I rischi connessi all’uso del fumo dell’elettrobisturi per gli operatori sanitari

I rischi connessi all'uso del fumo dell'elettrobisturi per gli operatori sanitari

L’elettrobisturi è uno strumento, presente nelle sale operatorie di tutto il mondo, che ha
rivoluzionato la pratica chirurgica grazie alle sue capacità di utilizzare la corrente elettrica per tagliare o coagulare i tessuti, a seconda dell’effetto termico generato.

L’elettrobisturi, però, per raggiungere gli effetti desiderati, sprigiona del fumo, a cui vengono esposti quotidianamente tutti i membri del team multidisciplinare che si adoperano per portare a termine con successo un intervento chirurgico.

I rischi connessi all’uso del fumo dell’elettrobisturi per gli operatori sanitari

Questo fumo chirurgico è esente da rischi? È innocuo per i chirurghi, anestesisti, infermieri e operatori sociosanitari che ogni giorno lo respirano passivamente?

Secondo il chirurgo ortopedico americano Anthony Hedley la risposta è negativa. Dopo anni di esposizione ai fumi prodotti in sala operatoria dall’elettrobisturi, Hedley ha sviluppato una fibrosi polmonare idiopatica e si è sottoposto a un doppio trapianto di polmoni nel tentativo di salvare la propria vita.

Da allora il chirurgo si è fatto portavoce di quello che definisce il rischio più grande e meno affrontato per la salute di tutto lo staff di una sala operatoria. Non vorreste che i chirurghi sedessero in sala operatoria fumando circa 30 sigarette mentre operano i pazienti, afferma provocatorio Hedley, ma è proprio ciò che molti fanno creando il fumo attraverso l’elettrobisturi e rifiutandosi di evacuarlo.

Hedley non è il solo a pensarla così e sono molti gli studi che confermano la pericolosità dei fumi dell’elettrobisturi e sollevano dubbi sulle sue proprietà citotossiche, infettive e mutageniche.

L’immagine sottostante (Liu Y et al., 2019) riassume le ripercussioni negative sulla salute di
chirurghi, infermieri e anestesisti causati dalle micro-sostanze contenute nei fumi prodotti
dall’elettrochirurgia e che si depositano negli alveoli attraverso l’inalazione.

il rischio dei fumi dell’elettrobisturi

Cosa contiene il fumo prodotto dall’elettrobisturi?

Il fumo generato da quegli strumenti (elettrobisturi, ma anche laser, seghe, trapani, ecc.) che usano la corrente per raggiungere effetti emostatici o di dissezione è prodotto dal danno termico ai tessuti, che rilascia fluido cellulare sotto forma di vapore ed espelle contenuti cellulari nell’aria.

È composto al 95% di vapor acqueo e al 5% di frammenti cellulari e altre sostanze. Possiamo suddividere questo 5% in:

  • Componenti fisiche: particelle di grandezza da 0.01 a 200 micron. Le più piccole creano una polvere sottile, capace di depositarsi nella regione alveolare e di causare infiammazioni e infezioni, esacerbando condizioni pregresse. Le particelle inferiori ai 5 micron non sono filtrate dalle maschere chirurgiche tradizionali e verrebbero di conseguenza inalate dal personale presente in sala.
  • Componenti biologiche: sangue, virus, batteri, come ad esempio HIV, HPV, HBE, sono
    stati individuati nei fumi chirurgici e potrebbero potenzialmente veicolare una malattia.
  • Componenti chimiche: più di ottanta sostanze tossiche sono state individuate, tra cui:
    acroleina (cancerogena), aceto nitrile,acido cianidrico (neurotossico e cardiotossico),
    acrilonitrile, acetilene, benzene (cancerogeno), butadiene (cancerogeno),etilene,
    formaldeide (cancerogeno), isobutene, monossido di carbonio, radicali liberi, toluene
    (cancerogeno).

I rischi per la salute

Le ricerche condotte e recentemente sintetizzate in una revisione della letteratura (Tan E, Russel K, 2019) imputano ai fumi dell’elettrobisturi e strumenti affini effetti cancerogeni. Inoltre, il monossido di carbonio, che si genera durante il loro impiego, può causare: mal di testa, lacrimazione, senso di bruciore agli occhi, nausea e problemi respiratori.

Le sostanze contenute nel fumo chirurgico hanno un effetto mutagenico paragonabile al fumo di sigaretta e l’esposizione quotidiana a cui è sottoposto il personale della sala operatoria equivale al fumare 27-30 sigarette al giorno. Agli effetti mutagenici si aggiungono i danni ai polmoni prodotti da particelle di misura inferiore ai 5 micron che possono causare asma, bronchiti croniche ed enfisema.

Ricerche sulle cavie da laboratorio esposte a fumi chirurgici non filtrati hanno portato allo sviluppo di ipossia e congestione polmonare con iperplasia e ipertrofia bronchiale, mentre il gruppo controllo, sottoposto a fumi chirurgici filtrati, non riportava lesioni.

Gli studi riportano anche la trasmissione di virus alle vie respiratorie superiori attraverso
l’inalazione del fumo dell’elettrobisturi. Sono riportati in letteratura un caso di un chirurgo che ha sviluppato papillomatosi laringea dopo aver utilizzato il laser per vaporizzare un condiloma e un caso che mette in correlazione lo sviluppo di cancro tonsillare in due chirurghi ginecologici esposti al fumo chirurgico contenente HPV 16.

Sala operatoria e terapia intensiva

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Come tutelare la salute degli operatori sanitari esposti ai rischi connessi all’uso dell’elettrobisturi

Al fine di ridurre i rischi connessi all’uso dell’elettrobisturi, l’Association of periOperative Registred Nurses (AORN) fa le seguenti raccomandazioni:

  • Eliminazione del rischio
  • Ventilazione della sala
  • Evacuatori di fumo
  • Formazione del personale
  • Implementazione di protocolli e procedure
  • Uso di dispositivi di protezione individuale

Se il rischio non può essere eliminato, come nel caso di procedure che richiedono l’utilizzo dei dispositivi che producono fumi chirurgici, è necessario utilizzare evacuatori di fumo. In commercio ne esistono diverse tipologie, che variano le loro caratteristiche a seconda della quantità di fumo generata durante l’operazione o della tipologia di intervento (appositi evacuatori di fumo esistono anche per le procedure laparoscopiche).

Infatti, il normale ricambio di aria nelle sale operatorie a 20 ricambi orari è insufficiente a catturare le particelle contaminanti ed è necessario l’uso degli evacuatori di fumo che consentono di aspirare il fumo nel punto in cui viene prodotto, evitandone la dispersione nella sala.

Se l’evacuatore di fumo non è in uso, allora i membri del team dovrebbero indossare una maschera respiratore N95. È bene ripetere ancora una volta che le maschere chirurgiche standard non forniscono adeguata protezione.

A tutto ciò dovrebbe accompagnarsi una formazione diretta a tutto il personale di sala operatoria che deve riguardare i rischi per la salute, il controllo delle infezioni e i metodi per la riduzione o l’eliminazione dei fumi chirurgici.

La ricerca ha anche dimostrato che quando gli infermieri ricevono adeguata formazione la compliance nella pratica di evacuazione dei fumi chirurgici aumenta notevolmente.

Inoltre, si raccomanda di non lasciare al singolo operatore la decisione di evacuare o meno il fumo chiurgico.

Fonti:

  • Bree K, Barnhill S, Rundell W. The Dangers of Electrosurgical Smoke to Operating Room Personnel: A Review. Workplace Health Saf., Nov 2017; 65(11): 517-526
  • Hedley A. Surgical Smoke nearly killed me. Outpatient Surgery Magazine; Feb2018; XIX(2)
  • Liu Y, Song Y, Hu X, Yan L, Zhu X. Awareness of surgical smoke hazards and enhancement of surgical smoke prevention among the gynecologists. J Cancer, 2019; 10(12): 2788-2799.
  • Spruce L. Back to basic: Protection from Surgical Smoke. AORN Journal; Jul2018; 108(1): 24-32. 9p.
  • Tan E, Russel K. Surgical Plume and its implications: a review of the risk and barriers to a safe workplace. ORNAC Journal; Sep2019; 37(3): 33-47. 15p.
  • An orthopaedic surgeon’s experience with smoke plume – youtube.com/watch?v=vQaInZtT1p8

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Infermiera di sala operatoria, strumentista e responsabile di sala. Laureata in Italia, prosegue gli studi in UK, approfondisce sul campo tutte le specialità chirurgiche presso il noto Alder Hey Children’s di Liverpool e il Royal Free di Londra, si specializza quindi in Cardiochirurgia in strutture di eccellenza come il Barts Health di Londra e l'Universitätsklinikum di Augsburg. Coltiva grande interesse per la ricerca infermieristica scrivendo e pubblicando articoli sulla gestione del rischio clinico e sulle Best Practices in sala operatoria.

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