Paziente prende a pugni infermiera incinta

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L’ennesimo atto vergognoso, indegno di un paese civile, a carico di una infermiera e per di più in dolce attesa, si è verificato lo scorso 30 novembre in quel di Mira (Venezia), in un centro di medicina di gruppo integrata: un paziente, che si rifiutava indossare la mascherina, l’ha presa a pugni senza pietà.

Secondo quanto dichiarato dai responsabili della struttura (VEDI Venezia Today), l’incubo ha avuto inizio quando un uomo di circa 75 anni è entrato presso il centro, piuttosto trafelato, richiedendo la misurazione della pressione arteriosa in modo urgente.

In quel momento, l’infermiera era impegnata al computer, ma di fronte alle richieste pressanti dell’uomo, lo ha comunque accolto, fatto entrare e gli ha misurato la pressione nonostante non potesse entrare a contatto con il pubblico (è al sesto mese di gravidanza).

Dopodiché, fanno sapere dal centro, “ha semplicemente chiesto al paziente di indossare la mascherina quando glielo ha ripetuto per la seconda volta l’uomo è andato su tutte le furie e le ha tirato un pugno. Lei è riuscita a schivarlo, anche se solo in parte. C’erano altre persone in sala d’attesa che hanno sentito l’infermiera urlare e sono intervenute portando fuori l’uomo”.

Come ricordato dalla presidente dell’Opi provinciale Marina Bottacin, “il problema della violenza nei confronti degli operatori sanitari è in pericoloso aumento. E “la solidarietà in questi casi si estende a tutti i professionisti che operano ogni giorno per migliorare le condizioni di vita dei pazienti e che, purtroppo sempre più spesso vengono trattati con poco rispetto e aggrediti, sia verbalmente che fisicamente”.

Anche il sindacato dei medici di base Fimmg, per mezzo del suo segretario provinciale Maurizio Scassola si è espresso sull’accaduto: La violenza è sempre ingiustificabile. Quando colpisce chi si prende cura degli altri diventa anche intollerabile. A lei, ai suoi familiari, ai suoi colleghi e a tutto l’ordine provinciale delle professioni infermieristiche di Venezia, esprimo a nome mio e di tutti i medici di famiglia piena solidarietà e vicinanza”.

La referente di Fimmg per l’Ulss 3, Stefano Rigo, ha provato infine a descrivere lo stato di “tensione continua” in cui i lavoratori della sanità sono costretti a operare: “Sappiamo quante criticità ci sono nelle relazioni con l’utenza, quanti episodi minano ogni giorno il legame medico-paziente e mettono a rischio la serenità del nostro lavoro e di tutto il personale al nostro fianco, che si sacrifica subendo con noi questa aggressività. Questo episodio, poi, è ancora più vile e grave perché colpisce un’infermiera in stato di gravidanza che continuava comunque la propria attività”.