Cosa succede e cosa fare quando la Polizia Giudiziaria arriva in reparto?

Cosa succede e cosa fare quando la Polizia Giudiziaria arriva in reparto

Una presenza inquietante nei reparti: la Polizia Giudiziaria, questa sconosciuta. A volte l’abbiamo intravista e seguito dritto. Tanto non era lì per noi. Noi non abbiamo fatto niente!

Tante domande

Abbiamo a volte notato una presenza nuova in corsia? Qualcuno passando, ci ha lanciato un’occhiata che ci è rimasta impressa? E’ come aver visto degli alieni! Venivano a “rapire” chi? Cosa centriamo noi poveri infermieri?

Spesso ci estraniamo, sembra quasi avessimo un “paraocchi” che ci indica una sola via: fare tutto ciò che è in consegna, fare veloce, a volte non curando i particolari, e con un velo mentale avvicinarci virtualmente al timbratore del badge. Ma occorre pensare a fare anche bene, con calma e tutto.

Quando c’è puzza di bruciato arriva subito

Uno sguardo lanciato di sbieco, un leggero sussulto che fa stridere i nostri zoccoli di gomma, tanto da incidere una striscia sull’opaco linoleum, e poi abbiamo fatto spallucce disinteressati continuando il nostro lavoro: sempre indaffarati, sempre impegnati a crociare caselle interminabili, senza alzare lo sguardo al cielo (tanto finiremmo per vedere quello sintetico, appeso, facendoci abbagliare dai luccicosi neon), e capire quanta distanza c’è tra il soffitto e la nostra testa.

Finiremmo per commentare: “Non siamo nè più bassi, nè più alti di stamattina“. Perchè quindi fermarci a curiosare, a cercare di capirne il motivo e il contesto? Noi facciamo un lavoro già tanto stressante, pericoloso e sottopagato, perchè prenderci sul groppone anche questo pensiero?

Perciò li abbiamo intravisti e subito scordati, quegli uomini vestiti “normali”, a volte in divisa, con delle carte in mano. Cosa diavolo volevano dalla Coordinatrice? Perchè stanno entrando nella stanza del Direttore? Boh!? Abbiamo esclamato tra noi e noi un impertinente “ecchissenefrega”, e continuato per la nostra strada, per sapere poi che erano lì per un problemino, così per scambiare due chiacchiere con i “vertici” del Reparto, per spettegolare, per fare giusto un appunto ed un’osservazione su di un certo errorino accaduto la scorsa settimana.

Perchè c’è puzza di bruciato? No, forse è il sentore dell’elettrobisturi, Arriva dal labirinto di corridoi che si estendono intricandosi; si è intrufolato dal blocco Operatorio adiacente. E si sa quando spinge la tramontana!

Ma il bruciato era qualcos’altro. La Polizia Giudiziaria era lì per questo.

Malati per forza

Malati per forza

Ferdinando Schiavo, 2014, Maggioli Editore

Ferdinando Schiavo alla richiesta della definizione del suo ruolo scientifico, ama rispondere: "Onesto artigiano della neurologia e della neurologia dei vecchi". Neurologo, specialista nel reparto neurologico ospedaliero, e nell'ambulatorio UVA (Unità Valutativa Alzheimer), attualmente è...



Cosa succede quando la Polizia Giudiziaria arriva in reparto?

Di già non sarebbe proprio così. I convenevoli lasciano il tempo che trovano.
Se per caso la intravediamo in reparto vuol dire che qualcosa di sospetto è stato commesso. Purtroppo un fattaccio si è palesato intorno a noi ed ora “cerca vendetta”, vuole che si indaghi la verità, grida giustizia e cerca punizioni esemplari.

E noi? Potremmo fare un sospiro di sollievo? Beh, non proprio! Qualcuno è stato, qualcuno di noi, o più di uno nella sua vita quotidiana lavorativa è possibile che abbia commesso un errore, un reato, senza saperlo, senza volerlo, e chi più ne ha… Naturalmente fino a prova contraria.

Ma chi è la Polizia Giudiziaria?

La Polizia Giudiziaria non riveste il ruolo preventivo ma entra in campo quando un reato è già stato commesso, assumendo una triplice funzione:

  • investigativa;
  • repressiva;
  • esecutiva.

E’ un organo i cui soggetti appartengono alle diverse Forze dell’Ordine (Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza), ed è chiamata ad esercitare una funzione pubblica.
Anche il Sindaco può essere legittimato a questa funzione nei Comuni nei quali non sia presente un presidio delle Forze suddette.

Ma anche Guardie provinciali e comunali (Polizia Municipale) possono farne parte. Dopo un’ulteriore formazione professionale svolgono attività investigativa per conto di un organo giudiziario cioè un Magistrato (Pubblico Ministero) o un Giudice (artt. 55, 56, 58 e 59 c.p.). (vedi)

Questi “investigatori” sono dislocati nelle sezioni di Polizia Giudiziaria presso le Procure della Repubblica, e sono direttamente interessati, essendo l’immediato braccio operativo dell’Autorità Giudiziaria. Mentre i servizi, aventi un ruolo secondario, si trovano presso le Questure, Comandi dei Carabinieri, Guardia di Finanza, e così via.
Secondo il codice penale la P.G. si occupa, anche di propria iniziativa:

  • di impedire che i reati vengano portati a conseguenze ulteriori;
  • di ricercarne gli autori;
  • di compiere gli atti necessari per assicurare le fonti di prova;
  • raccogliere quantʼaltro possa servire per lʼapplicazione della legge penale (Art.55 c.p.).

Cosa vogliono da noi?

Ci interrogheranno? Probabile. Il loro scopo è conoscere le circostanze dei fatti, chi potrebbe essere implicato ed avere informazioni utili per ricostruire il fatto. Possono spulciare tra le carte, vedere come sono state conservate le cartelle, acquisire di tutto e di più. Potrebbero, infatti, essere legittimati ad agire con estrema “pignoleria” per esaminare un determinato contesto: di presa in carico, di assistenza e di cura, chiedendoci addirittura di riferire come avvenga (simulare) il passaggio di consegne (diverse pronunce della Cassazione sugli errori in merito, Cass. pen. 11601/2015; Cass. Pen. 9638/2000), per capire e mettere in luce a chi giudicherà le eventuali falle.

I nostri movimenti sotto la lente

Le azioni, le capacità, le corse a destra e sinista, quante volte siamo andati in bagno, il traffico del nostro smartphone (con “lavoro” sui social annesso): interessanti elementi probatori.

Ogni comportamento lascia delle tracce, e si può definire un modus operandi anche a livello lavorativo in quanto ripete l’azione professionale e le sfumature che fanno ormai parte del nostro bagaglio culturale acquisito. Fino a quando non apprenderemo nuove skill (abilità) che ci faranno modificare e deviare dal vecchio modo di fare, ripeteremo le nostre azioni, giuste o sbagliate che siano.

Quindi numerosi possono essere gli elementi di valutazione da cui trarre spunto per arrivare a capire innanzitutto come si sono svolti gli eventi, chi ne ha fatto parte, in che modo, ecc..

Esempi di elementi analizzati. Domanda e risposta.

Ad ogni domanda (dalle più semplice alle più complesse) o constatazione necessarie per la valutazione, la Polizia Giudiziaria. Potrebbe richiedere o sviluppare in autonomia una risposta o decidere un accesso presso una fonte da cui attingere informazioni, evidenziando di conseguenza e portandoci ad analizzare anche un nostro particolare comportamento o criticare mettendo in discussione un algoritmo di azione.
Vediamo alcuni esempi:

  • D. Dove è avvenuto il fatto? R. In Reparto.
  • D. A che ora? R. Alle 10.30
  • D. Quanto personale si trovava a quell’ora in reparto? R. Accesso fonte: indagini presso ufficio Pres./Assenze per visualizzazione timbrature. Uso telecamere a circuito chiuso.
  • D. Quanti Operatori lavorano nel reparto/servizio? R. Lavorano tot. persone (indagini su eventuale carenza del Personale, se già segnalata in Direzione Personale come da Cass. Pen. 11601/2015, ecc.).
  • D. Come è il rapporto infermiere/OSS od altro? R. Accesso fonte: protocolli interni, Direzione del Personale, ecc..
    D. Come è organizzato il lavoro in reparto? R. Vi sono protocolli operativi (dettati da chi? Se linee guida, best practice, o semplicemente per idee personali di Coordinatore o Direttore, che mi dicono ancora esistenti).
  • Constatazioni. La paziente è deceduta. Ci sono stati ritardi nel soccorrerla. Il Medico Legale ha accertato che si sarebbe potuto fare qualcosa tramite una RCP che nessuno in reparto ha praticato: chi è corso a prendere il carrello delle emergenze, chi a chiamare l’anestesista-rianimatore, chi il medico di reparto….la paziente intanto moriva.
  • D. Come è organizzata la formazione all’interno della U.O.? Ai corsi si va tutti indistintamente? Ci sono preferenze, o il Coordinatore è restio alle assenze per la formazione vista la carenza degli infermieri?

Domande su domande. Infiniti elementi da valutare con dedali di vie in cui infilarsi. Compito arduo, ma utile ed ambìto, sopratutto se pensiamo che è un sentiero molto battuto, oltre che dalla P.G., anche da CTU (Consulente Tecnico d’Ufficio), Perito, CTP (Consulente Tecnico di Parte).

Vie da seguire per fare la differenza ed arrivare con propria particolare ricostruzione (anche facendo emergere “sottigliezze” tralasciate da altri), ad una evidenza della verità, per presentarla all’Organo giudicante in una determinata cornice.

Cosa fare quando la Polizia Giudiziaria arriva in reparto?

Forse crediamo che se non interpellati gridare “Evviva!” sia bello e costruttivo. Anche questa volta ce la siamo scampata. E’ stato il collega (forse lo hanno interrogato e fregato), e l’OSS era molto giù. Il Coordinatore non ci ha detto niente, né chiamati. Il Direttore lo abbiamo visto più tranquillo che mai (covava qualcosa), anche se a testa bassa è passato senza salutare.

Ma così non va bene. La costruzione e la sinergia del lavoro d’equipe, deve possedere una linfa vitale che circola ininterrottamente. Il flusso alimenta la professionalità di ognuno, arriva a rinforzare la capacità e l’abilità di cura. E’ così che si salvano le persone dalle malattie.

Qualsiasi interruzione del suo scorrere, debilita e porta verso l’autodistruzione.
L’eventuale coinvolgimento, almeno le notizie possibili (non quelle coperte da segreto istruttorio), devono essere comunicate dal Coordinatore e dal Direttore.

Comunicare e capire insieme l’accaduto servirà come monito e avviso che qualcosa non è andato come doveva andare. Non cercando di giudicare (come fondamento di un ottimale processo di Rischio Clinico), ma analizzare, scorporare, “sezionare” l’avvenimento per non incorrere mai più, o almeno cercar di fare meno danni possibili, data la nostra singolare fallibilità d’esseri umani.

Autore: Giovanni Trianni – Infermiere Legale Forense

Fonte:

  • https://www.diritto.it/la-polizia-giudiziaria-scopriamo-formato-tipo-organo-investigativo-qual-compito-sherlock-holmes-italiani/
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Infermiere presso DSM ASL Lecce. Formatore e Tutor. Master in infermieristica legale forense. Master in Psicologia Investigativa e Scienze Criminali. Membro e collaboratore Ufficio Stampa APSILEF. I suoi lavori spaziano nella sfera legale dell'infermieristica con uno sguardo attento al diritto del lavoro, al rischio clinico, alla cronaca.

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