infermieri sono stati protagonisti, sul sistema sanitario del Paese? Il libro testimonia che la professione è cambiata ed è cresciuta, ma che c’è ancora molto lavoro da fare. Coltivare questa crescita è una responsabilità delle nuove generazioni. Le voci del libro: Odilia D’Avella, Emma Carli, Annalisa Silvestro, Gennaro Roc- co, Stefania Gastaldi, Maria Grazia De Marinis, Paola Binetti, Rosaria Alvaro, Luisa Saiani, Paolo Chiari, Edoardo Manzoni, Paolo Carlo Motta, Duilio Fiorenzo Manara, Barbara Man- giacavalli, Cleopatra Ferri, Daniele Rodriguez, Giannantonio Barbieri, Patrizia Taddia, Teresa Petrangolini, Maria Santina Bonardi, Elio Drigo, Maria Gabriella De Togni, Carla Collicelli, Mario Schiavon, Roberta Mazzoni, Grazia Monti, Maristella Mencucci, Maria Piro, Antonella Santullo. Gli Autori Caterina Galletti, infermiere e pedagogista, corso di laurea magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma.Loredana Gamberoni, infermiere, coordinatore del corso di laurea specialistica/ magistrale dal 2004 al 2012 presso l’Università di Ferrara, sociologo dirigente della formazione aziendale dell’Aou di Ferrara fino al 2010. Attualmente professore a contratto di Sociologia delle reti di comunità all’Università di Ferrara.Giuseppe Marmo, infermiere, coordinatore didattico del corso di laurea specialistica/ magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede formativa Ospedale Cottolengo di Torino fino al 2016.Emma Martellotti, giornalista, capo Ufficio stampa e comunicazione della Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi dal 1992 al 2014.

Caterina Galletti, Loredana Gamberoni, Giuseppe Marmo, Emma Martellotti | 2017 Maggioli Editore

32.00 €  30.40 €

Che sia finalmente arrivato il momento per un riconoscimento sociale ed economico dell’infermiere? Viene da chiedersi se fosse davvero necessario una pandemia mondiale affinché la società, le istituzioni e i media si rendessero conto del valore dei suoi infermieri dopo che per anni lo ha bistrattato e offeso in tutti i modi possibili.

L’infermiere però è abituato a questo stato di cose, sa che dovrà aspettare la fine dell’emergenza e forse qualcosa in più prima che tutto ciò avvenga veramente. Noi intanto, aspettiamo fiduciosi e continuiamo a fare il nostro dovere, così come abbiamo sempre fatto, così come sempre faremo.

La videointervista alla presidente OPI di Brescia

YouTube video

Leggi anche:

https://www.dimensioneinfermiere.it/lanno-dellinfermiere-media-ci-offendono-coronavirus-ci-svilisce/