Infermieri “gli eroi del Coronavirus” il ringraziamento del giornalista Gramellini.

Dario Tobruk 08/03/20
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“Sentite, ogni tragedia ha una categoria di persone che si ergono ad eroi popolari. Quelli dell’11 Settembre furono i pompieri, quelli del Coronavirus sono gli infermieri! E noi è ad una donna, un’infermiera che vogliamo dedicare questo Buonasera che precede l’alba dell’8 marzo.” Così, apre su Rai3, il suo monologo della sera, il giornalista Massimo Gramellini (Corriere della sera, Che tempo che fa, Le parole della settimana).

Il monologo di Massimo Gramellini

Il suo ringraziamento ci commuove. Ci conforta sapere che in questo momento, una parte della stampa è sensibile ai nostri sforzi e al nostro impegno. Non tutta la stampa italiana ci disprezza come da noi segnalato ultimamente e questo ci fa sperare in un racconto della professione diverso, più attinente alla realtà di oggi: l’infermiere è un professionista essenziale e preparato per affrontare emergenze difficili e fondamentale per la salvaguardia della salute dei cittadini.

Non facciamoci illusioni. Sarà lunga e sarà dura. Ma con persone come Sabina e come la signora che le ha pagato la pizza, io non ho dubbi che ce la faremo. Buonasera.” Si conclude così questo monologo sentito, che tutti gli infermieri dovrebbero ascoltare per rinvigorirsi moralmente.

Grazie delle parole!

È inutile aggiungere di più alle parole del giornalista, che rilegge attraverso gli occhi del cittadino la difficoltà della nostra collega Sabrina, condivisa su Facebook con un selfie:


Quindi, a nome della redazione di DimensioneInfermiere.it e di tutti gli infermieri in prima linea, vogliamo ringraziare il giornalista Massimo Gramellini per le sue parole ma soprattutto grazie alla collega Sabina che è stata in grado di condividere, con poche righe, un sentimento difficile da spiegare a chi non fronteggia ogni giorno un nemico invisibile, in mezzo a una guerra invisibile e che non si sa quando finirà veramente.

Tutto quello che devi sapere sul Coronavirus:

CORONAVIRUS COVID-19

La storia ci insegna che da sempre le società umane combattono, ciclicamente, la loro guerra contro le epidemie, questo nemico astuto, insidioso, implacabile, e soprattutto, privo di emozioni e scrupoli. Eppure, le società umane hanno sempre vinto. Oggi il progresso scientifico e tecnologico sembra librarsi ad altezze vertiginose. Ma, nella guerra contro le epidemie, le armi dell’umanità sono e saranno probabilmente le stesse di quelle che avevamo a disposizione quando questo inarrestabile progresso aveva appena cominciato a svilupparsi, come nel XV secolo della Repubblica di Venezia, nell’800, nei primi anni del ’900. Oggi, è vero, la comunità internazionale può contare su un’incrementata capacità di sorveglianza epidemiologica, su una solida esperienza nella collaborazione tra Stati, su laboratori in grado di identificare i virus e fare diagnosi, su conoscenze scientifiche in continuo progresso, su servizi sanitari sempre migliori, su agenzie internazionali come l’OMS, l’ISS italiano e il CDC americano. Ma oltre alle conoscenze, ai vaccini e ai farmaci, all’organizzazione dei servizi sanitari, per affrontare con successo le epidemie è molto importante il senso di appartenenza alla comunità, la solidarietà sociale e l’aiuto reciproco fra persone. Di fronte ad una minaccia sanitaria, la fiducia nello Stato e nelle scelte delle autorità sanitarie, la consapevolezza del rischio e la solidarietà umana possono aver la meglio sull’ignoranza, l’irrazionalità, il panico, la fuga e il prevalere dell’egoismo che in tutti gli eventi epidemici della storia hanno avuto grande rilevanza.     Walter Pasiniè un esperto di sanità internazionale e di Travel Medicine. Ha diretto dal 1988 al 2008 il primo Centro Collaboratore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la Travel Medicine.

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