Alessandro: da infermiere a postino (con il sogno del manager)

Redazione 19/10/21
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Si pensa che chi faccia l’infermiere abbia il lavoro garantito quasi al 100%. Ma si sa, le statistiche dispiegano i dati, non raccontano le singole storie dietro ai numeri. Per questo motivo vogliamo raccontarvi quella di Alessandro che da infermiere diventa un postino, con il sogno della carriera manageriale. Ha fatto bene, ha fatto male? Scopriamo la sua storia!

Alessandro: da infermiere a postino (con il sogno del manager)

Avere un lavoro è sempre complicato, averne uno stabile, magari anche a tempo indeterminato poi, è quasi una missione impossibile. Ma mollare non è mai contemplato, anche quando il destino è avverso ai propri sogni e obiettivi, bisogna continuare a insistere cercando la propria strada. La storia è raccolta nell’edizione di Novara de “La Stampa” ed è fatta di confusione e delusioni, ma anche tanta resilienza e coraggio.

Da infermiere pediatrico a disoccupato

Il protagonista di questa storia è Alessandro Bellora, trentunenne della provincia di Novara. Dopo essersi laureato come infermiere pediatrico, ha scoperto un problema di salute che gli impedisce di continuare a fare bene il suo lavoro. Dopo una breve esperienza come docente all’Università del Piemonte Orientale, conclusa perché “non potevo essere confermato in cattedra per la mancanza di attività in ospedale“, si reinventa temporaneamente nel settore della ristorazione: cameriere, gelataio, addetto in una gastronomia.

Tanto lavoro ma niente di solido, duraturo. Soltanto contratti senza prospettive: “Ho fatto di tutto. – spiega Alessandro – Nel frattempo l’età cominciava a diventare un guaio nella ricerca del posto, e in alcuni casi possedere una laurea era addirittura controproducente. Purtroppo la nostra generazione sconta la crisi che stanno attraversando molti settori. Tanti miei coetanei sono a casa.”

Arriva il lavoro da postino

Siamo nel 2017 e PosteItaliane emana un avviso in cui si cercano postini per la provincia. Alessandro risponde e la sua vita è letteralmente cambiata da allora: viene assunto con un contratto triennale, una boccata d’aria in quel mondo di precarietà.

Comincia il suo lavoro da postino nel suo piccolo paese di duemila e rotti abitanti: “Questo mestiere è un gioco da ragazzi – racconta– Bisogna imparare le vie, studiare i percorsi più adatti per consegnare tutto nei tempi prestabiliti. Negli anni si è sviluppata anche la tecnologia e l’aggiornamento delle competenze è costante”.

Il sogno della carriera in PosteItaliane

Dopo qualche anno, Alessandro viene ampiamente confermato con un contratto a tempo indeterminato, passando da postino alla logistica: gestisce un magazzino di lettere e pacchi che copre un area molto vasta del Piemonte.

In certi periodi come il Natale è responsabile del via e vai di 6000 articoli. Ma sembra che Alessandro, l’ex-infermiere, abbia trovato la sua strada: “Questo settore mi ha sempre incuriosito e ora che lo vivo in prima persona, mi regala soddisfazioni. Qui a Poste Italiane percepisco meritocrazia e ora spero di fare carriera. Mi piacerebbe specializzarmi nel monitoraggio qualità, la divisione che si occupa di verificare la correttezza delle procedure”.


L’ infermiere di famiglia e di comunità

In queste pagine l’attenzione si concentra su storie che riuniscono, senza soluzione di continuità, bambini, adulti, anziani e le loro comunità.

Storie dove le competenze e le capacità tecniche storiche dell’infermiere sorreggono quelle innovative in cui le relazioni intense dei protagonisti mettono in moto la creatività e la capacità di attivare risorse, anche eterodosse, per sviluppare interventi partecipati di prevenzione e percorsi assistenziali condivisi e personalizzati.

L’ infermiere di famiglia e di comunità

Nella dialettica tra comunità, persona, famiglia e sistema solidale, una dialettica oggi sempre più difficile a causa dei mutamenti demografici in atto, si inserisce l’infermiere di comunità e di famiglia: due aree di competenza differenziate e complementari, che obbligano a un ripensamento profondo del ruolo e della professione, dal punto vista clinico, sociale e organizzativo. In queste pagine l’attenzione si concentra su storie che riuniscono, senza soluzione di continuità, bambini, adulti, anziani e le loro comunità. Storie dove le competenze e le capacità tecniche storiche dell’infermiere sorreggono quelle innovative. in cui le relazioni intense dei protagonisti mettono in moto la creatività e la capacità di attivare risorse, anche eterodosse, per sviluppare interventi partecipati di prevenzione e percorsi assistenziali condivisi e personalizzati. Apparirà ancora più chiaro che l’assistenza non può e non deve essere standardizzata, ma deve essere personalizzata a seconda delle esigenze delle persone e delle caratteristiche delle comunità. “Questo libro – tecnico e coinvolgente – dovrebbe finire in mano a tante persone… Sono pagine che parlano alle nostre esistenze. Alla vita di chi ha dedicato le proprie giornate al sociale. a chi si è appena affacciato a quello che, probabilmente, domani sarà il suo lavoro. a coloro che comunque nutrono interesse, più con il cuore che con la mente, a fatti e vicende che toccano uomini e donne soprattutto nel periodo della difficoltà e dell’abbandono” (dalla Presentazione di don Mario Vatta).

Maila Mislej, Flavio Paoletti | 2008 Maggioli Editore

16.00 €  12.80 €


Infermieri che cambiano lavoro

Questa storia ci fa riflettere su quanto sia semplice lasciare alle spalle anni di studi per un altro lavoro, spesso più gratificante per la persona stessa. Forse il caso di Alessandro è particolare e non ripetibile, o forse molti più infermieri desiderano fare un passo simile a lui e magari cambiare lavoro.

In ogni caso non possiamo che augurare all’ex-collega solo il meglio e una carriera florida in un servizio spesso non illuminato dai riflettori come il nostro ma essenziale.

Fonte: PosteNews.it

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