I robot aiuteranno gli infermieri sorvegliando i pazienti in reparto!

I robot aiuteranno gli infermieri
I robot aiuteranno gli infermieri, immagine ricavata da Konica Minolta Promo Video

I robot aiuteranno gli infermieri sorvegliando i pazienti in reparto. Non è fantascienza, almeno non più dopo che la sperimentazione pilota portata avanti presso la Casa Sollievo della Sofferenza di Giovanni Rotondo di Foggia ha dato ottimi risultati e spinto i responsabili del progetto a passare ai test più lunghi e più articolati.

R1 e Pepper, questi i nomi dei due simpatici robot umanoidi che in un prossimo futuro aiuteranno (non sostituiranno!) gli infermieri in reparto.

La collaborazione internazionale tra IIT, Konica Minolta e Softbank

L’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova in collaborazione con Konica Minolta e Softbank sono i diretti responsabili dell’applicazione e della ricerca dei due robot in questo particolare contesto: quello dell’assistenza a infermieri e medici nell’attività di reparto.

I robot aiuteranno gli infermieri sorvegliando i pazienti in reparto

«Gli ospedali ci hanno detto che non hanno forza lavoro sufficiente per fare ronde continue nelle stanze e accompagnare i pazienti a fare gli esami. Per queste attività non serve personale specializzato, ma un robot può essere molto utile», con queste parole Francesco Puja, ricercatore del laboratorio di Roma della Konica Minolta sembra voler dichiarare come ispirazione motore del progetto.

I robot umanoidi insieme a particolari algoritmi d’intelligenza artificiale riescono a riconoscere oggetti, persone, comportamenti e situazioni specifiche come un paziente caduto a terra e segnalarlo immediatamente agli infermieri e ai medici del reparto.

Paziente caduto a terra? Ci pensa Pepper!

Il caso del robot che avvisa gli infermieri se il paziente è caduto

Nei test, Pepper e R1 i robot impiegati per due mesi sono stati messi alla prova in un reparto di geriatria. Pepper monitorava le stanze dei pazienti 24 ore su 24 e come già detto segnalava le emergenze al personale.

R1, il robot che comprende le emozioni e le sensazioni dei pazienti per fare diagnosi iniziali

R1 invece ha assistito i malati nelle attività più routinarie, dove la bassa specificità dei compiti a lui assegnati permetteva la sostituzione del personale senza importanti rischi: ad esempio accompagnare il paziente a fare qualche esame.

Questo robot è dotata di un’intelligenza artificiale in grado di interagire con gli esseri umani e grazie ad essa: «sarà utilizzato in ospedale anche per capire le emozioni e lo stato fisico del paziente. Durante l’interazione potrà inoltre raccogliere dati utili per fare una prima diagnosi, ad esempio giocando con i bambini per capire se soffrono di autismo» afferma Puja.

Inoltre le sue applicazioni clinico-sanitarie sono numerose: «dalla sorveglianza e riabilitazione fino all’assistenza in ambito domestico e ospedaliero», aggiunge Giorgio Metta, responsabile del progetto R1.

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Il progetto di ricerca in Italia e Francia

Foggia, Roma e Francia saranno i luoghi dove verranno sperimentati e testati i due robot. E questo è solo l’inizio! I ricercatori della Konica Minolta puntano a tecnologie in grado di far comprendere all’intelligenza artificiale persino la lettura della documentazione clinica e le metodiche di diagnostiche per immagini.

La pervasività della tecnologia e della robotica in campo sanitario bussa alle porte. Saremo pronti per accogliere in reparto questi strumenti? Percepiremo ancora come fantascienza un robot che ci aiuta a sorvegliare le stanze dei degenti o faremo presto ad adattarci grazie agli ineluttabili vantaggi che porterà con sé? Ne riparleremo fra qualche anno quando condivideremo l’esperienze di lavoro con i nostri piccoli robotini a fianco e ci stupiremo di quanto fosse strano per noi infermieri ed obsoleto oggi (cioè fra 10 anni almeno!) dover girare come trottole nei reparti sperando che vada tutto bene!

Autore: Dario Tobruk (Facebook, Twitter)

 

Il video completo su come funziona R1:

Fonti:

Leggi anche:

L’uso dei Robot nelle attività di cura: NEU la rivista dell’ANIN ci chiarisce le idee

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Infermiere di Unità Coronarica presso ASST Garda, frequenta il Master in Tecniche ecocardiografiche presso UniCattolica di Brescia. Tra i molti interessi, ha una certa vocazione per tutto ciò che viene percorso da "corrente elettrica": computer, macchine, internet. Da grande, nel futuro, spera di curare i cyborg.

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