“Se gli infermieri fuggono dalle case di riposo un motivo ci sarà”

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È di ieri la notizia della sospensione, da parte del Tar, della delibera n. 305/2021 della regione Veneto che voleva in qualche modo ‘risolvere’ il problema della carenza di personale infermieristico nelle RSA e nelle strutture per anziani grazie a una ‘formazione complementare’ degli OSS (VEDI).

Lo stop ha di fatto messo in crisi quanti pensavano di poter ottenere in pochi mesi un cospicuo numero di pseudo infermieri a basso prezzo e a condizioni contrattuali a dir poco imbarazzanti.

‘Una programmazione nazionale errata’

L’Assessore regionale alla Sanità e al Sociale, Manuela Lanzarin, ha così commentato la sospensione: Non è una buona notizia: la situazione, infatti, è molto seria e molto problematica: ad oggi, le Ulss stanno prestando i loro infermieri alle case di riposo.

Questo significa che anche negli ospedali le attività vengono ridotte o, comunque, non vengono esercitate come si vorrebbe. Le case di riposo continuano a rimanere in affanno e, all’orizzonte, non vediamo nuovi infermieri e questa situazione, lo ribadisco, dipende moltissimo da una  programmazione nazionale errata”.

Cosa offrono RSA e case di riposo agli infermieri?

Già, sicuramente la programmazione andava pensata meglio. Ma è pur vero che di fronte alla grande fuga dei professionisti sanitari dalle strutture private per anziani verso il pubblico (grazie allo scorrimento delle graduatorie più veloce e allo snellimento delle procedure concorsuali in piena pandemia), ci si deve stupire fino a un certo punto.

Cosa offrono, infatti, di tanto irrinunciabile, le suddette strutture private agli infermieri nel tentativo di trattenerli? Solitamente contratti che pagano una miseria vera (come Uneba o Aiop Rsa) e condizioni di lavoro al limite della follia.

‘Sfruttati e sottopagati’

Come sottolineato anche dal deputato di Italia Viva e sindaco di Garda Davide Bendinelli (VEDI): “Ogni giorno leggo di appelli fatti dai professionisti della sanità, in particolare dagli infermieri, che si sentono sfruttati e sottopagati.

Non mi pare che quelli che operano nelle case di riposo siano trattati meglio degli altri, anzi: se c’è una fuga dalle case di riposo un motivo ci sarà. Credo che la soluzione sia quella di prevedere incentivi contrattuali grazie ad accordi tra Regione e case di riposo e migliori stipendi per tutta questa categoria da subito.

Se le persone sono adeguatamente pagate e tutelate, fanno volentieri il loro mestiere. Mi pare che in sanità molte cose vadano migliorate da subito. Il Recovery Fund può dare una mano”.

‘Piazzare OSS al posto degli infermieri non è la soluzione’

Di certo, la soluzione non è quella di ‘donare’ competenze aggiuntive a operatori diversi: “Non è cercando di piazzare gli operatori socio sanitari al posto degli infermieri che si risolvono i problemi delle carenze di organico nelle case di riposo venete.

La Regione assuma professionisti che hanno studiato per fare questo mestiere, sancisca ulteriori accordi con le case di riposo e non cerchi scappatoie di dubbia legittimità con delibere che, in pratica, portano a sostituire il personale specializzato e adeguatamente formato con persone che il Consiglio di Stato ha già definito pochi giorni fa non essere professionisti sanitari ma personale di interesse sanitario” ricorda Bendinelli.

‘Garantire il servizio’

Eppure c’è chi, come l’Assessore Lanzarin, in nome dell’emergenza (che in realtà è un problema cronico ultradecennale) difende a spada tratta l’idea della cosiddetta ‘formazione complementare’ degli operatori socio sanitari: Una formazione professionale che non andava certo a sostituire la figura dell’infermiere, che rimane il profilo professionale cardine, ma che invece formava una figura di supporto, che doveva essere poi coadiuvata da un infermiere, e che in questo momento, soprattutto nelle strutture ospedaliere e nelle case di riposo diventava fondamentale se non essenziale per garantire il servizio” ha spiegato.

Furberie fuori controllo

Per garantire il servizio, certo. Ma… Di che qualità? Sappiamo bene come funzionano le cose in Italia, Assessore. Gli OSS con competenze aggiuntive ‘coadiuvati’ da un infermiere, purtroppo, qui da noi si tradurrebbero in furberie fuori controllo.

Immagini quante strutture, forti della formazione complementare erogata, andrebbero a schierare un solo infermiere per 60-90 pazienti e una squadra di OSS che, teoricamente supervisionata dal professionista (ma in realtà da soli!), si ritroverebbero invece ad abusare della professione infermieristica in totale autonomia e senza alcun controllo.

Danno per gli infermieri?

La Lanzarin ha anche precisato: “Le ordinanze non indicano in nessun modo né le ragioni di illegittimità del provvedimento né tantomeno il danno che deriverebbe a carico degli infermieri da un mero intervento di formazione complementare qual è quello previsto dalla delibera impugnata.

Non é stato in alcun modo considerato lo stato di emergenza che in tema di personale affligge le case di riposo e che é stato fatto presente in udienza dalla Regione, anche evidenziando come alcune strutture devono per questo motivo trasferire alcuni ospiti in ospedale.

Per questa emergenza la Regione ha insistito per l’avvio della formazione facendo presente che in ogni momento c’è lo spazio per il confronto con tutte le rappresentanze per arricchire il percorso e condividere le soluzioni”.

Le ragioni di illegittimità? Abuso della professione infermieristica, Assessore (art. 348 c.p.). Oltre a una non uniformità all’accordo Stato-Regioni del 16 gennaio 2003. Danno per gli infermieri? Assessore, il danno sarebbe a carico dei pazienti!!!

Autore: Alessio Biondino

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