L’Ultimo turno: il film al Consiglio regionale Lazio

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Nella sala del Consiglio regionale del Lazio, dove erano presenti autorità e professionisti, è andato in scena “L’ultimo turno”, un film che abbiamo seguito e supportato sin dai suoi esordi e che più di ogni possibile testimonianza è stato in grado di raccontare la vita reale degli infermieri.

Alla proiezione erano presenti gli apici politici della Regione Lazio ma questa volta i protagonisti siamo stati noi infermieri, rappresentati da Maurizio Zega, presidente dell’Opi Roma e Coordinatore OPI della regione laziale.

Il film che mostra la durezza e l’umanità della professione

Se non avete ancora avuto la curiosità di vedere il film incentrato sulla professione, noi abbiamo avuto il piacere di recensirlo e di intervistare la regista Petra Volpe, dalla quale è emersa una motivazione profonda e vibrante verso la professione infermieristica.

Una passione che si manifesta in un equilibrio perfetto tra il realismo crudo del lavoro quotidiano dell’infermiere e la narrazione delle molte storie umane, intense e commoventi, dei pazienti e degli operatori che popolano un reparto qualunque, in un luogo qualunque dell’Europa contemporanea.

Abbiamo voluto questo evento – racconta Zega ai microfoni di Adnkronos/Saluteperché il film illustra come meglio non si poteva la vita professionale degli infermieri“.

La scelta di proiettarlo in un luogo politico non è casuale: “Abbiamo chiesto ospitalità al Consiglio regionale perché i legislatori potessero comprendere la durezza, ma anche la bellezza della nostra professione!

Infermiera in divisa blu seduta nello spogliatoio, scena dal film “L’Ultimo Turno”
Una scena del film “L’Ultimo Turno” con Floria, l’infermiera protagonista nello spogliatoio alla fine di un turno estenuante – Recensione e intervista alla regista Petra Biondina Volpe – Crediti per gentile concessione dell’Ufficio Stampa BIM Distribuzione.

Wound Care Facile: il manuale per formarsi nel trattamento delle lesioni cutanee

Prima di continuare con l’articolo vogliamo rubarti un minuto per chiederti: quante volte ti sei trovato davanti a una lesione complessa, magari su un paziente anziano o fragile, e hai pensato: “E adesso da dove inizio?”

Sul mercato esistono infinite medicazioni, ma nel nostro armadio (o nel carrello, o nello zaino!) ne abbiamo appena qualcuna a disposizione. Spesso siamo soli, senza nessuno che possa darci risposte certe in quel momento.

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Dalle basi ai fondamentali, ti diamo una vera “cassetta degli attrezzi” per gestire le lesioni con sicurezza. Niente di più, niente di meno.

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Parlare finalmente di riconoscimento degli infermieri

Il film è così diventato il pretesto per parlare del presente (e del futuro) della sanità pubblica, oggi in bilico tra carenza di personale e riconoscimento professionale.

Zega ha ricordato che “la salute pubblica senza di noi non esiste”, ma la categoria resta invisibile, schiacciata da una narrazione che ne riconosce solo le difficoltà: pochi, sottopagati e spesso dimenticati. Eppure dietro ogni turno ci sono anni di studio, competenze avanzate e molte responsabilità silenziose.

Da qui la richiesta di una svolta concreta: riconoscimento formale delle specializzazioni infermieristiche e la possibilità di “firmare” le proprie attività assistenziali, con un linguaggio scientifico e professionale pienamente istituzionalizzato.

Solo così – sottolinea Zega di fronte alla politica regionale – la nostra professione potrà tornare attrattiva per i giovani e garantire un futuro al servizio sanitario pubblico”.

Antonello Aurigemma, presidente del Consiglio regionale, assiste il riconoscimento infermieristico raccontato dal film: “raccontare il lavoro degli infermieri significa raccontare le parti migliori della nostra sanità”, citando anche il recente protocollo d’intesa fra Regione, Ordini dei medici e infermieri per potenziare la medicina e l’assistenza territoriale.

Infine, Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio, ha invitato a superare “retaggi culturali frutto di pregiudizi”, elogiando la forza del film di Petra: “È inutile parlare d’altro se nella quotidianità persiste ancora la dinamica del sacrestano e della perpetua col parroco”.

In un’ora e mezza di immagini e testimonianze, L’ultimo turno ha mostrato che dietro ogni camice c’è un essere umano.

E che la sanità, senza infermieri riconosciuti e valorizzati, rischia di restare, appena appena, un titolo di coda.

Immagine tratta dal film L'Ultimo Turno la storia di un difficile turno di un'infermiere in un ospedale svizzero. – Crediti per gentile concessione dell’Ufficio Stampa BIM Distribuzione
Immagine tratta dal film L’Ultimo Turno la storia di un difficile turno di un’infermiere in un ospedale svizzero. – Crediti per gentile concessione dell’Ufficio Stampa BIM Distribuzione

Redazione Dimensione Infermiere

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