De Luca, commissario alla sanità Campania! Il ripensamento Lorenzin che fa riflettere

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Essere venuti a conoscenza della nomina a Commissario straordinario della sanità campana di Vincenzo De Luca, lascia un po’ sgomenti, in primo luogo perché ad averne osteggiato la candidatura era stata proprio la ministra Lorenzin. In un evidente e mistico cambio di rotta, la sua possibilità di elezione è divenuta d’un tratto caldeggiata e favorita.

Il gioco sembra questo, ed evidentemente dopo il fallito tentativo del 2016, finalmente De Luca può mettere le mani sull’ambito traguardo, ma come è possibile e cosa comporta tutto questo? Forse lo scopriremo fra qualche anno, quando alcuni degli sfracelli della sanità campana saranno aumentati.

In deroga a quanto stabilito dalla normativa vigente, un presidente di regione che accentra su di sé tanto potere non riesce comunque a destare preoccupazione fra le compagini politiche che ci rappresentano.  Tutto questo avviene in una regione che conta, proprio nel settore sanitario un deficit economico enorme, e nella quale il controllore ed il controllato diverrebbero con questa soluzione la stessa persona.

Professione infermiere: alle soglie del XXI secolo

La maggior parte dei libri di storia infermieristica si ferma alla prima metà del ventesimo secolo, trascurando di fatto situazioni, avvenimenti ed episodi accaduti in tempi a noi più vicini; si tratta di una lacuna da colmare perché proprio nel passaggio al nuovo millennio la professione infermieristica italiana ha vissuto una fase cruciale della sua evoluzione, documentata da un’intensa produzione normativa.  Infatti, l’evoluzione storica dell’infermieristica in Italia ha subìto un’improvvisa e importante accelerazione a partire dagli anni 90: il passaggio dell’istruzione all’università, l’approvazione del profilo professionale e l’abolizione del mansionario sono soltanto alcuni dei processi e degli avvenimenti che hanno rapidamente cambiato il volto della professione. Ma come si è arrivati a tali risultati? Gli autori sono convinti che per capire la storia non basta interpretare leggi e ordinamenti e per questa ragione hanno voluto esplorare le esperienze di coloro che hanno avuto un ruolo significativo per lo sviluppo della professione infermieristica nel periodo esaminato: rappresentanti di organismi istituzionali e di associazioni, formatori, studiosi di storia della professione, infermieri manager. Il filo conduttore del libro è lo sviluppo del processo di professionalizzazione dell’infermiere. Alcune domande importanti sono gli stessi autori a sollevarle nelle conclusioni. Tra queste, spicca il problema dell’autonomia professionale: essa è sancita sul terreno giuridico dalle norme emanate nel periodo considerato, ma in che misura e in quali forme si realizza nei luoghi di lavoro, nella pratica dei professionisti? E, inoltre, come si riflettono i cambiamenti, di cui gli infermieri sono stati protagonisti, sul sistema sanitario del Paese? Il libro testimonia che la professione è cambiata ed è cresciuta, ma che c’è ancora molto lavoro da fare. Coltivare questa crescita è una responsabilità delle nuove generazioni. Le voci del libro: Odilia D’Avella, Emma Carli, Annalisa Silvestro, Gennaro Roc- co, Stefania Gastaldi, Maria Grazia De Marinis, Paola Binetti, Rosaria Alvaro, Luisa Saiani, Paolo Chiari, Edoardo Manzoni, Paolo Carlo Motta, Duilio Fiorenzo Manara, Barbara Man- giacavalli, Cleopatra Ferri, Daniele Rodriguez, Giannantonio Barbieri, Patrizia Taddia, Teresa Petrangolini, Maria Santina Bonardi, Elio Drigo, Maria Gabriella De Togni, Carla Collicelli, Mario Schiavon, Roberta Mazzoni, Grazia Monti, Maristella Mencucci, Maria Piro, Antonella Santullo. Gli Autori Caterina Galletti, infermiere e pedagogista, corso di laurea magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma.Loredana Gamberoni, infermiere, coordinatore del corso di laurea specialistica/ magistrale dal 2004 al 2012 presso l’Università di Ferrara, sociologo dirigente della formazione aziendale dell’Aou di Ferrara fino al 2010. Attualmente professore a contratto di Sociologia delle reti di comunità all’Università di Ferrara.Giuseppe Marmo, infermiere, coordinatore didattico del corso di laurea specialistica/ magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede formativa Ospedale Cottolengo di Torino fino al 2016.Emma Martellotti, giornalista, capo Ufficio stampa e comunicazione della Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi dal 1992 al 2014.

Caterina Galletti, Loredana Gamberoni, Giuseppe Marmo, Emma Martellotti | 2017 Maggioli Editore

32.00 €  30.40 €

 

La situazione così descritta sembra paradossale e lascia già intendere quale tipo di giochi di potere e quali sotterfugi di nomine potranno essere posti in essere con il cristallizzarsi della nomina. Interessante sarebbe anche riuscire a capire quali sono state le motivazioni che hanno spinto la ministra Lorenzin e il Presidente del Consiglio Gentiloni a cambiare idea, taluni ritengono che il fervore politico esploso in vista delle prossime elezioni sia la causa primaria di questa nomina.

Ora, a prescindere da considerazioni di natura politica, il grido d’allarme che alcuni hanno sentito il dovere di lanciare è proprio quello riguardante le situazioni di precaria incertezza in cui naviga la sanità campana, gli episodi recenti dell’ospedale di Nola e dei pazienti curanti a terra, il primato in Campania per decessi dovuti alla malasanità, l’arretrato sviluppo sul fronte LEA e molto altro ancora, rendono l’idea del quadro generale nel quale si inserisce la nomina “salvifica” di De Luca.

A tre mesi dal ritorno in patria del predecessore Joseph Polimeni, la Campania può finalmente fare affidamento nuovamente su una persona al vertice della sua struttura sanitaria. Potrebbe far riflettere la mancanza di idee su un’altra figura in grado di gestire la grave vicenda campana senza il ricorso al governatore, ma tant’è, assistiamo nuovamente al gioco al ribasso della politica, il tutto si spera, non a svantaggio dei cittadini.