Mentre il Governo italiano contratta con il Primo Ministro Modi l’arrivo di migliaia di professionisti sanitari sul territorio nazionale, il mercato globale del lavoro evidenzia un forte paradosso.
Gli infermieri indiani continuano a cercare occupazione all’estero, attratti dalla domanda crescente e dalla prospettiva di ottenere salari elevati e migliori condizioni operative.
Tuttavia, l’Italia non risulta rientrare tra le loro destinazioni preferite: secondo i dati dell’associazione BorderPlus, infatti, altri paesi offrono benefit decisamente più vantaggiosi e livelli retribuitivi superiori, riducendo l’attrattività del nostro Servizio Sanitario Nazionale nel mercato internazionale del recruitment.
La domanda sorge pertanto spontanea: cosa ha previsto la politica italiana nell’accordo con il Governo indiano per incentivare il trasferimento di professionisti che, diversamente, sceglierebbero altre mete?
Il Governo italiano contratta infermieri indiani dal Governo indiano
Per far fronte alla carenza infermieristica in Italia, stimata in oltre 60.000 unità, il Governo sta adottando una strategia ambivalente.
Se da un lato appare evidente il tentativo di introdurre i primi, timidi riconoscimenti normativi per rendere la professione più attrattiva, come le lauree magistrali a indirizzo clinico e l’inquadramento dell’infermiere di ricerca , dall’altro si continuano a perseguire soluzioni che rischiano di depauperare la base professionale interna, puntando sull’importazione di personale da paesi extra-europei.
Sebbene sia innegabile che la scarsità di professionisti collochi l’Italia agli ultimi posti in Europa e tra i membri OCSE, proprio mentre l’apertura delle nuove Case di Comunità finanziate dal PNRR richiederebbe un forte potenziamento della sanità territoriale, l’esecutivo sembra voler reiterare vecchi schemi assistenziali anziché investire strutturalmente sulle risorse locali.
In questo contesto si inserisce la recente firma a Roma, da parte della premier Giorgia Meloni e del primo ministro indiano Narendra Modi, di una dichiarazione d’intenti volta ad agevolare la mobilità del personale infermieristico indiano verso l’Italia.
Il progetto, i cui primi dettagli erano stati anticipati dal ministro della Salute Orazio Schillaci, introduce una corsia preferenziale basata sul riconoscimento automatico di specifici titoli di studio indiani equivalenti a quelli italiani. Questo meccanismo consentirà la diretta iscrizione all’Ordine professionale, previa verifica dei requisiti tecnici e linguistici.
L’accordo, la cui supervisione è affidata a un Comitato di coordinamento congiunto, prevede programmi di addestramento e formazione linguistica certificata direttamente in India, seguiti da successivi approfondimenti tecnici e culturali una volta giunti in Italia.
Oltre al reclutamento nei reparti, l’intesa promuove lo scambio di professionisti senior e junior per favorire l’apprendimento interculturale e l’organizzazione di workshop e conferenze per la condivisione delle best practice.
Sul piano normativo, viene stabilito che ogni rapporto d’impiego sarà regolato dalla legislazione italiana, garantendo inoltre agli infermieri indiani la facoltà di trasferire i propri risparmi in patria in valuta convertibile.
Eppure gli infermieri indiani snobbano l’Italia e vanno in Germania
Paesi occidentali come Germania, Emirati Arabi, Belgio e Regno Unito stanno reclutando attivamente forza lavoro infermieristica dall’India con la promessa di condizioni di lavoro e retribuzioni migliori.
Solo l’Italia ha avuto la necessità di stabilire accordi intergovernativi per recuperare un po’ di quel surplus di forza lavoro tanto gradita ai paesi occidentali. A conferma di ciò, secondo fonti autorevoli, le mete preferite dagli infermieri che provengono dall’India sono comunque Germania, Regno Unito e Australia, quest’ultime due anche per l’uso dell’inglese lingua parlata anche dalla popolazione indiana.
Gli infermieri indiani, infatti, trovano sempre più conveniente lavorare all’estero, dove gli stipendi sono ben più alti rispetto a quelli percepiti nei loro paesi d’origine.
Secondo BorderPlus, ad esempio, un’infermiera in Germania può guadagnare fino a 3.300 € al mese dopo aver ottenuto la licenza, una cifra oltre cinque volte superiore a quella corrisposta dagli ospedali privati in India.
A facilitare questo esodo professionale sono agenzie specializzate, come BorderPlus stessa, che supportano gli infermieri indiani nell’inserimento lavorativo all’estero. La domanda è alta soprattutto nei reparti di terapia intensiva, geriatria e assistenza prenatale.
Per agevolare il reclutamento, molti paesi hanno alleggerito i requisiti linguistici e di abilitazione all’esercizio, una strategia adottata appunto anche dall’Italia, per rendere il sistema più attrattivo per il personale sanitario proveniente dall’India.
Le agenzie del lavoro intercontinentali
Per sostenere l’immigrazione degli infermieri dall’India, le agenzie intercontinentali specializzate nel collocamento sanitario stanno investendo in veri e propri campus formativi.
Offrono prestiti, borse di studio e supporto logistico per un massimo di 120 candidati per volta, con l’obiettivo di espandere la capacità fino a 500 posti.
Questi centri non si limitano all’insegnamento linguistico, ma forniscono assistenza nella documentazione, consulenza personalizzata e servizi orientati all’integrazione culturale e professionale nel sistema sanitario del Paese ospitante.
Modello che conferma quanto il reclutamento di infermieri indiani sia ormai un segmento redditizio e strutturato del mercato globale del lavoro.
La depredazione della forza lavoro sanitaria dei paesi occidentali
Nonostante il crescente esodo verso l’estero, le ripercussioni su scala nazionale sono evidenti. In India, il rapporto è di appena 1,96 infermieri ogni 1.000 abitanti, ben al di sotto della soglia minima raccomandata dall’OMS, fissata a 3. Nei Paesi OECD, la media è di 9,2; in Italia, si attesta a 6,2 (dati 2021).
Un paradosso che colpisce tanto l’India quanto l’Italia: da un lato, un Paese con pochi infermieri che li esporta, dall’altro uno con alta disoccupazione infermieristica e una carenza strutturale. Il nodo? Retribuzioni basse, scarsa soddisfazione e mancanza di valorizzazione professionale.
Il reclutamento massivo di infermieri indiani da parte dei Paesi occidentali solleva più di una questione etica. Alimenta la carenza nei territori d’origine, specie nelle zone rurali, e soffoca ogni possibilità di rivendicazione sindacale interna. Un modello di sfruttamento che qualcuno ha già definito “colonialismo al contrario”.
Gli esperti parlano chiaro: investire su formazione, condizioni lavorative e stipendi equi è l’unico modo per trattenere i talenti infermieristici. Ma si tratta di una scelta politica, spesso evitata perché costosa. E così, il ciclo continua. Anche gli infermieri italiani, in fondo, emigrano per le stesse ragioni.
Ma prima di pensare di andartene dall’Italia perché sei stanco di lavorare in ospedale, fare i turni e saltare continuamente i riposi, dovresti valutare la possibilità di lavorare sul territorio.
La sanità è alla disperata ricerca di migliaia di Infermieri di Famiglia e di Comunità e forse varrebbe la pensa formarsi per diventarlo.
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Di Infermieristica di Famiglia e di Comunità si parla in Italia dai primi anni del 2000.Da allora, molto si è dibattuto intorno a questa professionalità e al suo ruolo, cercando di farne emergere le possibilità operative e l’integrazione con le altre figure e funzioni della rete formale dei servizi, fino a quando la pandemia ci ha drammaticamente mostrato tutta l’inadeguatezza della risposta sanitaria a livello territoriale.Sono stati anni bui, dai quali abbiamo imparato che la difficoltà di accedere all’ospedale, sul quale poggia tutto il sistema, crea un cortocircuito a danno degli operatori, ma soprattutto dei cittadini, portatori di bisogni sia sociali che sanitari. Tuttavia l’emergenza sanitaria ha consentito di attivare riflessioni intorno al problema delle cure primarie e della funzione di gate keeping che il territorio dovrebbe svolgere. Le recenti norme legislative di riorganizzazione del si-stema territoriale hanno per la prima volta delineato un profilo specifico per l’Infermiere di Famiglia e di Comunità.Il presente volume è il primo manuale davvero organico e completo per l’Infermiere di Famiglia e di Comunità, e sarà di certo una risorsa preziosa- per gli studenti che intraprenderanno un percorso formativo in cure territoriali e in Infermieristica di Famiglia e di Comunità- per chi partecipa a concorsi- per i professionisti, non solo infermieri, che vorranno volgere lo sguardo verso nuovi orizzonti.Guido LazzariniProfessore di Sociologia dell’Università di Torino, docente di Sociologia della salute nel Corso di Laurea in Infermieristica.Tiziana StobbioneDottore di ricerca in Sociologia, Scienze organizzative e direzionali. Bioeticista. Professore a contratto d’Infermieristica presso la Scuola di Medicina dell’Università di Torino.Franco CirioResponsabile per le professioni sanitarie della Centrale Operativa Territoriale di Governo della continuità assistenziale e dei Progetti innovativi a valenza strategica dell’ASL Città di Torino.Agnese NataleSi occupa di ricerca, formazione e operatività nell’ambito della partecipazione e dell’empowerment di gruppi e persone in condizione di svantaggio.
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Perché gli infermieri indiani sono richiesti all’estero?
Gli infermieri indiani sono sempre più richiesti a livello internazionale grazie alla conoscenza della lingua inglese e alla disponibilità a trasferirsi. Un mix vincente che ha attirato l’interesse di numerose agenzie di collocamento transcontinentali, che facilitano l’espatrio offrendo supporto per visti, corsi di lingua e inserimento lavorativo.
Ma cosa spinge davvero gli infermieri indiani, invece, a lasciare il proprio Paese? Le retribuzioni.
In Germania si parte da 2.700 euro al mese, con possibilità di arrivare a 3.300 euro dopo la licenza. Nel Regno Unito, gli stipendi partono da circa 2.600 sterline, l’equivalente di 9–12 volte uno stipendio medio mensile in India.
Quanto agli Emirati Arabi Uniti, il discorso cambia completamente: le offerte salariali sono così elevate che il confronto non regge nemmeno per gli infermieri italiani.
Secondo l’ODEPC, gli stipendi proposti da Dubai sono più che raddoppiati negli ultimi anni, attirando personale sanitario da tutto il mondo, anche dall’Italia.
Perché gli infermieri indiani decidono di emigrare?
Per molti infermieri indiani, emigrare è diventata una scelta quasi obbligata. La domanda globale di personale sanitario, unita a retribuzioni più elevate e migliori condizioni di lavoro, spinge sempre più professionisti verso l’estero. Solo in Germania, d’altronde, si stima un fabbisogno di 150.000 infermieri già nel 2025, che salirà a 500.000 entro il 2030.
Per rispondere a questa emergenza, Berlino sta sviluppando percorsi di migrazione strutturati e “etici”, capaci di attrarre operatori qualificati.
La verità che emerge da questi dati, è che neanche per gli indiani siamo una metà ambita a cui fare concorrenza.
Forse la preoccupazione maggiore è quella che agenzie del lavoro come BorderPlus possano fiutare definitivamente l’aria di stagnazione qui in Italia e incominciare ad investire anche nel nostro paese: così che, insieme agli indiani, iniziamo ad essere merce di scambio ed emigrazione per lavorare in paesi stranieri con condizioni di lavoro e stipendi migliori.
Gli infermieri italiani dovrebbero preoccuparsi: perché non hanno nulla di cui preoccuparsi
Gli infermieri italiani non hanno motivo di temere una concorrenza al ribasso da parte dei colleghi indiani: l’Italia non è tra le mete ambite, né rappresenta un’opportunità particolarmente vantaggiosa per chi cerca retribuzioni e prospettive migliori. E a dirlo non siamo noi, ma i dati raccolti da associazioni come BorderPlus.
Il vero timore, semmai, è che agenzie del lavoro inizino a investire anche nel mercato italiano, annusando il clima di stagnazione e malcontento che serpeggia tra gli operatori sanitari.
In quel caso, potremmo non solo assistere all’arrivo di professionisti da altri Paesi, ma anche diventare noi stessi parte di un sistema di esportazione della forza lavoro infermieristica. Come avviene da molti anni.
Un paradosso tutto italiano: formare professionisti di valore, per poi vederli partire in cerca di stipendi e dignità altrove.
Autore: Dario Tobruk (seguimi anche su Linkedin – Facebook – Instagram – Threads)
Fonti:
- Stubbs F. Recruitment of nurses from India and their experiences of an Overseas Nurses Program. Nurs Crit Care. 2017 May;22(3):176-183. doi: 10.1111/nicc.12181. Epub 2015 Jun 22. PMID: 26095166.
- Alonso-Garbayo A, Maben J. Internationally recruited nurses from India and the Philippines in the United Kingdom: the decision to emigrate. Hum Resour Health. 2009 Apr 24;7:37. doi: 10.1186/1478-4491-7-37. PMID: 19393080; PMCID: PMC2680394.
- MedicalBuyer (2023). Germany fast becoming popular work destination for indian nurse. [medicalbuyer.co.in]
- Greco, G., de Belvis, A. G., Meregaglia, M., Fattore, G., & Ricciardi, W. (2023, December 18). Challenges for the Italian National Health Service in 2024. How to plan the future health workforce. European Observatory on Health Systems and Policies – Health Systems Monitor.
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