Il microbiota intestinale può influenzare il nostro stato d’animo?

Il microbiota intestinale può influenzare il nostro stato d'animo
Il microbiota intestinale può influenzare il nostro stato d'animo

Il microbiota intestinale attira sempre più interesse da parte dei ricercatori odierni. Squilibri della flora sembrano essere coinvolti non solo in malattie infiammatorie intestinali, ma anche in fini meccanismi di regolazione endocrina, andando a costituire un asse intestino-cervello, con un ruolo nella patogenesi di disturbi come depressione, ansia, autismo, schizofrenia o Alzheimer.

Il microbiota intestinale può influenzare il nostro stato d’animo? In questo articolo, data la vastità dell’argomento, ci soffermeremo sulle interazioni legate ad autismo, depressione, ansia e stress.

Microbiota e autismo

Oltre all’evidente associazione tra autismo e disfunzioni intestinali, la presenza del microbiota è stata dimostrata necessaria per lo sviluppo sociale grazie ad esperimenti condotti su topi privati di germi che presentavano deficit di socialità e comportamenti ripetitivi (Desbonnet, 2014), ma ulteriori studi effettuati su singole specie microbiche hanno portato ad effetti contrastanti.

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Un contributo importante è dato dal Lactobacillus reuteri: il trattamento dei topi con questo tipo di bacillo ha invertito i deficit sociali e l’osservazione interessante è che l’azione non è legata a modifiche della composizione del microbiota, ma è dipendente dal nervo vago.

Solo un gruppo di topi è stato operato con una vagotomia bilaterale, mentre il gruppo placebo ha subito ugualmente l’intervento ma senza arrivare a recidere i nervi. L’impiego di L. reuteri ha avuto un impatto positivo sul comportamento sociale soltanto nei topi che avevano subito il finto intervento.

Tuttavia, questo effetto era mancante nei topi con deficit del recettore dell’ossitocina, suggerendo l’importanza dell’ossitocina stessa come modulatore comportamentale e sociale.

Al contrario, l’aumento della concentrazione di Clostridium perfringens sembra essere correlato negativamente: “nei bambini con ASD, sono stati rilevati 49 isolati di C. perfringens (29 bambini), rispetto a 30 isolati da 17 individui sani e 32 rilevati in 24 bambini obesi” (Gòra B, 2018).

Microbiota e depressione, ansia, stress.

Nei pazienti con depressione è presente una lieve disbiosi: il legame di causa-effetto è stato confermato dai risultati ottenuti con la somministrazione di una formulazione probiotica (a base di Lactobacillus helveticus R0052 e Bifidobacterium longum R0175) che ha portato ad una diminuzione dei disagi psicologici.

Un fattore rilevante è anche il contributo del sistema immunitario: le interazioni con il microbiota spesso sono interazioni che coinvolgono un’asse intestino-cervello-sistema immunitario, in cui le varie componenti si influenzano a vicenda e comunicano tra di loro, fisiologicamente o patologicamente.

Nei pazienti con MDD (disturbo depressivo maggiore) sono stati riscontrati anche elevati livelli sierici di IL-6, una citochina infiammatoria che azione stimolante sull’asse dello stress (asse ipotalamo-ipofisi-ghiandola surrenalica, con produzione finale di cortisolo, con azione immunosoppressiva).

Fattori che influenzano il rilascio di cortisolo hanno spesso un’azione anche sulla composizione del microbiota, il microbiota a sua volta può influenzare alcuni tra gli stessi fattori che stimolano il rilascio di cortisolo, tra cui l’infiammazione e alterazione degli equilibri tra neurotrasmettitori.

Lo stress e l’ansia sono quindi modulati finemente da comunicazioni tra il microbiota, il sistema nervoso centrale, il sistema immunitario, ma anche la componente endocrina data dall’attivazione dell’asse dello stress.

Conclusioni

Studi condotti con svariate metodologie (dall’impiego di miscele probiotiche ai trapianti fecali) hanno confermato che la composizione del microbiota impatta sui cambiamenti comportamentali e dell’umore. Resta da approfondire se siano le alterazioni del microbiota a dare inizio alle patologie (in aggiunta alle altre possibili cause, come per tutte le malattie multifattoriali), se sia invece la patologia a provocare alterazione del microbiota o ancora se si co-verifichino.

Gli studi sul nostro microbiota hanno sicuramente ancora tanto da raccontarci.

Autrice: Alessandra Integlia

Fonti scientifiche:

  • M. (2011). Assessment of psychotropic-like properties of a probiotic formulation (Lactobacillus helveticus R0052 and Bifidobacterium longum R0175) in rats and human subjects. The British journal of nutrition, 105(5), 755–764.  https://doi.org/10.1017/S0007114510004319
  • Desbonnet L, Clarke G, Shanahan F, Dinan TG, Cryan JF. Microbiota is essential for social developement in the mouse. Mol Psychiatry (2014) 19:146-8. 10.1038/mp.2013.65 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23689536/
  • Severance EG, Tveiten D, Lindstrom LH, Yolken RH, Reichelt KL. The gut microbiota and the emergence of autoimmunity: relevance to major psychiatric disorders. Curr Pharm Des 2016; 22: 6076-86 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/27634185/
  • Javier Ochoa-Reparaz, Christina C Ramelow, Llyod H Kasper. A gut feeling: the importance of the intestinal microbiota in psychiatric disorders. 2020 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33193297/

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Studentessa di Medicina e Chirurgia, Università degli studi di Roma Tor Vergata. Appassionata di scienze neurologiche e neuropsichiatriche. Per comprendere, è necessario prima conoscere!

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