Covid, “Chi è contro i vaccini in molti casi ha un basso livello di istruzione”

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Propensione o meno ai vaccini anti-Covid degli italiani: una ricerca della Fondazione Italia in Salute, realizzata da Sociometrica, ha fatto emergere dei dati piuttosto interessanti.

Circa 17 italiani su 100 non sono certi circa la sicurezza/efficacia della vaccinazione anti Covid

Un numero consistente, minaccioso e che potrebbe creare problemi, sempre che l’obiettivo rimanga quello di vaccinare l’intera popolazione italiana e/o di arrivare quanto prima alla cosiddetta ‘immunità di gregge’: il 7,5% della popolazione è assolutamente deciso a non farsi vaccinare contro il Covid-19 e il 9,9% è perplesso.

Fortunatamente, il 73,3% degli italiani è decisamente pronta a vaccinarsi e, aggiungendo a questa quota quella di coloro che vorrebbero poter scegliere quale siero farsi inoculare, si arriva all’80,9%. Tra questi, il 17,5% è definito ‘totalmente fiducioso’ e il 45,3% ‘abbastanza fiducioso’ verso i vaccini contro il Covid.

Chi è che rifiuta la vaccinazione?

Partiamo dalle buone notizie: fra le persone giovanissime e quelle più adulte, la percentuale dell’atteggiamento anti-vaccino è al minimo. È nel mezzo, il problema: tra i 46 e i 55 anni la percentuale cresce fino al 13,5% (contro la media del 7,5%) e se a questa aggiungiamo quella parte di italiani che nutrono perplessità sul vaccinarsi, viene fuori che nelle classi di età 26-35 anni e 46-55 anni quasi una persona su quattro (soprattutto donne) si mostra scettico sulla vaccinazione.

Parlando di scolarità e di istruzione, secondo la ricerca chi è a favore del vaccino è solitamente diplomato o laureato (7%) mentre chi lo rifiuta o nutre serie perplessità, in molti casi (che superano il 12%) ha un basso livello di istruzione (scuola media inferiore o diplomi di scuole professionali).

Altro dato da non sottovalutare è che chi rifiuta di vaccinarsi, molto spesso, gode di ottima salute. Infatti dai dati raccolti è emerso che fra le persone che hanno dichiarato di soffrire di qualsivoglia patologia di rilievo, nessuno ha espresso il diniego a essere vaccinato.

Come sottolineato da Federico Gelli, presidente della Fondazione Italia in Salute: “I dubbi ed il rifiuto prevalgono nelle persone in buona salute per le quali è evidentemente più complicato digerire il concetto di prevenzione, a dimostrazione di quanto sia fondamentale avere anche un buona comunicazione per far comprendere a pieno il concetto di salute collettiva”.

Verso quali preparati si ha più fiducia?

Il Pfizer-BioNTech, per cui esprime molta fiducia il 35,6% e abbastanza fiducia il 45,8%, sembra essere il re dei vaccini anti-Covid (almeno nell’immaginario collettivo). La pecora nera, come ampiamente prevedibile, è AstraZeneca: ben il 43,3% degli italiani ha infatti espresso un sentimento ‘poca fiducia’.

Come spiegato da Gelli, “Una corretta comunicazione sui benefici e rischi dei singoli vaccini, sia da parte delle Istituzioni che degli operatori sanitari è fondamentale per registrare un’ampia adesione dei cittadini alla campagna”.

Ed è per questo che le confondenti manifestazioni avvenute ultimamente e che hanno visto diversi operatori sanitari scendere in piazza contro l’obbligo vaccinale (VEDI), interpretate dai media e da molti cittadini come deliri “no vax” (anche perché promosse con comitati/siti che non fanno dell’attendibilità scientifica il loro forte), non sono accettabili.

Conclusioni

“I risultati dell’indagine dipingono un quadro in chiaroscuro: se è vero che la larga parte degli italiani è decisa e propensa alla vaccinazione per superare questo terribile periodo di emergenza, dobbiamo fare i conti un una quota notevole di persone che restano ancora scettiche, se non del tutto contrarie. Convincerle sarà dunque fondamentale per la buona riuscita della campagna vaccinale ed il raggiungimento dell’immunità di comunità” conclude il presidente Gelli.

Autore: Alessio Biondino

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