Infermiera muore di epatite dopo essersi punta in servizio: maxi risarcimento alla famiglia

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Era il giorno di Natale del 1997, e in quel freddo ospedale di Palermo, l’infermiera E. P. si trovava in servizio presso l’Ospedale Ingrassia. Mentre cambiava le lenzuola di un paziente affetto da epatite C, un terribile evento avvenne: si punse accidentalmente alla mano con una siringa rimasta per errore e senza protezione nel letto del paziente. Quel tragico istante segnò l’inizio di una catena di eventi che avrebbe cambiato per sempre la vita di E. P.

Purtroppo, la donna contrasse lo stesso virus del paziente. Nonostante tutti gli sforzi e la dedizione professionale, la malattia prese il sopravvento. Gli anni passarono, ma il virus persisteva silente nel suo corpo, fino a che, il 25 ottobre del 2012, E. P. perse la sua battaglia contro la malattia e morì all’età di 64 anni, lasciando la sua famiglia spezzata dal dolore.


La perdita di E. P. fu un colpo devastante per la sua famiglia, e dopo anni di lotta per la giustizia, finalmente la sentenza è arrivata. La Corte d’Appello ha confermato la responsabilità dell’Asp (Azienda Sanitaria) riguardo a questo tragico incidente e ha stabilito che la famiglia di E. P. deve essere risarcita per i danni patiti.

La somma del risarcimento, oltre un milione e 600 mila euro, rappresenta solo una pallida compensazione per il dolore e la sofferenza subiti dalla famiglia. Tuttavia, la sentenza è un importante riconoscimento della negligenza e delle responsabilità dell’Asp in questo caso.


Nonostante l’azienda sanitaria abbia cercato di appellarsi alla sentenza, il ricorso è stato respinto dai giudici di secondo grado. La consulenza tecnica ha confermato in modo inequivocabile il collegamento tra l’incidente accaduto all’infermiera e la malattia che l’ha portata alla morte molti anni dopo.

Mentre la sentenza rappresenta una vittoria per la famiglia di E. P., non si può fare a meno di riflettere su come un errore così tragico possa avere conseguenze così devastanti. È essenziale che il sistema sanitario preveda meccanismi rigorosi per garantire la sicurezza dei professionisti della salute e dei pazienti.


Questa storia è un monito per migliorare e rafforzare le procedure e le misure di sicurezza negli ospedali e nelle strutture sanitarie, per evitare che tragedie simili possano ripetersi in futuro. La memoria di E. P. vive attraverso questa sentenza, che sottolinea l’importanza di proteggere coloro che ogni giorno dedicano la loro vita a prendersi cura degli altri.

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Alessio Biondino

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