Nursind: “Rivolgiamoci agli infermieri chiamandoli ‘dottore’!”

Il sindacato degli infermieri Nursind Caltanissetta ha inviato una nota all’azienda nissena per mettere alcuni puntini sulle ‘i’ (che forse tanto ‘puntini’ non sono) sulla figura dell’infermiere oggi e su come, almeno nelle comunicazioni ufficiali, questo dovrebbe essere riconosciuto.

Spetta anche all’infermiere

Come si legge nella nota, firmata dal segretario Giuseppe Provinzano, il titolo di dottore spetta anche all’infermiere, mentre nel tempo abbiamo avuto modo di leggere missive recanti in indirizzo l’appellativo ‘signor’ o ‘signora’ senza aggiunta ulteriore che non fosse il nome”.

Un’esagerazione? Nì. Nel senso che l’infermiere, che oggi è un professionista laureato, potrebbe e forse dovrebbe far valere il suo titolo di ‘dottore’ in diverse occasioni, ma non è affatto così semplice.

Nel senso che a livello culturale, da sempre, il ‘dottore’ viene riconosciuto da pazienti e cittadini come uno soltanto: quello laureato in medicina e chirurgia, che fa diagnosi e prescrive terapia.

E ciò non avviene solo in Italia: col termine ‘Doctor’, in molti paesi del mondo, non ci si riferisce ad altre figure se non a quella del medico. E questo, per certi versi, è pressoché immodificabile.

Però in questo caso si parla di documenti ufficiali e per giunta aziendali… In cui i professionisti dovrebbero sì essere appellati col loro titolo da parte di chi li ha selezionati e assunti.

Abitudine scorretta

Il sindacato ha spiegato che “tale prassi, pur non costante, proseguiva e prosegue nel tempo. L’Asp di Caltanissetta conta ottimi professionisti intellettuali regolarmente laureati. Ritengo questa l’abitudine scorretta e in qualche modo svilente, tanto più che è abitudine dei miei colleghi e di me medesimo, rivolgersi ai medici, così come ad ogni altro professionista, anteponendo al nome il titolo di dottore.

Al di là delle regole di bon ton e di rispetto, ricordo che nel nostro Paese il decreto ministeriale 270/2004, confermando un Regio Decreto del 1938, ha stabilito le diverse specificità della qualifica di dottore corrispondenti ai relativi livelli di studio universitari: il titolo di dottore spetta ai laureati che abbiano conseguito o la laurea in un corso di studio universitario di primo ciclo con durata triennale, o il diploma universitario in un corso della stessa durata, legge 240/2010 articolo 17 comma 2 riforma Gelmini.

Lo scopo della lettera di Nursind

Questa lettera ha lo scopo di sensibilizzare gli uffici e chiunque altro abbia ad interloquire personalmente o per iscritto con infermieri, affinché ad essi sia riservato lo stesso riconoscimento di merito e sociale attribuito ad altri professionisti regolarmente e giustamente appellati quali ‘dottori’. Parliamo di una moltitudine di soggetti qualificati e laureati che svolgono un ruolo essenziale nel tessuto sociale e nella sanità”.

Conclusioni

Ci vorrà tempo per rendere naturale agli occhi e alle orecchie di tutti (aziende sanitarie incluse) il titolo di ‘dottore’ associato all’infermiere. Tanto. Una domanda, però, sorge spontanea: possibile che oggi quest’ultimo sia riconosciuto come ‘dottore’ solo ed esclusivamente davanti al giudice e alle proprie (tante) responsabilità, oltre che nel giorno della laurea?

Autore: Alessio Biondino

“Non ci sono infermieri per le RSA? Allentate il vincolo di esclusività!”

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Infermiere di Emodinamica presso il Policlinico Umberto I di Roma e Redattore per Dimensione Infermiere (Maggioli Editore). Autore della raccolta di racconti "La suocera sul petto e altre storie vere" (Ianieri Edizioni, 2018), del romanzo "Buonanotte madame" (0111 Edizioni, 2014) e coautore del manuale di divulgazione scientifica "Assistenza respiratoria domiciliare - il paziente adulto tracheostomizzato in ventilazione meccanica a lungo termine" (Ed. Universitalia, 2013).

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