Le dimissioni degli infermieri raddoppiano, ma per l’Azienda è solo un “turnover fisiologico”

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Gli infermieri italiani, stanchi di condizioni di lavoro aberranti e di aspettare una svolta economica che non arriva mai, appena possono scappano a gambe levate dalle aziende sanitarie e in molti casi addirittura dalla professione.

Nessuna emergenza

Eppure, tra le aziende sanitarie, c’è anche chi cerca di sminuire la questione, definendo una “forzatura” quella di raccontare degli infermieri in fuga, che dà “una immagine catastrofica della sanità pubblica”.

È il caso dell’Apps di Trento, per cui non ci sarebbe nessuna emergenza riguardante gli infermieri: “Nei primi sei mesi del 2022 il tasso di dimissioni volontarie senza diritto alla pensione del personale infermieristico a tempo indeterminato è stato del 1,5% circa contro lo 0,8% circa dello stesso periodo del 2021, un tasso pertanto trascurabile e assolutamente fisiologico.

Eppure le dimissioni sono raddoppiate

A questi dati va aggiunto che nei due anni presi in considerazione i ricoveri e le prestazioni specialistiche non sono aumentate rispetto agli anni pre-Covid e quindi i volumi di attività sono sostanzialmente stabili”.

Però, a mettere in dubbio l’attendibilità di mezzo bicchiere di acqua fresca lanciato contro il palazzo in fiamme dell’infermieristica italiana, ci sono i numeri impietosi ricordati da l’Adige.it: nel giro di un anno, la percentuale di infermieri dimissionari è praticamente raddoppiata (si è passati da 24 a 45!).

Le continue proteste

Altresì, all’Apps sembrano aver rimosso, oltre ai suddetti dati, anche la recente pandemia: se è vero che le prestazioni e i ricoveri non sono aumentati, va anche ricordato che al tempo del Covid il lavoro dei nostri ospedali si è a dir poco rivoluzionato, con molte assenze aggiuntive dovute ai periodi di malattia e alle sospensioni.

Comunque… per l’azienda sanitaria va tutto a gonfie vele, funziona tutto alla perfezione (o quasi) e le continue proteste del personale (domande di part-time respinte, richieste di trasferimento ignorate, troppe ore di straordinario, burnout, ecc.), spalleggiato dai sindacati, a questo punto non sono giustificate.

La forzatura

Parlarne, addirittura, fa male: È una forzatura dare un’immagine catastrofica della situazione della sanità pubblica trentina che potrebbe incidere negativamente sull’immagine dell’Azienda e quindi sulla nostra capacità di attrarre nuovi professionisti.

Si fa presente che da sempre c’è un fisiologico movimento di dipendenti in entrata e in uscita e che Apss si è sempre attivata per coprire le carenze di personale”.

“Venghino signori verghino che qui c’è il vino buono”, canta un noto e capelluto musicista pugliese. Il problema è che per gli infermieri italiani, purtroppo, la musica sembra proprio non voler cambiare mai.

“Lo stipendio di 1500 euro degli infermieri non è dignitoso”

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