Siamo sicuri che gli infermieri, sfruttati e sottopagati, vogliano anche ‘prescrivere’?

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Sono anni che, in molti paesi europei (come Spagna, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Irlanda, Olanda, Norvegia, Polonia, Svezia e Regno Unito), gli infermieri hanno anche responsabilità nella prescrizione di farmaci e presidi vari.

Come ricordato ieri dal sindacato Nursing Up: “La normativa cambia da Paese a Paese e i requisiti formativi e prescrittivi sono diversi tra loro, ma le motivazioni che hanno avviato tali, importanti riforme in Europa, sono piuttosto comuni: aumento delle cronicità, implementazione del lavoro multiprofessionale e maggior offerta formativa universitaria per gli infermieri.

I paesi prevedono un’ampia varietà dei requisiti richiesti agli infermieri prescrittori. Per alcuni di questi l’abilità e la competenza nella prescrizione sono parte integrante della formazione infermieristica, laurea triennale, magistrale o specializzazione ad hoc”.

Qui nel bel paese, di certo, la situazione è molto diversa: “Guardando all’Italia e alle attuali condizioni del nostro sistema sanitario rispetto a quanto accade negli altri Paesi del Vecchio Continente, non possiamo non sentirci un po’ come Cenerentola spiega De Palma (presidente nazionale Nursing Up).

“È lecito chiedersi come mai nel nostro Paese siamo rimasti decisamente indietro rispetto ad altre nazioni nonostante le nostre fonti normative siano anche più avanti di quelle di altri Paesi europei.

L’Italia, così come gli altri Stati europei sopra citati, avrebbe dovuto porre in atto le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alle citate Direttive Europee entro il 25 ottobre 2013. Ma ciò di fatto non è mai avvenuto.

E mentre gli altri Paesi oggi corrono velocissimi, verso la sempre più crescente autonomia degli infermieri, nella piena comprensione che tutto questo giova non poco alla tutela della salute dei pazienti e alla qualità dei rispettivi sistemi sanitari, in Italia ci muoviamo al ritmo di un pericoloso e preoccupante passo del gambero”.

Il problema è che più che un incrocio tra Cenerentola e un gambero, l’infermiere italiano oggi si sente il super tragico Fantozzi della sanità: sottopagato, sfruttato, demansionato, preso in giro costantemente dalla politica, schiaffeggiato dai media, costretto ad accettare rinnovi contrattuali da vomito, costantemente irritato dalle pacche sulle spalle che gli arrivano da ogni dove e sempre più intenzionato ad abbandonare la professione.

A queste condizioni, visto che ancora oggi non riescono ad essere davvero ciò che leggi e sentenze gli sussurrano ogni giorno e che il loro Profilo Professionale gli dice da oramai quasi 30 anni… Siamo davvero sicuri che gli infermieri italiani vogliano, con qualsivoglia modalità, divenire anche dei “prescrittori” di alcunché?

In primis, se si vuole migliorare sensibilmente l’attrattività professionale dell’infermieristica italiana e se la si vuole davvero far assomigliare il prima possibile a quella degli altri paesi europei, URGE UN TEMPESTIVO E SENSIBILE ADEGUAMENTO DEL TRATTAMENTO ECONOMICO!
FORMATO CARTACEO
Guida al monitoraggio in Area Critica Il monitoraggio è probabilmente l’attività che impegna maggiormente l’infermiere qualunque sia l’area intensiva in cui opera.Non può esistere area critica senza monitoraggio intensivo, che non serve tanto per curare quanto per fornire indicazioni necessarie ad agevolare la decisione assistenziale, clinica e diagnostico-terapeutica, perché rilevando continuamente i dati si possono ridurre rischi o complicanze cliniche.Il monitoraggio intensivo, spesso condotto con strumenti sofisticati, è una guida formidabile per infermieri e medici nella cura dei loro malati. La letteratura conferma infatti che gli eventi avversi, persino il peggiore e infausto, l’arresto cardiocircolatorio, non sono improvvisi ma solitamente vengono preannunciati dal peggioramento dei parametri vitali fin dalle 6-8 ore precedenti.Il monitoraggio è quindi l’attività “salvavita” che permette di fare la differenza nel riconoscere precocemente l’evento avverso e migliorare i risultati finali in termini di morbilità e mortalità.Riconosciuto come fondamentale, in questo contesto, il ruolo dell’infermiere, per precisione, accuratezza, abilità nell’uso della strumentazione, conoscenza e interpretazione dei parametri rilevati, questo volume è rivolto al professionista esperto, che mette alla prova nelle sue conoscenze e aggiorna nel suo lavoro quotidiano, fornendo interessanti spunti di riflessione, ma anche al “novizio”, a cui permette di comprendere e di utilizzare al meglio le modalità di monitoraggio.   A cura di:Gian Domenico Giusti, Infermiere presso Azienda Ospedaliero Universitaria di Perugia in UTI (Unità di Terapia Intensiva). Dottore Magistrale in Scienze Infermieristiche ed Ostetriche. Master I livello in Infermieristica in anestesia e terapia intensiva. Professore a contratto Università degli Studi di Perugia. Autore di numerose pubblicazioni su riviste italiane ed internazionali. Membro del Comitato Direttivo Aniarti.Maria Benetton, Infermiera presso Azienda ULSS 9 di Treviso. Tutor Corso di laurea in Infermieristica e Professore a contratto Università degli Studi di Padova. Direttore della rivista “SCENARIO. Il nursing nella sopravvivenza”. Autore di numerose pubblicazioni su riviste italiane. Membro del Comitato Direttivo Aniarti. a cura di Gian Domenico Giusti e Maria Benetton | Maggioli Editore 2015
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