Due anni di reclusione, con pena sospesa, è quanto ha patteggiato un infermiere 37enne di Riolo Terme accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di una paziente ricoverata in una clinica psichiatrica convenzionata.
L’uomo aveva sempre sostenuto che i rapporti fossero consenzienti e che fosse stata la giovane a prendere l’iniziativa, ma secondo l’accusa avrebbe invece approfittato della condizione di fragilità della paziente inducendola ad avere rapporti sessuali.
Infermiere accusato di violenza sessuale
Secondo quanto ricostruito dal pubblico ministero e carabinieri, gli episodi si sarebbero verificati tra la fine di ottobre e novembre 2024, durante il ricovero della vittima, una ventenne lombarda affetta da disturbi psichici.
L’infermiere, approfittando del rapporto di fiducia instaurato con la ragazza e della sua condizione di fragilità, l’avrebbe indotta in almeno tre occasioni ad avere rapporti sessuali.
Durante l’interrogatorio di garanzia l’uomo aveva sostenuto che si fosse trattato di rapporti consenzienti e che fosse stata la giovane a prendere l’iniziativa, ma la versione non ha convinto gli inquirenti.
L’imputato ha poi scelto la via del patteggiamento, dopo aver versato una somma a titolo di acconto per il risarcimento.
La ragazza, assistita dagli avvocati Lorenzo e Giacomo Valgimigli, non si è costituita parte civile nel processo penale, riservandosi di agire in sede civile per ottenere un risarcimento più adeguato.
L’uomo, incensurato, è finito in carcere il 17 gennaio dello scorso anno in seguito a un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Janos Barlotti su richiesta della Procura, con l’accusa di violenza sessuale continuata. Dopo alcuni giorni è stato trasferito ai domiciliari. La decisione è stata formalizzata ieri davanti al gip, alla presenza del legale dell’infermiere.
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Non sempre è necessario essere formalmente accusati di reati o gravi inadempienze per ritrovarsi nei guai.
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