Anche per Gimbe ci sono troppi medici e pochi infermieri

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Non mancano i medici, ma gli infermieri: è questa la vera emergenza silenziosa che sta logorando il Servizio sanitario nazionale. E se a confermarlo è la Fondazione Gimbe, allora è davvero arrivato il momento di togliere la testa da sotto la sabbia.

Il vero problema

Secondo la Fondazione Gimbe, il problema della sanità italiana non è la carenza di medici, ma la carenza sempre più grave di infermieri.

Questo è il costante paradosso tutto italiano: abbiamo più camici bianchi che in quasi tutti i Paesi Ocse (5,4 per 1.000 abitanti), secondi solo all’Austria ma siamo quasi in coda per numero di infermieri, con appena 6,9 per 1.000 abitanti contro una media europea di 9,5.

Un divario non solo statistico, ma che mina alla radice le odierne e future capacità del Servizio sanitario di rispondere ai bisogni dei cittadini.

Il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, nel corso di un’audizione alla Camera, ha definito “illusoria” l’idea di una riforma delle professioni sanitarie senza un impegno economico concreto.

La legge delega enuncia principi condivisibili, ma senza risorse rischia di restare lettera morta”, ha spiegato, denunciando l’assenza di misure capaci di invertire la fuga di professionisti dal sistema pubblico.

I medici ci sono, ma non servono il sistema pubblico

In Italia non mancano medici in senso assoluto: ne abbiamo molti, ma una parte consistente, oltre 92.000, non lavora nel Ssn, né come dipendenti, né come convenzionati o specializzandi.

A mancare, quindi, non sono i professionisti, ma le condizioni perché scelgano il servizio pubblico: retribuzioni poco competitive, turni massacranti e carriere bloccate.

Le carenze, quando ci sono, sono selettive e riguardano soprattutto i medici di famiglia (oltre 5.500 posti vacanti) e alcune specialità considerate meno attrattive, come medicina d’urgenza, radioterapia o medicina di comunità.

La vera crisi: gli infermieri che non ci sono

Il quadro cambia radicalmente quando si parla di infermieri. L’Italia si colloca al 23º posto in Europa per densità infermieristica e la forbice con gli altri Paesi si allarga di anno in anno, visto che sembra che si nel nostro paese si laureino più medici che infermieri.

Un problema strutturale, che nasce da un mix di stipendi bassi, scarsa valorizzazione professionale e turni sempre più insostenibili.

A questo si aggiunge un ulteriore dato allarmante: per la prima volta, i posti disponibili nei corsi di laurea in infermieristica superano le domande di iscrizione.

Un segnale chiaro che la professione non attrae più i giovani, nonostante sia una delle colonne portanti dell’assistenza sanitaria.

Gli infermieri italiani, oggi, si trovano a sostenere un carico di lavoro crescente, spesso senza un riconoscimento economico o contrattuale adeguato.

In molte strutture, un solo infermiere gestisce reparti o aree di emergenza con un numero di pazienti che in altri Paesi europei sarebbe impensabile.

Le conseguenze si riflettono non solo sulla qualità dell’assistenza, ma anche sul benessere psicologico dei professionisti, sempre più stanchi, demotivati e tentati dall’estero o dal settore privato

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Il rischio di un collasso

A complicare il quadro, c’è il progressivo definanziamento del personale sanitario. Tra il 2012 e il 2024, la quota di spesa sanitaria destinata a medici e infermieri è scesa dal 39,7% al 36,6%, con una perdita complessiva di oltre 33 miliardi di euro.

Una riduzione che ha eroso il capitale umano del Ssn e reso la professione infermieristica ancora meno sostenibile.

La crisi del personale sanitario non è un’emergenza temporanea — ha aggiunto Cartabellotta — ma il sintomo di un sistema che non investe più nelle persone che lo fanno funzionare”.

La legge delega in discussione alla Camera, pensata per valorizzare le professioni sanitarie, rischia di restare sulla carta.

Senza risorse vincolate e senza un piano per rendere più attrattiva la carriera infermieristica, il sistema sanitario pubblico continuerà a svuotarsi dall’interno.

Non è il numero di medici a mancare, ma la rete di infermieri che garantisce la continuità dell’assistenza. Senza di loro, le corsie si fermano, i pronto soccorso si paralizzano e la sanità pubblica perde la sua prima linea di contatto con il cittadino.

Oggi più che mai, la vera riforma della sanità italiana passa da qui: dalla ricostruzione del valore, della dignità e della presenza degli infermieri nel sistema sanitario nazionale.

Redazione Dimensione Infermiere

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Portale dedicato all’aggiornamento del personale infermieristico: clinica, assistenza, tecniche e formazione.

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