Il terribile male contro cui combatte Gianluca Vialli

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Sono passati pochi giorni dalla scomparsa di Sinisa Mihajlovic (VEDI), consumato da una leucemia mieloide acuta contro cui ha combattuto come un leone. Ed ecco che un altro ex campione, nonché ex capo delegazione della nazionale italiana, sta facendo preoccupare non poco i suoi fans.

Parliamo di Gianluca Vialli, ex calciatore di Sampdoria, Juventus e della nazionale italiana, che lotta oramai da cinque anni contro un tumore al pancreas e che nelle ultime ore ha visto aggravarsi le sue condizioni di salute; tanto da essere costretto ad un nuovo ricovero all’interno di una clinica oncologica di Londra.

Quali sono le caratteristiche peculiari di questo ingombrante “ospite indesiderato”, come lo ha definito lo stesso Vialli?

Si stima che il cancro del pancreas, organo ghiandolare (produce diversi ormoni tra cui insulina e glucagone e diversi enzimi come la tripsina) situato tra stomaco e colonna vertebrale, colpisca circa oltre 14.000 persone ogni anno in Italia (dati relativi al 2020), soprattutto se fumatrici, generalmente tra i 50 e gli 80 anni di età.

La diagnosi precoce è piuttosto complicata: all’inizio della malattia possono non esserci sintomi particolari fino a che il tumore non arriva a dimensioni importanti e, anche quando questi sono presenti, sono così vaghi e aspecifici da trarre molto spesso in errore sia i pazienti sia i medici.

La sintomatologia, altresì, varia a seconda della porzione d’organo colpita e quando questa è assai più chiara e visibile (perdita di appetito, calo ponderale, debolezza, nausea, vomito, ittero, algia nei quadranti superiori dell’addome e/o alla schiena), solitamente il cancro ha già iniziato a diffondersi agli organi adiacenti.

Per la diagnosi, oggi le forme più moderne di tomografia computerizzata (spirale o elicoidale) possono rilevare precocemente i tumori del pancreas e la loro eventuale diffusione a linfonodi, fegato e vie biliari. Anche l’ecografia (sia esterna che interna per via endoscopica, da stomaco e duodeno) risulta essere un esame piuttosto importante per visualizzare e controllare l’evoluzione del tumore.

Per ciò che concerne i markers tumorali, talvolta vi è un innalzamento dei livelli della proteina CA-19-9, che però non è sempre presente e può essere elevata anche a causa di altre patologie o di processi infiammatori a carico delle vie biliari.
Parlando invece dell’eventuale trattamento, l’asportazione chirurgica della massa ha qualche probabilità di successo solo quando il tumore è ancora localizzato (l’individuazione della patologia quando il tumore è così “piccolo” avviene solo nel 20% dei casi).

L’operazione chirurgica, complessa e gravata da svariati rischi (la mortalità post-intervento oscilla intorno al 10%), è differente a seconda della localizzazione del cancro. Nel 70% dei casi questo si sviluppa nella testa dell’organo (prende il nome di adenocarcinoma duttale del pancreas) e l’intervento più indicato è la duodenocefalopancreasectomia (asportazione in blocco della testa pancreatica, del duodeno, dell’ultima parte dello stomaco e della via biliare).

In caso di tumori del corpo e della coda dell’organo, sostanzialmente neuroendocrini (originano dalle cellule delle isole di Langerhans), vengono asportate le intere porzioni d’organo interessate in blocco con la milza.
Prima o dopo la chirurgia (quando questa è possibile, visto che il cancro si diffonde con molta rapidità), può essere necessario eseguire dei cicli di chemioterapia. Chemio che, associata alla radioterapia, rappresenta comunque l’unica arma disponibile per i tumori non operabili.

Vista la gravità della malattia, l’unica speranza è che la ricerca trovi al più presto delle soluzioni efficaci. Come si legge sul sito dell’Airc: «L’impegno del Consorzio Internazionale sul Genoma del Cancro, cui partecipano anche ricercatori italiani sostenuti da AIRC, ha sequenziato l’intero genoma di più di 500 casi e identificato lo spettro di anomalie genetiche e molecolari presenti in questi tumori.

Queste nuove informazioni hanno permesso di identificare diversi sottotipi di cancro del pancreas sulla base del profilo genetico, ognuno con mutazioni peculiari con risvolti terapeutici che sono attualmente in sperimentazione. I dati prodotti hanno anche stimolato una intensa ricerca per identificare marcatori di diagnosi precoce dei soggetti più a rischio. Al momento, però, si tratta solo di riscontri di tipo sperimentale.

Alcuni farmaci a bersaglio molecolare sono già utilizzati nella terapia di alcuni sottotipi di cancro pancreatico: tra questi gli inibitori della tirosin chinasi come l’erlotinib. Sono in corso alcune sperimentazioni con farmaci in grado di potenziare l’azione del sistema immunitario contro il tumore. Le terapie oggi disponibili in clinica non sono al momento risolutive per tutti i pazienti, ma alcune hanno mostrato di allungare l’aspettativa di vita per diversi pazienti».

FORZA, GIANLUCA!!!
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