Woundcare e Telenursing: quale relazione possibile?

ferite difficili
ferite difficili
di Gaetano Romigi

Epidemiologia

In ambito sanitario il problema della gestione delle lesioni cutanee sta diventando sempre più rilevante. Si stima che in Europa 1,5-2 milioni di persone abbiano una lesione cronica, mentre in USA le lesioni croniche affliggono circa 6,5 milioni di persone. La popolazione generale è sempre più numerosa e l’età media è sempre più elevata con una parallela diminuzione del numero degli infermieri.

Uno studio clinico svolto in Danimarca stima che dal 2001 ad oggi l’attività lavorativa degli operatori sanitari è aumentata del 40%, mentre nel Regno Unito il numero degli infermieri dei servizi territoriali è diminuito del 39% (Jorgensen S et al 2013). Si stima che il 3% del totale della spesa sanitaria sia rappresentato dai costi relativi alla gestione delle lesioni cutanee e delle complicanze.

Si ritiene che questi costi siano costituiti solo dalla spesa dei materiali utilizzati, come medicazioni, bende o antisettici topici, invece la maggior parte del costo relativo alla gestione delle lesioni cutanee si riferisce all’impiego degli operatori sanitari, al tempo di gestione ed al costo della degenza ospedaliera (Lindholm and Searle, 2016).(1).


La valutazione del paziente con ulcere croniche

Questo testo, pensato e scritto da infermieri con pluriennale esperienza e una formazione specifica nel settore del wound management, propone nozioni teoriche e strumenti pratici per capire quale ulcera e in quale paziente abbiamo di fronte, e definire quali obiettivi e quali esiti dobbiamo valutare e devono guidare i nostri interventi.

La valutazione del paziente con ulcere croniche

La valutazione del paziente con ulcere croniche

Claudia Caula - Alberto Apostoli - Angela Libardi - Emilia Lo Palo, 2018, Maggioli Editore

Quando, nelle corsie dei reparti, o dai lettini degli ambulatori, oppure durante gli eventi formativi o in occasione degli stage/ tirocini dei corsi di laurea e master universitari, si pone la fatidica domanda: “Cosa serve per ottenere la guarigione di un’ulcera cronica?”,...




Cute, salute e wound care

La cute è un organo fondamentale, più di quanto noi stessi pensiamo, ed è l’organo con cui ci connettiamo col mondo esterno. Rappresenta altresì la nostra identità ed appartenenza sociale.

Per questo e per tanti altri motivi va curata e mantenuta integra il più possibile. Il termine wound care, nonostante sia comunemente utilizzato dai professionisti sanitari, ed in particolare dagli Infermieri, è entrato a far parte della terminologia corrente solo da qualche decennio e significa sostanzialmente: ”curare le ferite”, di qualsiasi natura esse siano.

L’approccio wound care considera olisticamente la persona affetta da lesioni, con un percorso che deve tenere in considerazione tutti i fattori e le variabili correlate al paziente ed è una branca dell’assistenza in continua evoluzione e trasformazione.

Oggi più che mai l’insegnamento alla cura dell’intero apparato tegumentario, compresi gli annessi, la prevenzione delle lesioni, l’educazione sanitaria e la presa in carico di soggetti a rischio o affetti da ulcere acute o croniche, ulcere diabetiche, lesioni da pressione oppure traumi, ustioni e ferite chirurgiche richiede senza ombra di dubbio, specie nei casi clinici maggiormente complessi e di più difficile gestione, l’uso di adeguati strumenti, trattamenti avanzati, l’applicazione di sofisticate tecnologie, capacità relazionali e approccio multidisciplinare.

In sostanza questa vera e propria area richiede un approccio esperto e competente, conoscenze specialistiche e l’assunzione della responsabilità degli esiti. La formazione dunque diventa necessaria per acquisire le necessarie capacità.

La formazione

La figura dell’Infermiere specialista è un tema oggi estremamente dibattuto. Se ne parla per la prima volta nel 2006 con l’approvazione della Legge n.43. Questa norma, tra i diversi aspetti, ha previsto l’attivazione della formazione universitaria post-base (Master di 1° e 2° livello, Laurea Specialistica e Dottorati) per l’acquisizione di competenze e abilità clinico-assistenziali specifiche nonché di competenze gestionali ed organizzative avanzate.

Tuttavia il riconoscimento formale dell’Infermiere specialista rimane ancora tema aperto poiché non inserito in un organico provvedimento governativo che armonizzi gli aspetti giuridici e contrattuali e possa così portare all’individuazione di un adeguato profilo di competenze e responsabilità nell’organizzazione del lavoro.

Attualmente sono diverse le Università italiane che in questo settore hanno attivato percorsi di formazione specialistica post laurea aperti ad Infermiere, così come ad altre professionalità come medici, farmacisti, podologi ecc.

L’intervento dell’Infermiere specialista wound care appare centrale nella pratica clinica. La consulenza è utile al fine di programmare interventi di prevenzione ed educazione sanitaria rivolti al paziente, ai familiari, ai caregivers. Inoltre l’Infermiere specialista wound care è capace di identificare, valutare e trattare lesioni cutanee utilizzando tutti gli strumenti in suo possesso, dalle buone pratiche alle evidenze scientifiche più aggiornate, dalle scale di valutazione maggiormente in uso all’uso di strumenti informatizzati, dalle linee guida nazionali e internazionali ai protocolli e alle procedure interdisciplinari validate, fino alle consensus.

Come sappiamo le lesioni possono cronicizzarsi ed allungare enormemente i tempi di guarigione divenendo anche debilitanti e dolorose. Ciò determina un impatto negativo sulla qualità di vita, senza contare l’aumento dei costi per le famiglie e le istituzioni e l’enorme impegno per i professionisti sanitari.

Ciò che inizialmente appare come una banale lesione, può, in tempi brevi, trasformarsi in qualcosa di non ritorno risucchiando la persona in un vero e proprio vortice. Le lesioni infatti possono complicarsi, amplificare altre patologie concomitanti, possono infettarsi, condurre il paziente verso una setticemia, lo shock settico e il decesso, soprattutto in presenza di comorbidità.

Cure sul territorio e a domicilio

Come già detto in premessa le lesioni difficili a tutt’oggi sono in costante aumento e l’entità del fenomeno è in crescita soprattutto dopo gli eventi legati alla pandemia da Covid-19.

La drammatica esperienza vissuta in questi ultimi tempi infatti insegna che sono assolutamente indispensabili gli interventi di prevenzione unitamente a forme alternative di cura e assistenza sul territorio ed a domicilio.

In proposito appare interessante sottolineare come il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nella cosiddetta “Missione 6” riguardante la Salute abbia individuato tra gli obiettivi quello di “rafforzare le strutture e i servizi sanitari di prossimità e i servizi domiciliari” e quello di “sviluppare soluzioni di telemedicina avanzate a sostegno dell’assistenza domiciliare”.

Pare altrettanto interessante come per raggiungere tali obiettivi si siano individuate forme di investimento tese ad attivare concretamente sul territorio strutture intermedie. Sono previste entro il 2026 ben 1288 Case della Comunità e ben 381 Ospedali di Comunità, questi ultimi a gestione infermieristica.

Sempre nel PNRR si intende aumentare il volume delle prestazioni rese in assistenza domiciliare fino a prendere in carico, entro la metà del 2026, il 10 % della popolazione di età superiore ai 65 anni. L’intervento si rivolge in particolare ai pazienti di età superiore ai 65 anni con una o più patologie croniche e/o non autosufficienti.

Si intende anche attivare ben 602 Centrali Operative Territoriali, una per ogni Distretto, con la funzione di coordinare i servizi domiciliari con gli altri servizi sociali e sanitari, assicurando l’interfaccia con gli ospedali e la rete di urgenza-emergenza.

Wound care e Telenursing

Si sottolinea da più parti come la Telemedicina possa supportare al meglio i pazienti con malattie croniche. Forme nuove di tele-assistenza, tele-consulto, tele-monitoraggio e tele-refertazione rappresentano una alternativa valida.

Già da diverso tempo sono a disposizione di tutti gli operatori sanitari le più moderne e avanzate tecnologie applicabili all’assistenza. Ad esempio la possibilità di combinare luci infrarosse e analisi di immagini, l’Intelligenza artificiale che valuta i rischi ed evita l’affaticamento da allarmi, l’uso di apparecchi portatili modulari ed integrati per la misurazioni dei principali parametri o per il calcolo di indici di rischio, la stampa in 3D, comunicazioni in remoto che raggiungono Comunità altrimenti isolate, la robotica e la domotica per aiutare gli anziani fragili, e non solo.

Il Telenursing permette di effettuare valutazioni clinico-assistenziali più precise, calcolare previsioni attendibili, pianificare l’assistenza in team, comunicare e trasmettere una mole di dati e informazioni di alto valore prognostico come ad esempio immagini ad alta definizione. Sono in commercio programmi, applicazioni e software studiati specificatamente per aiutare l’Infermiere e gli operatori ad una più efficace, efficiente e tempestiva gestione di casi.

Il futuro è già qui

Sono tante le esperienze diffuse su tutto il territorio nazionale di colleghi che hanno avviato sperimentazioni, hanno attivato ambulatori infermieristici autonomi o associati assieme ad altri professionisti, che hanno avviato iniziative all’interno delle Farmacie dei Servizi oppure in collaborazione con medici di medicina generale e centri specialistici.

Da questo osservatorio privilegiato che è Dimensioneinfermiere, in sintonia con gli obiettivi di divulgazione scientifica, prossimamente, con la collaborazione degli affezionati lettori, vorremmo iniziare un vero e proprio censimento di “buone pratiche” nel wound care e proseguire, come già iniziato con buon successo, la realizzazione di iniziative formative ad hoc invitando autorevoli esperti del settore.

Bibliografia

Leggi anche:

Telenursing e Telemedicina: un’analisi delle criticità e delle prospettive future

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Coordinatore e Tutor Corso di Laurea in Infermieristica e Master area critica – Università Tor Vergata sede ASL Roma 2 – Prof a c. Infermieristica clinica in area critica e Membro Nazionale del Direttivo di Aniarti

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