Sanità: le donne guadagnano meno degli uomini ma non si capisce perché

Redazione 13/10/21
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Il gap retributivo tra uomini e donne è una questione che divide l’opinione pubblica da molti anni. Ma perché si riscontra anche in sanità, a parità di condizioni, in un settore a maggioranza femminile?

Anche in sanità le donne guadagnano meno degli uomini

Se pensiamo alla differenza di stipendio tra un uomo e una donna, è facile che ci venga in mente l’uomo di famiglia che lavora più del necessario per “campare” la famiglia e la madre premurosa che ha la necessità di un part-time per accudire i figli. Ma come si spiega quando anche tra neo-laureati, a pari condizioni e impegno, il divario retributivo sfora mediamente di 100 euro a favore degli uomini?

Secondo l’analisi dei dati Almalaurea fatta dal Sole24Ore, anche nelle professioni sanitarie il “gender pay gap” è un fenomeno presente. Infatti, eccetto i tecnici di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare, unica categoria in cui le donne guadagnano più degli uomini, il genere maschile è maggiormente retribuito rispetto alle colleghe. Un infermiere ad esempio, a parità di condizioni, guadagna mediamente il 5% in più rispetto ad una collega. Qui l’infografica:

 

I dati riguardano 22 diverse professioni sanitarie, in contesti professionali sia pubblici che privati. L’analisi dei dati non presta il fianco a nulla e appura tutti i possibili equivoci di interpretazione, non lasciando spazio ad obiezioni:

  • carriera, parliamo di neolaureati inseriti nel contesto lavorativo ad un anno dalla laurea;
  • part-time, gli uomini che lavorano a tempo parziale guadagnano il 10% in più;
  • aumento della retribuzione, anche qui la crescita retributiva per gli uomini è del 5,1% mentre le donne registrano solo un +3%.

Le donne guadagnano meno degli uomini, perché?

L’analisi non riesce a offrire risposte, ma solo domande. Sicuramente il primo nocciolo della questione ricade direttamente sulla raccolta dati: andrebbero proposti questionari più sensibili sul divario retributivo e maggiormente segmentati per sesso. Almalaurea e il suo strumento di navigazione dei dati è sicuramente un esempio ma, a quanto pare, insufficiente a spiegare perché in sanità, a parità di condizioni, le donne continuano a guadagnare meno degli uomini.


La tutela contro le aggressioni agli operatori sanitari

I principali fattori di rischio si rinvengono negli atteggiamenti negativi dei pazienti nei confronti degli operatori, nelle aspettative dei familiari e nei lunghi tempi di attesa nelle zone di emergenza, che risultano in grado di sviluppare danni fisici, ma anche disturbi psichici, negli operatori che subiscono violenza.

Il provvedimento legislativo, nel recare un sorta di diritto penale a presidio della
medicina, interviene con una severa risposta sanzionatoria, ma il problema va risolto
anche affrontando e rimuovendo le radici profonde della violenza … di un paziente che
arriva a colpire il proprio medico.

La tutela contro le aggressioni agli operatori sanitari

Oggi i giornali, le tv, il web e tutti i media li chiamano “i nuovi eroi”.Eppure, da tempo è nota a livello mondiale una nuova emergenza sociale: la violenza contro di loro, la violenza nei confronti degli operatori sanitari.Ogni giorno, sono dati forniti dall’Inail, in Italia si verificano infatti ben 3 episodi di violenza contro gli operatori sanitari, comprensivi di intimidazioni e molestie.I principali fattori di rischio si rinvengono negli atteggiamenti negativi dei pazienti nei confronti degli operatori, nelle aspettative dei familiari, e nei lunghi tempi di attesa nelle zone di emergenza.Varata in piena pandemia da Covid-19, la legge 14 agosto 2020, n. 113, “Disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni”, tenta di rispondere all’esigenza di sicurezza avvertita dal personale medico-sanitario, e contiene varie misure sia a livello sanzionatorio sia a livello educativo e preventivo.Viene inoltre introdotta un’ipotesi speciale del delitto di lesioni personali, una nuova circostanza aggravante comune, in presenza della quale i reati di lesioni e percosse diventano procedibili d’ufficio, e una sanzione amministrativa.Per rispondere, nell’immediatezza, alle esigenze innanzitutto di praticità degli operatori, il volume presenta un primo commentario e una dettagliata e accurata analisi della legge n. 113/2020, e tenta altresì di prefigurare le ricadute derivanti dall’impatto delle nuove disposizioni nel tessuto normativo del sistema.Fabio PiccioniAvvocato del Foro di Firenze, Patrocinante in Cassazione. LLB presso University College of London, è Docente di Diritto penale alla Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali della Facoltà di Giurisprudenza, Coordinatore e Docente di master universitari e corsi di formazione. Giornalista pubblicista, è autore di pubblicazioni e monografie in materia di Diritto penale e amministrativo sanzionatorio.

Fabio Piccioni | 2021 Maggioli Editore

18.00 €  14.40 €

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