Ricercare ovuli di droga nelle feci dei pusher? “Non saranno di certo gli infermieri a farlo”

A seguito della rottura del macchinario della sezione filtro del carcere Lorusso e Cutugno di Torino, utilizzato per recuperare gli ovuli di droga ingeriti dagli spacciatori, si sta valutando una scelta inquietante: utilizzare i professionisti dell’assistenza alla persona, gli infermieri, per setacciare le feci alla ricerca degli stupefacenti.

Attrattività zero

Avete capito bene, purtroppo. Per fortuna il tutto è ancora da definire, ma l’ennesima frittata ai danni di una professione la cui attrattività rasenta ormai quella di un lavoro in miniera è fatta.

Praticamente, dopo la chiusura della sezione carceraria dedicata ai corrieri della droga (avvenuta lo scorso giugno) e dopo l’inceppamento della macchina, si sta discutendo su come e dove gestire chi trasporta ovuli nel proprio corpo.

Da una parte la questione è sanitaria, a tutela degli indagati, visti anche i rischi che corrono trasportando droga nel proprio apparato digerente; dall’altra è giuridica, perché in assenza di ‘prove’ (gli ovuli stessi) i potenziali pusher devono essere rilasciati.

Il tavolo

Per questi motivi, in Procura è in corso un tavolo di confronto tra forze dell’ordine, carcere, ospedali, dirigenti delle Asl competenti e assessorato col fine di risolvere il problema. E tra le ipotesi più gettonate, c’è quella di adibire alla ‘raccolta’ degli ovuli alcuni spazi del repartino delle Molinette.

Saranno quindi gli infermieri, grazie alla loro preparazione universitaria e alla loro innata predisposizione di caricarsi sulle spalle tutto ciò che viene descritto “per il bene del paziente”, a ricercare sapientemente nelle feci degli spacciatori le pepite incriminanti?

Nursing Up: “Mansioni di bassissima levatura”

Claudio Delli Carri (segretario regionale del Nursing Up Piemonte) e Ivan Bufalo (segretario aziendale Nursing Up della Città della Salute) sono irremovibili: Non saranno gli infermieri a risolvere il problema del recupero degli ovuli ingeriti dai pusher.

Siamo totalmente contrari a questa iniziativa, che rappresenta di fatto una grave e inaccettabile imposizione che lede in modo palese e irrispettoso la dignità dell’intera professione.

Si tratta di un’attività che non ha alcun carattere sanitario, ma esclusivamente di pubblica sicurezza. Abbiamo inviato una lettera di diffida e siamo pronti a dare battaglia.

Siamo assolutamente contrari a questa idea che vorrebbe assegnare agli infermieri mansioni di bassissima levatura che li mortificherebbero e che esulerebbero del tutto dalle loro competenze.

Ci auguriamo che la direzione della Città della Salute non si presti a questa iniziativa e che tuteli la propria funzione sanitaria e la dignità dei propri dipendenti”.

“Da infermiere a insegnante: non è mai troppo tardi”

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Infermiere di Emodinamica presso il Policlinico Umberto I di Roma e Redattore per Dimensione Infermiere (Maggioli Editore). Autore della raccolta di racconti "La suocera sul petto e altre storie vere" (Ianieri Edizioni, 2018), del romanzo "Buonanotte madame" (0111 Edizioni, 2014) e coautore del manuale di divulgazione scientifica "Assistenza respiratoria domiciliare - il paziente adulto tracheostomizzato in ventilazione meccanica a lungo termine" (Ed. Universitalia, 2013).

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