Infermiere a processo per violenza sessuale verso tre pazienti disabili

Infermiere a processo per violenza sessuale verso tre pazienti disabili
Infermiere a processo per violenza sessuale verso tre pazienti disabili

È accusato di violenza sessuale per aver abusato, più volte, di tre pazienti disabili ricoverate presso la struttura in cui l’infermiere lavorava. Il cinquantenne, che lavora in provincia di Frosinone, è stato rinviato a giudizio. Il processo è stato fissato per il prossimo 3 dicembre.

Infermiere a processo per violenza sessuale verso tre pazienti disabili

Richiesto dal pubblico ministero competente, l’imputato, un infermiere, è in attesa di essere sottoposto a processo ed eventualmente a convalida del reato di violenza sessuale nei confronti di tre pazienti disabili.

Gli abusi sessuali erano iniziati a dicembre 2019 ma è solo ad agosto dello scorso anno che la vicenda è venuta alle cronache. L’indagine è scaturita dai sospetti del curatore speciale di una delle pazienti della struttura che ha denunciato alle autorità l’accaduto.

In base alle ricostruzioni, l’infermiere, se il processo dovesse confermarne la colpevolezza, avrebbe approfittato della fragilità e dell’incapacità delle ricoverate di ribellarsi agli abusi, entrando di soppiatto nelle loro camere per consumare la violenza sessuale.


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Secondo quanto si legge nel capo d’imputazione, gli abusi  “non consentivano alla vittima margine di reazione costringeva o comunque induceva la paziente a subire atti sessuali anche abusando della condizione di inferiorità fisica e psichica della donna al momento del fatto. Con le aggravanti di aver commesso il fatto in danno di persona ricoverata in struttura sanitaria e di persona portatrice di minorazione fisica, psichica e sensoriale“.

L’impossibilità di reagire era motivo di scelta delle vittime, e nonostante i tentativi di ribellarsi agli abusi, l’infermiere ha continuato a proseguire nei suoi intenti, persino durante l’emergenza Covid: sicuramente avvantaggiato dalla particolare condizione che impedisce la circolazione di parenti nelle strutture sanitarie e che avrebbe ulteriormente isolato le vittime dai loro cari.

Fonteilmessaggero.it

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