La carenza di infermieri vista dai pazienti ricoverati

Si parla di carenza di personale sanitario e soprattutto infermieristico in tutte le salse, ormai. E da un’era geologica, per giunta. Senza che chi di dovere, al di là delle tante promesse, abbia mai cercato davvero di risolvere il problema.

Organici ridotti all’osso

Ne discutono da sempre i sindacati, lo fa presente di continuo la Fnopi, e lo dimostrano i dati dei professionisti in fuga dal privato al pubblico (o addirittura dalla professione). Già, perché ci si è messa anche la pandemia a ricordare agli operatori sanitari quanto siano ridotti all’osso gli organici dei nostri ospedali.

Ma in tutto questo… Come la vivono i cittadini? Sì, inevitabilmente si accorgono che qualcosa non funzioni, che i servizi offerti dal nostro SSN non trasudino efficienza e che a volte i tempi di attesa li catapultino come d’incanto in un nuovo paese del terzo mondo. Ma da ricoverati, da pazienti, guardandosi intorno, i cittadini cosa percepiscono?

La lettera di una paziente

Ci ha fatto riflettere la lettera che una paziente, “ricoverata per le conseguenze di un intervento chirurgico”, ha inviato al Messaggero Veneto (VEDI).

Ebbene… Al di là della professionalità, dell’assistenza, della paura, del disagio, del dolore e di altre cose più o meno rassicuranti che si vivono all’interno di un ospedale, la signora è rimasta colpita dai tempi risicati che gli operatori sanitari hanno a disposizione per assistere al meglio i malati e per far fronte alle proprie responsabilità. Ma soprattutto… Dalle “corse” per non trascurare niente e nessuno.

“Costretti a correre”

La missiva, indirizzata al Direttore, in tal senso è piuttosto chiara: “Non posso dire di essere stata trascurata, ma purtroppo ho notato a malincuore che con tutta la disoccupazione che c’è nel reparto manca almeno il 50% del personale.

Gli infermieri sono costretti a correre a destra a sinistra per evitare di fare aspettare i pazienti, gli oss anche loro devono correre. Tenga presente, signor direttore, che su 40 pazienti più della metà sono allettati a causa di un intervento.

L’ultima situazione eclatante si è verificata stanotte, quando in tutto il piano erano presenti solamente due infermieri e nessun Oss. Le sembra possibile?”

“Assumete”

Un film già visto, nelle nostre corsie. E che per molti, pazienti e addetti ai lavori, risulta oramai essere una inquietante normalità. Non per questa signora, però: “Lei magari era nel suo letto a dormire e noi in ospedale a soffrire cercando di dare la possibilità alle infermiere di intervenire prioritariamente nei casi apparentemente più gravi di noi.

E non che noi non ne avessimo bisogno, altrimenti saremmo stati a casa nostra. Allora le chiedo di venire a passare una notte in ospedale e vedere con i suoi occhi quello che sto raccontando” consiglia la donna.

Per poi concludere con un emblematico: “Assumete, assumete, assumete. In Italia c’è tanta gente che ha bisogno di lavorare”.

Autore: Alessio Biondino

“Non dimenticheremo mai lo sguardo dell’infermiera del pronto soccorso”

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Infermiere di Emodinamica presso il Policlinico Umberto I di Roma e Redattore per Dimensione Infermiere (Maggioli Editore). Autore della raccolta di racconti "La suocera sul petto e altre storie vere" (Ianieri Edizioni, 2018), del romanzo "Buonanotte madame" (0111 Edizioni, 2014) e coautore del manuale di divulgazione scientifica "Assistenza respiratoria domiciliare - il paziente adulto tracheostomizzato in ventilazione meccanica a lungo termine" (Ed. Universitalia, 2013).

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