La sigaretta elettronica fa male? Studio conferma: molto meno male del fumo

sigaretta elettronica fa male? Meno del fumo

Premetto, sarebbe meglio smettere del tutto, ma se proprio non si riesce a smettere di fumare (con i metodi di disassuefazione ortodossi), uno studio scientifico d’avanguardia dimostra che l’uso della sigaretta elettronica può rappresentare una valida alternativa alla tradizionale “bionda”.

La sigaretta elettronica fa male?

Come riportato da QuotidianoSanita.it, utilizzando un metodo in vitro, con l’ausilio di avanzate tecniche di biologia molecolare ed attraverso la coltura di cellule di vie aeree di epitelio umano, si è ricostruito un modello di polmone in 3D, analizzabile sino al livello genetico. Questo ha permesso ai ricercatori di vedere in diretta gli effetti diretti sul polmone del fumo di sigaretta tradizionale e dei vapori delle sigarette elettroniche. I risultati hanno dimostrato che:

  • Il fumo delle classiche bionde altera il funzionamento di ben 123 geni oltre ad attivare alte concentrazioni di citochine, indicatori dell’infiammazione.
  • Di contro, lo svapare attraverso una e-cig, comporterebbe un impatto sul funzionamento di soli due (2) geni. Nell’articolo, non è stato riportata la presenza di indicatori di infiammazione.

Lo studio è stato da poco pubblicato su Applied in Vitro Toxicology, a firma di Anisha Banerjee insieme ai colleghi del British American Tobacco R&D Centre (Southampton, Gran Bretagna).

Ricercatori italiani e internazionali a sostegno dell’uso delle e-cig.

La comunità scientifica è ancora divisa sull’uso delle e-cig a causa della carenza di letteratura ed evidenze ritenute non ancora sufficienti per poter convincere tutto il mondo scientifico. Dal coraggio di molti scienziati pionieri però si è formato da più di un anno il Comitato Scientifico in sostegno delle sigarette elettroniche in ambito di salute pubblica (link alla pagina di presentazione LIAF)

Membri eccellenti formano il gruppo internazionale (tra questi figurava anche il nostro compianto Prof. Umberto Veronesi). Tale comitato scientifico si occupa di cercare e diffondere l’uso corretto delle evidenze al fine di combattere il nemico più grande: il fumo di sigaretta, mietitore di migliaia di vittime all’anno.

Il Comitato è composto da:

  • Riccardo Polosa dell’Università degli Studi di Catania,
  • Umberto Tirelli dell’Istituto Nazionale Tumori di Aviano,
  • Mike Siegel della Boston University School of Public Health,
  • David Nutt dell’Imperial College di Londra,
  • Carlo Cipolla dello IEO (Istituto Europeo di Oncologia di Milano),
  • Fabio Beatrice della Società Italiana di Tabaccologia,
  • Sally Satel dell’American Enterprise Institute,
  • Kostantinos Farsalinos dell’Università di Patras,
  • Jacques Le Houezec Consulente di Sanità Pubblica a Rennes,
  • Marcus Munafo dell’Università di Bristol
  • Pasquale Caponnetto della Lega Italiana Anti Fumo.

Smettere di fumare con la sigaretta elettronica

Lo abbiamo ripetuto più volte, smettere di fumare (o svapare) è l’unico obiettivo da perseguire, ma del resto demonizzare uno strumento utile e che dimostra di essere più sicuro del fumo è contrario ad ogni logica di educazione sanitaria.

Purtroppo smettere di fumare, nonostante tutte le buone intenzioni del paziente e l’aiuto psicologico e farmacologico fornito da molti centri anti-fumo nel territorio, risulta ancora estremamente difficile.

Quindi, la sigaretta elettronica si può proporre come valido sostitutivo della sigaretta?

Se ti interessa l’argomento e vuoi continuare la lettura, vai all’articolo in cui abbiamo risposto alla domanda.

Sigarette elettroniche: consigliarle per smettere di fumare?

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Infermiere di Unità Coronarica presso ASST Garda, frequenta il Master in Tecniche ecocardiografiche presso UniCattolica di Brescia. Tra i molti interessi, ha una certa vocazione per tutto ciò che viene percorso da "corrente elettrica": computer, macchine, internet. Da grande, nel futuro, spera di curare i cyborg.

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