L’OCSE avverte: migliorare le condizioni degli infermieri è fondamentale

FNOPI risponde al malcontento riguardo l'attacco alla professione

I carichi di lavoro, lo stipendio basso, l’assenza di carriera e specializzazione, rende la figura dell’infermiere poco attrattiva per i potenziali futuri professionisti e per i sanitari stessi. L’OCSE continua a mettere in guardia le nazioni: “infermiere ruolo chiave”. 

Non è servito a nulla mettere alla luce della pandemia, le criticità della professione infermieristica, per smuovere le cose. L’Italia non sembra puntare sulla direzione giusta.

Secondo il Rapporto Health at a Glance 2021 dell’OCSE “Il ruolo chiave (degli infermieri NdR) che svolgono nel fornire assistenza negli ospedali, nelle strutture di assistenza a lungo termine e nella comunità gli infermieri, è di nuovo evidenziato durante la pandemia di COVID-19” ma la loro scarsità rimane l’esito di una serie di fattori su cui la politica sembra non interessarsi.


Professione infermiere: alle soglie del XXI secolo

Il filo conduttore del libro è lo sviluppo del processo di professionalizzazione dell’infermiere. Alcune domande importanti sono gli stessi autori a sollevarle nelle conclusioni. Tra queste, spicca il problema dell’autonomia professionale: essa è sancita sul terreno giuridico dalle norme emanate nel periodo considerato, ma in che misura e in quali forme si realizza nei luoghi di lavoro, nella pratica dei professionisti? E, inoltre, come si riflettono i cambiamenti, di cui gli infermieri sono stati protagonisti, sul sistema sanitario del Paese?

Il libro testimonia che la professione è cambiata ed è cresciuta, ma che c’è ancora molto lavoro da fare. Coltivare questa crescita è una responsabilità delle nuove generazioni.

Professione infermiere: alle soglie del XXI secolo

Professione infermiere: alle soglie del XXI secolo

Caterina Galletti, Loredana Gamberoni, Giuseppe Marmo, Emma Martellotti, 2017, Maggioli Editore

La maggior parte dei libri di storia infermieristica si ferma alla prima metà del ventesimo secolo, trascurando di fatto situazioni, avvenimenti ed episodi accaduti in tempi a noi più vicini; si tratta di una lacuna da colmare perché proprio nel passaggio al nuovo millennio la professione...




L’OCSE avverte le nazioni: migliorare le condizioni degli infermieri è fondamentale per la sanità

Dal rapporto Health at a Glance 2021 emerge come le retribuzioni degli infermieri italiani, siano molto al di sotto della media OCSE, e decisamente inferiore rispetto a numerosi stati occidentali.

Il numero complessivo degli infermieri ne attesta un leggero aumento negli ultimi anni, portando a quasi 6,2 infermieri ogni mille abitanti. Mentre rimane ancora spropositato il rapporto medici/infermieri in Italia, rispetto alla media OCSE. Se lo standard dovrebbe essere un medico ogni tre infermieri, in Italia il rapporto è di 1,5, quindi due medici ogni tre infermieri, un dato al di sopra della media OCSE. I numeri parlano chiaro, non mancano medici ma infermieri.

La ricetta dell’OCSE prima e durante la pandemia è quella che ormai da tempo ha la nostra Federazione: servono più infermieri, più formazione, specializzazioni e possibilità di carriera, retribuzioni all’altezza del tipo di lavoro richiesto” commenta Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI).

In questo senso è necessario – continua – che l’operazione sia impostata su basi solide, non di facciata, lasciando spazio poi a gerarchie ormai vecchie di anni. Basi che soprattutto mettano il professionista giusto al posto giusto e considerino obsolete, inutili e dannose scelte legate a vecchi stereotipi che ormai anche a livello internazionale, come dimostra anche l’OCSE, sono rifiutati”.

Richiamare delle specificità fino ad oggi relegate alla sola figura medica: “Sia negli ospedali che sul territorio serve una corretta e misurata politica del personale in funzione delle vere esigenze, della sua formazione, della specializzazione (e non solo dei medici) e soprattutto dello sviluppo di meccanismi già sperimentati in molte Regioni con risultati positivi replicabili sul territorio nazionale”.

Il dialogo con tutti gli attori sanitari rimane sempre aperto promette la presidente Mangiacavalli: “Per questo la FNOPI, che rappresenta gli oltre 456mila infermieri presenti in Italia (ma ne mancano almeno 63mila), è disponibile a dibattere e concordare seriamente e realmente, anche con altre professioni, come organizzare i servizi a domicilio, sul territorio e in ospedale secondo canoni che privilegino l’appropriatezza, la tempestività e l’immediatezza delle prestazioni”.

Governo, Regioni e Istituzioni – conclude Mangiacavalli – ascoltino le esigenze e seguano almeno le ricette portate avanti anche a livello internazionale”.

Fonte: FNOPI.it

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