L’OPI dona una targa agli infermieri che hanno lottato contro il Covid

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La parte più oscura della pandemia, quella del lockdown e dei cadaveri chiusi nei sacchi, è oramai lontana. E nonostante la politica e le istituzioni abbiano dimenticato in fretta il sacrificio (a volte estremo) degli infermieri, a distanza di tutto questo tempo c’è ancora chi vuole rendergli omaggio.

Ed è per questo motivo che, presso l’ospedale Cosma e Damiano di Pescia (Pt), è stata inaugurata oggi la targa donata dall’Ordine delle Professioni infermieristiche interprovinciale Firenze-Pistoia al nosocomio per omaggiare chi ha vissuto la pandemia in prima linea.

L’omaggio, con impresse le parole di un paziente anonimo che ha voluto ringraziare il personale, recita: “Voi non vi siete arresi, avete lottato per il nostro bene, sempre a testa alta”.

A testa alta… Nonostante tutto. Perché come ricordato dal presidente di Opi Firenze Pistoia, David Nucci, presente all’inaugurazione, “è stata una fase difficile, che ha creato anche contrasti aspri. Noi, come Ordine, abbiamo cercato di dialogare con tutti e siamo lieti di considerarci una casa per tutti”. Quello per gli infermieri “ci sembra un riconoscimento doveroso per non dimenticare quanto accaduto”, ha spiegato Nucci.

E il direttore del presidio ospedaliero, Lucilla Di Renzo, gli ha così risposto: “Intendo ringraziare Opi Firenze/Pistoia per questa targa e voglio a mia volta esprimere la mia riconoscenza agli infermieri per il lavoro portato avanti in una fase difficile, insieme a tutto il personale sanitario”.

Per il dirigente assistenza infermieristica, ostetrica e sanitaria gestione della Valdinievole Fabio Pronti è impossibile dimenticare quel periodo: “Abbiamo gestito una situazione drammatica e i nostri sforzi sono stati utili. C’è stato un momento in cui l’ospedale è stato preso d’assalto ma siamo riusciti a reggere”.

“Abbiamo dovuto migliorare le nostre competenze sugli aspetti respiratori e a livello umano abbiamo dovuto assistere a una profonda sofferenza. Non solo quella fisica dei pazienti ma quella legata alla lontananza dai loro cari. L’emergenza ci ha aiutato a essere ancora più partecipi e attenti ai bisogni dei nostri assistiti ha concluso l’infermiere Francesco Netti.
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