Una svolta significativa sta per cambiare il volto della professione infermieristica in Italia. Dopo le polemiche suscitate dall’istituzione della figura dell’assistente infermiere, si profila ora una riforma epocale per la professione: l’introduzione della Laurea Magistrale Infermieristica ad indirizzo clinico.
Tuttavia, permangono alcune valide argomentazioni che abbiamo raccolto in anni di discussioni sulle lauree specialistiche per infermieri. In questo articolo una panoramica sui punti di forza e sulle criticità di una riforma destinata a trasformare radicalmente la professione e forse persino la sanità per cui la prescrizione è davvero l’ultimo dei nostri problemi.
Laurea Magistrale Infermieristica per specializzare l’infermiere
Tra i primi ad aver annunciato l’arrivo imminente delle lauree magistrali ad indirizzo clinico per infermieri è stato lo stesso Ministro della Salute Orazio Schillaci a fine 2024 durante il Consiglio nazionale della Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI) tenutosi a Roma appena dopo la polemica sull’istituzione della figura dell’assistente infermiere.
Ma l’istituzione ufficiale di tre nuove aree di specializzazione infermieristica arriva grazie al dialogo parlamentare recepito da un provvedimento che introduce la riforma universitaria e professionale della figura infermieristica futura.
Questa riforma, attesa da anni, segna un passo importante verso il riconoscimento e la valorizzazione del ruolo cruciale degli infermieri nel sistema sanitario italiano e tenta di sedare il malcontento della base degli iscritti che negli ultimi mesi ha biasimato la Federazione di aver concesso troppo agli interessi della sanità privata con l’istituzione della figura dell’Assistente Infermiere. In ogni caso, le tre nuove aree di specializzazione infermieristica sono:
Queste specializzazioni sono integrate nell’ultima revisione della classe di laurea da parte del Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) distinguendo il Corso di Laurea in:
- Profilo dirigenziale, formativo e di ricerca LM/SNT1 – A “Scienze Infermieristiche e ostetriche”;
- Profilo clinico – LM/SNT1 – B “Scienze infermieristiche specialistiche”.
L’obiettivo è offrire maggiori opportunità formative e di carriera agli infermieri, rispondendo così alle crescenti esigenze di specializzazione nel settore sanitario sempre più sottoposto a crescenti sfide da parte della popolazione: l’aumento dell’età e delle malattie croniche, la denatalità e il sovraccarico dei pronto soccorsi.
Le tre specializzazioni si pongono quindi come parte della soluzione dei problemi appena elencati.
Se stai valutando la possibilità di lavorare sul territorio, l’investimento in una formazione specialistica e uniforme per gli infermieri di famiglia e comunità rappresenta una necessità imprescindibile per colmare le attuali disparità e allineare il sistema sanitario italiano agli standard internazionali.
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Costruire ben-essere nella comunità locale
Di Infermieristica di Famiglia e di Comunità si parla in Italia dai primi anni del 2000.Da allora, molto si è dibattuto intorno a questa professionalità e al suo ruolo, cercando di farne emergere le possibilità operative e l’integrazione con le altre figure e funzioni della rete formale dei servizi, fino a quando la pandemia ci ha drammaticamente mostrato tutta l’inadeguatezza della risposta sanitaria a livello territoriale.Sono stati anni bui, dai quali abbiamo imparato che la difficoltà di accedere all’ospedale, sul quale poggia tutto il sistema, crea un cortocircuito a danno degli operatori, ma soprattutto dei cittadini, portatori di bisogni sia sociali che sanitari. Tuttavia l’emergenza sanitaria ha consentito di attivare riflessioni intorno al problema delle cure primarie e della funzione di gate keeping che il territorio dovrebbe svolgere. Le recenti norme legislative di riorganizzazione del si-stema territoriale hanno per la prima volta delineato un profilo specifico per l’Infermiere di Famiglia e di Comunità.Il presente volume è il primo manuale davvero organico e completo per l’Infermiere di Famiglia e di Comunità, e sarà di certo una risorsa preziosa- per gli studenti che intraprenderanno un percorso formativo in cure territoriali e in Infermieristica di Famiglia e di Comunità- per chi partecipa a concorsi- per i professionisti, non solo infermieri, che vorranno volgere lo sguardo verso nuovi orizzonti.Guido LazzariniProfessore di Sociologia dell’Università di Torino, docente di Sociologia della salute nel Corso di Laurea in Infermieristica.Tiziana StobbioneDottore di ricerca in Sociologia, Scienze organizzative e direzionali. Bioeticista. Professore a contratto d’Infermieristica presso la Scuola di Medicina dell’Università di Torino.Franco CirioResponsabile per le professioni sanitarie della Centrale Operativa Territoriale di Governo della continuità assistenziale e dei Progetti innovativi a valenza strategica dell’ASL Città di Torino.Agnese NataleSi occupa di ricerca, formazione e operatività nell’ambito della partecipazione e dell’empowerment di gruppi e persone in condizione di svantaggio.
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I livelli di formazione
Questa riforma rappresenta un cambiamento significativo nel panorama sanitario italiano. La Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI) ha accolto con grande entusiasmo l’introduzione delle lauree magistrali cliniche per gli infermieri, descrivendola come “una svolta epocale, attesa da anni“.
Il significativo traguardo è il risultato di un dialogo costruttivo e prolungato tra la FNOPI e i Ministeri della Salute e dell’Università e della Ricerca, con il coinvolgimento attivo di numerose direzioni generali responsabili delle politiche sanitarie e della formazione.
Questa innovazione nella formazione infermieristica potrebbe portare a una riorganizzazione della struttura professionale nel settore assistenziale, delineando potenzialmente una gerarchia di competenze e responsabilità più articolata:
Questa ipotetica strutturazione potrebbe contribuire a una migliore definizione dei ruoli e delle competenze all’interno del sistema sanitario, a chiarire la confusione nata all’indomani dell’istituzione dell’Assistente Infermiere e valorizzando la crescita professionale e le specializzazioni degli infermieri.
Tuttavia, è importante sottolineare che questa è solo una possibile interpretazione delle implicazioni della riforma, e la sua effettiva implementazione dipenderà dalle future decisioni normative e organizzative nel settore sanitario italiano.
La prescrizione infermieristica
Questa riforma non solo aumenta le opportunità di specializzazione per gli infermieri, ma apre anche la strada, per la prima volta in Italia, alla prescrizione infermieristica.
Gli infermieri specializzati potranno prescrivere trattamenti assistenziali e tecnologie specifiche, tra cui presidi sanitari e ausili come pannoloni e medicazioni. Con lo scopo di garantire così una maggiore continuità e sicurezza delle cure.
La laurea magistrale infermieristica ad indirizzo clinico non solo amplierà le competenze e le responsabilità di questi professionisti, ma contribuirà anche a migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria nel paese.
La possibilità di specializzarsi in aree specifiche come le cure primarie, pediatriche e intensive permetterà agli infermieri di sviluppare competenze avanzate e di fornire un’assistenza più mirata e efficace.
Inoltre, l’introduzione della prescrizione infermieristica rappresenta un passo importante verso il riconoscimento dell’autonomia professionale degli infermieri. Questa novità potrebbe portare a una maggiore efficienza nel sistema sanitario, riducendo i tempi di attesa per i pazienti e alleggerendo il carico di lavoro dei medici per determinate prescrizioni.
La riforma si inserisce in un contesto più ampio di evoluzione del sistema sanitario italiano, che mira a rafforzare l’assistenza territoriale e a rispondere in modo più efficace alle esigenze di una popolazione che invecchia e presenta bisogni di salute sempre più complessi.
Gli infermieri specializzati saranno in grado di giocare un ruolo chiave in questo nuovo scenario, fornendo un’assistenza avanzata e contribuendo a migliorare l’accesso alle cure per tutti i cittadini.
Pertanto, l’istituzione delle lauree magistrali cliniche per gli infermieri rappresenta un momento storico per la professione infermieristica in Italia. Questa riforma non solo valorizza il ruolo degli infermieri, ma promette di migliorare significativamente la qualità dell’assistenza sanitaria nel paese.
Le criticità espresse dagli infermieri
Sebbene molti infermieri siano ancora contrari dal sostentare la nascita controversa dell’Assistente Infermiere, è innegabile che, alla luce dei recenti sviluppi, le mosse della Federazione vadano rivalutate in un contesto più ampio.
In questo scenario, gli infermieri vengono progressivamente liberati dall’assistenza di base per raggiungere i livelli di programmazione assistenziale a cui le Università li preparano da oltre due decenni.
Eppure permangono sui social valide argomentazioni che richiedono risposte concrete, oltre agli annunci entusiastici dei risultati ottenuti dalla Federazione e dalla professione. Domande che abbiamo raccolto dai principali social e che tentiamo di formulare in quesiti ai quali si possa rispondere con una valida argomentazione:
- Che cosa ne sarà degli enormi sacrifici di decine di migliaia di infermieri che hanno speso tempo e soldi per formarsi ai Master Universitari di primo e secondo livello, se da ora in poi sarà la Laurea Magistrale Infermieristica ad indirizzo clinico ad essere riconosciuta come specializzante?
- Si parla di specializzazione e aumento delle competenze cliniche, ma non è ancora chiara la posizione delle istituzioni che rappresentano la figura medica (come i sindacati e la FNOMCeO) e se festeggeranno la nuova figura o, come siamo stati abituati, la osteggeranno fino ad annichilirla del tutto?
- Non c’è il rischio futuro che ritrovandosi l’infermiere nei prossimi anni schiacciato tra l’incudine dell’assistenza di base occupata da OSS specializzati e Assistenti Infermieri e dal martello del governo clinico dei medici che ostacolano il nuovo infermiere magistrale specialistico, la professione, di fatto ci possa che perdere?
- La specializzazione in Cure Pediatriche e Neonatali sostituisce la figura dell’Infermiere Pediatrico? Ma se un infermiere generalista può di fatto specializzarsi ed occupare in questo modo sia l’utente pediatrico che quello adulto, in questo modo un’intera professione non si troverà ulteriormente orfana delle proprie precipue competenze?
- Si continua a parlare di incremento di formazione specialistica, nonostante la formula “intanto aumentiamo le competenze, l’aumento della retribuzione seguirà” sia stata smentita dai fatti, visto che lo stipendio degli infermieri italiani è non solo tra i più bassi d’Europa, ma ha addirittura perso valore rispetto ai decenni precedenti, così come quello della classe medio-bassa. Come può un infermiere investire ancora nella professione se non ha, nell’intero arco della sua vita professionale, ancora ottenuto un valido riconoscimento economico dei propri sforzi?
- Sarà sufficiente incrementare le responsabilità degli infermieri, al netto di uno stipendio clamorosamente al di sotto delle giuste aspettative, per invogliare nuove giovani leve ad abbracciare la professione, quando l’aumento delle professioni digitali, molto meno impegnative e con prospettive di carriera maggiori, di fatto sequestra i pochi ragazzi che si formano ogni anno, come risultato di una denatalità frutto degli ultimi decenni?
Di fronte a queste legittime domande, il nostro ruolo è quello di facilitare il dibattito. Sta ai responsabili delle politiche sanitarie decidere se cogliere questa opportunità per avviare un confronto serio e costruttivo con gli infermieri, al fine di migliorare le condizioni lavorative e l’assistenza ai pazienti.
O se preferite ignorarne le richieste.
Autore: Dario Tobruk (seguimi anche su Linkedin – Facebook – Instagram – Threads)
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