Consapevolezza infermieristica: aumentare il benessere attraverso i social

La settimana della Consapevolezza Infermieristica
La settimana della Consapevolezza Infermieristica

La “Settimana della Consapevolezza Infermieristica”: un tentativo social per aumentare il benessere professionale degli infermieri.

a cura di Titti De Simone – Laboratorio di Nursing Narrativo, Milano –desimone.titti@gmail.com – emozionariosanita@gmail.com – nursingnarrativo@gmail.com

Questo è il quarto contributo del Laboratorio di Nursing Narrativo di Milano della sezione “Bioetica” del sito Dimensione Infermiere, che ringraziamo nuovamente per l’ospitalità.

La “Settimana della Consapevolezza Infermieristica” ha preso vita all’interno del progetto “Emozionario dei Professionisti Sanitari” adottato dal Laboratorio di Nursing Narrativo – Milano nel mese di marzo di quest’anno.

Il progetto stesso nasce e trova ragione di essere dalla necessità di costruire nuovi significati contribuendo a ridefinire confini e consapevolezze grazie alla comunità. Lo fa attraverso la raccolta di storie e parole, poesie e riflessioni ricevute in dono dai colleghi, attraverso le dirette che abbiamo organizzato per elaborare emozioni e sentimenti legati alla pratica quotidiana della professione.

Dagli scritti finora ricevuti, che stiamo trattando con gli strumenti della ricerca qualitativa, emerge la necessità di uno spazio di condivisione, un luogo di ascolto attivo, di condivisione dove trovare respiro e nuove energie.

Ho sentito prepotente la necessità di dedicarci questo tempo e questo spazio al termine della diretta “Cinquanta sfumature di Dolore” del 29 aprile (di cui è possibile visionare la registrazione sulla pagina Fb del Laboratorio, come di tutte le altre iniziative finora realizzate) partendo proprio dalla definizione di salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: “La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplice assenza di malattia o di infermità”.

E’ stata una diretta per me molto impegnativa, realizzata interamente con il contributo dei colleghi infermieri Paola Gobbi, Cristina Trabucchi e Agostino Guarino. in cui ho moderato storie di dolore che appartengono ai singoli ma che possono considerarsi patrimonio della comunità, vissuti da molti in forme e modi diverse, con voci che si sovrappongono permettendoci di osservare la realtà da diverse angolazioni.

Ma cosa facciamo noi per il nostro benessere professionale? Quanto spesso nella nostra quotidiana attività noi infermieri pensiamo ed agiamo per il nostro benessere fisico, mentale e sociale? Siamo consapevoli di avere questo diritto? In che modo le organizzazioni ci supportano? Cosa possiamo fare come singoli e come comunità?

Possiamo di certo iniziare con una presa di coscienza della necessità partendo dalle nostre consapevolezze di professionisti ed esseri umani con la speranza che il prenderci cura di noi stessi divenga una priorità anche delle organizzazioni, come avviene in altri posti del mondo (basti pensare ad i colleghi che operano nei paesi anglosassoni) e in altri gruppi professionali, in un’ottica di buone pratiche legate al diritto all’autocura capaci non solo di aumentare il nostro benessere ma di migliorare l’assistenza, la salute pubblica ed i nostri stili di vita, già fortemente compromessi dall’organizzazione dei lavori in turni e la continua carenza di personale.

Ho quindi creato, in collaborazione con le colleghe del Laboratorio, un evento attorno alla Giornata Internazionale dell’Infermiere, che si è commemorata come ogni anno lo scorso 12 maggio, pensando ad una settimana intera per festeggiarci con una serie di video ed eventi pensati per il nostro benessere fisico e psicologico.

La rete ancora una volta è stata preziosa e gli strumenti “di sopravvivenza” che ci hanno aiutato durante la pandemia sono stati di nuovi salvifici permettendoci di sperimentare nuovi spazi in cui stare.

Bioetica clinica e consulenza filosofica

Bioetica clinica e consulenza filosofica

Paolo Cattorini, 2008, Apogeo Education - Maggioli Editore

Che cos’è la bioetica clinica" E’ possibile una consulenza etica individuale" E che rapporti ha con la psicoterapia" Chi può esprimersi sullo statuto ontologico dell’embrione" Come capire se una sospensione delle cure è una vera e propria eutanasia" Quali problemi morali...



L’idea alla base di questa settimana, dal 5 al 12 maggio, era quella di regalare alla comunità piccoli video della durata massima di 10 minuti in cui esplorare noi stessi attraverso il corpo e la mente, brevi momenti di raccoglimento, piccole pillole di benessere.

Sono intervenuti:

  • le personal trainer Micol Rivelli e Monica Marchetti che hanno strutturato dei percorsi mirati per tonificare il nostro corpo, per decomprimere dopo una giornata faticosa e per ritrovare le energie attraverso il muscolo delle emozioni;
  • la collega e filosofa Cristina Trabucchi ha raccontato del respiro come pratica per ritrovare “il centro”, insegnandoci delle tecniche di respirazione finalizzate a promuovere benessere;
  • lo scrittore Marco Tulipano ha parlato della forza creatrice della parola e del limite che sperimentiamo con le emozioni e della potenza della narrazione
  • alla comunità dei colleghi ho chiesto di filmarsi mentre condividevano le emozioni sperimentate durante la loro quotidiana attività e con Paola La Rosa abbiamo montato un video con le loro frasi.

Ho creato inoltre un evento in diretta con la collaborazione di Elisa Crotti in cui ho invitato Patrizia Pradella per una sessione live di Groove, attività fisica nata recentemente, legata ai concetti di empowerment, accettazione del sé e del proprio limite.

Ed infine ho dato vita ad una social dreaming atipica in cui, con la collaborazione delle colleghe Isabella Scanniffio e Ornella Ventura, abbiamo moderato una discussione sulle emozioni dopo la visione “in solitaria” del film “Inside out” (disponibile su Netflix)

Il bilancio del programma di eventi si chiude con qualche migliaio di visualizzazioni, centinaia di commenti e condivisioni. La potenza della rete e della comunità ha permesso, attraverso i video settimanali e le interazioni tramite i post sulla pagina Facebook del Laboratorio (a cui sono iscritti più di 2400 persone), di raggiungere i colleghi in tutta Italia, raccogliendo volti e voci di infermieri che dai diversi servizi hanno potuto condividere e sentirsi parte di un gruppo professionale in fermento, che si sta interrogando e sta cercando nuovi spazi in cui esprimersi.

Questi gli obiettivi del progetto e di questa settimana che ci siamo regalati.

L’elaborazione dei vissuti attraverso la narrazione, il lavoro in gruppo e la percezione di non essere soli di fronte alle fatiche che sperimentiamo ogni giorno nello svolgimento quotidiano della nostra professione, il prenderci cura di noi stessi attraverso momenti strutturati per aumentare il nostro benessere professionale, la consapevolezza che le emozioni che viviamo sono comuni e possono essere legittimate attraverso un percorso di ascolto e condivisione.

Tutto questo nell’ambito di un nuovo modo di vivere la professione, di sentire la relazione e noi stessi.

Un modo più consapevole, improntato sulla costruzione di nuovi confini in cui stare comodi e far trovare uno spazio di dignità alle fatiche, alle emozioni, alle sfumature del nostro sentire.

Che sappia di avere il diritto al proprio benessere professionale.
Che si renda protagonista dello stesso anche attraverso pratiche quotidiane, in un gruppo di pari, con strumenti di facile uso.

Per arrivare, infine, ad una nuova identità di professionista che si interroga mettendo in campo tutte quelle competenze che ha maturato negli anni attraverso la pratica, al letto del malato, nelle équipe multidisciplinari, nel campo delle relazioni e che sia in grado di fare rete rendendo risorsa la comunità in un’ottica di crescita personale e professionale, lontana dall’essere autoreferenziali, vicinissima al singolo e al valore dello stesso in quanto portatore di una storia preziosa che, attraverso la narrazione, diviene universale.

 

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Due lettere “N”, una si specchia nell’altra, perché la realtà va studiata con occhi e prospettive nuove; le due N rappresentano anche la parte razionale e quella emotiva di ciascuna di noi, che ci guida nell’incontro con i colleghi e nei percorsi formativi sui temi sensibili della bioetica e della deontologia, rappresentati dal libro, che contiene le storie delle persone assistite raccontate dagli infermieri.

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