Guida al monitoraggio in Area Critica: una recensione.

guida al monitoraggio in area critica recensione

GUIDA AL MONITORAGGIO IN AREA CRITICA

Quaderni dell’Assistenza in Area Critica A cura di Gian Domenico Giusti e Maria Benetton

Dimensione Infermiere vuole proporvi la lettura e lo studio di un testo fondamentale per tutti gli infermieri che iniziano ad approfondire o che da tempo assistono i pazienti in Area Critica, e che necessitano di un approfondimento sulle proprie conoscenze.

 

Guida al monitoraggio  in Area Critica

Guida al monitoraggio in Area Critica

a cura di Gian Domenico Giusti e Maria Benetton, 2015, Maggioli Editore

Il monitoraggio è probabilmente l’attività che impegna maggiormente l’infermiere qualunque sia l’area intensiva in cui opera.Verrebbe da dire che non esiste area critica senza monitoraggio intensivo. Il monitoraggio non serve per curare, ma fornisce informazioni...



L’area critica è caratterizzata da almeno tre aspetti fondamentali:

  • l’impiego di un alto numero di infermieri per paziente
  • l’alta instabilità clinica del paziente: richiede spesso azioni tempestive ed efficaci per impedirne il peggioramento attraverso grazie ad un continuo monitoraggio dell’assistito
  • l’impiego di strumentazione ad elevata tecnologia ingegneristica basate su teorie cliniche per lo più complesse ai “non esperti“.

Per questi motivi l’infermiere che opera in un contesto di area critica non può basare la propria assistenza solo sulla propria esperienza, per quanto vasta e ricca, ma dovrà colmare le proprie lacune con lo studio ragionato sulla strumentazione che tutti i giorni impiega per monitorare il paziente.

Perchè un testo sul monitoraggio?

L’infermiere impegnato nell’assistenza al paziente in area intensiva utilizza fondamentalmente il monitoraggio per carpire lo stato clinico del paziente. La stessa attività di monitoraggio giustifica in essere la nascita e l’esistenza della Terapia Intensivanon esiste area critica senza monitoraggio intensivo (dal testo).

L’assistenza di monitoraggio fornisce dati fondamentali per impostare una corretta terapia e per verificarne l’efficacia e i risultati. Un paziente fortemente iperteso, verrà monitorato frequentemente al presentarsi della condizione: allertato il medico, prescritta e somministrata una terapia, sarà cura dell’infermiere notare e seguire il ritorno della pressione a valori normali e che possano escludere complicanze serie per il paziente. Esempi così semplici dimostrano l’importanza del monitoraggio.

Monitoraggio salvavita: reattivo e proattivo

Il precedente esempio mostra un azione reattiva (subentra un problema e si risolve). Ma l’attività salvavita del monitoraggio si rivela nell’agire proattivamente. Essere proattivo (agire prima) significa pensare ed agire anticipando gli eventi. L’azione proattiva implica quindi l’agire in anticipo prevedendo una possibile situazione futura (come una complicanza) , piuttosto che reagire in seguito ad un evento.

Dal testo:

La letteratura conferma che gli eventi avversi, e tra loro il peggiore ed infausto cioè l’arresto cardiocircolatorio, non sono improvvisi ma vengono annunciati dal peggioramento dei parametri vitali fin dalle 6-8 ore precedenti (Hodgetts 2002, Krause 2004, Harrison 2005);

Ma se questi non vengono monitorizzati, il campanello d’allarme per un pronto intervento al momento giusto, rimane inascoltato. Il monitoraggio è quindi l’attività “salvavita” che permette di fare la differenza nel riconoscere precocemente l’evento avverso e migliorare i risultati finali in termini di morbilità e mortalità.

E quindi chiaro quanto sia determinante il ruolo dell’infermiere, sia per quanto riguarda la precisione, accuratezza, perizia nell’uso di strumentazione, ma soprattutto nella perfetta conoscenza ed interpretazione dei parametri rilevati, rispetto la situazione, per rispondere tempestivamente al deterioramento clinico del paziente.

Il monitoraggio salva la vita del paziente se è nelle mani di infermieri che riescono ad agire proattivamente.

 

 

Il monitoraggio è il mezzo, non il fine.

Gestire la tecnologia, per gli infermieri di area critica, è una parte fondamentale della propria routine e come abbiamo già dimostrato il monitoraggio è uno strumento eccezionale. Ma ciò che qualifica come competente un infermiere è fare della strumentazione (sempre più facile da usare grazie all’integrazione di algoritmi che “filtrano” maggiormente i risultati che desideriamo) solo uno strumento.

Sono l’infermiere, la sua esperienza, la sua capacità decisionale, il suo c.d. “occhio clinico” a fare l’operatore indispensabile, altrimenti sarebbe già stato sostituito dalla strumentazione stessa!

 “L’uomo non è l’appendice della macchina ma ben il contrario, l’attrezzatura è collaterale alla cura.”

Questo è un rischio facile e frequente negli infermieri novizi ma quando c’è una maggiore familiarità e padronanza con l’attrezzatura, l’enfasi lascia il posto all’esperienza e alla consapevolezza dell’esperto, la cui assistenza sarà più incentrata sul paziente e non sulla macchina (Benner, 1992; Cooper 1993; Walter 1995; Alasad, 2002).

L’impiego del monitoraggio strumentale standard non esime dalla continua osservazione clinica del paziente (SIIARTI, 2012).

Il senso di sicurezza della tecnologia, derivata dall’uso del monitoraggio, va compensato con l’osservazione diretta e il dubbio, espressione della competenza ed esperienza clinica. È necessario equilibrarela tecnologia con cura integrata e globale e armonizzare i segni oggettivi monitorati con la percezione soggettiva del clinico. Guardare oltre la tecnologia per non perdere la capacità di interpretare. Negli ambienti intensivi, ricchi tecnologicamente, gli operatori sanitari “fondono” pazienti e apparecchi in un quadro clinico (Almeruda; 2008).

 

Quaderno dell’Assistenza in Area Critica

L’intento degli autori (infermieri esperti che fanno ricerca, docenza e lavorano nelle TI) è aiutare gli infermieri inesperti ed esperti ad acquisire o riaggiornare le competenze necessarie per comprendere le modalità di monitoraggio dei più importanti parametri vitali ed acquisire un corpo sistematico di conoscenze tecniche.

Il monitoraggio permette di controllare la persona con maggiore sicurezza rispetto agli standard assistenziali di alcuni anni fa, ma occorre non dimenticare che una visione esclusiva e troppo sicura sull’apparecchiatura rende il malato invisibile e a rischio (Almerud et al., 2008).

Nei prossimi giorni…

Come già scritto, nei prossimi giorni DimensioneInfermiere.it si occuperà di centellinare, nella maniera più accessibile possibile, le preziose lezioni contenute nel testo, per farne buon uso nella pratica clinica di tutti gli infermieri, di area critica e non.

Fonte: Guida al monitoraggio in Area Critica a cura di Gian Domenico Giusti e Maria Benetton, Editore Maggioli Editore.

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