Dossier Vaticano: gli operatori, l’eutanasia e la morte assistita

dossier Vaticano: morte assistita ed eutanasia

Siamo giunti alla terza ed ultima sezione – Morire – della nuova Carta degli operatori sanitari edita dal Vaticano. Parleremo di eutanasia e di morte assistita.

Eutanasia e morte assistita, la posizione del Vaticano.

Per quanto concerne l’eutanasia anche se richiesta “in piena coscienza” dal soggetto interessato, la Santa Sede non ammette repliche:

nessun operatore sanitario può farsi tutore esecutivo di un diritto inesistente. Eventuali legalizzazioni dell’eutanasia cessano di essere una vera legge civile, moralmente obbligante per la coscienza, suscitando invece un grave e preciso obbligo di opporsi ad esse mediante l’obiezione di coscienza.”

 

Da dove comincio? Prendiamola alla larga e vediamo quel che succede!

Quando si discute di eutanasia, di testamento biologico o di malattie croniche o terminali, tutti sembrano avere qualcosa da dire al riguardo.

Attualmente sono davvero pochi i paesi europei che consentono una qualche forma di morte assistita; per la gran parte del mondo occidentale è una questione di ordine morale e assoluto: porre volontariamente fine ad una vita umana è sbagliato.

Punto

Stop

Saluti

Addio

Per i rimanenti paesi, la legalizzazione della morte medicalmente assistita è un scelta a dir poco rischiosa e pericolosa nei confronti delle persone vulnerabili e poco lucide, sarebbe dunque una scelta che mira a rendere la morte un’alternativa economica e facile soprattutto se messa a confronto con il percorso offerto dalle cure palliative.

Va bene tutto, lungi da me una polemica serrata e contorta (anche perché non ritengo che sia questa la sede adatta), tuttavia è necessario stabilire una cosa, le attuali posizioni analizzate fin qui, siano esse laiche o religiose hanno in comune questo: esse sostengono un “valore” della vita squisitamente astratto.

Non è possibile conferire un valore reale alla vita se escludiamo a priori il volere dignitoso e la libera scelta che fungono da inevitabile corollario al concetto stesso di morte assistita.

Il rifiuto “morale” della morte assistita forma uno Stato ipocrita fino al midollo.

Se consideriamo l’eutanasia illegale e immorale non devono minimamente stupirci le conseguenze di ciò: sempre più medici ed operatori sanitari aiutano i loro pazienti a morire. Ma dal momento che ciò è illegale, come si procede?

  • Interrompendo le cure
  • Somministrando dosi letali di antidolorifici

Inutile dire che tale pratica sia tanto sotterranea quanto impraticabile; una scelta esplicita che dovrebbe spettare al paziente ricade interamente nelle mani dell’entourage ospedaliero che fa parte di una società che finge di rifiutare la morte assistita quando in realtà la sta tacitamente accettando, ma senza tutele né precauzioni.

Guardando i dati inoltre sappiamo che la maggior parte delle morti avviene in ospedale, sotto il controllo di equipe mediche sottoposte a stretta sorveglianza legale e professionale.

La legge sull’eutanasia dell’Oregon indetta nel 1997 dimostra che sono le persone istruite e nella maggior parte dei casi abbienti a scegliere la morte assistita, stanchi delle cure palliative. È una scelta dettata da un dolore ed una sofferenza che non si accontenta di succhiare vampirescamente la gioia di vivere, ma saccheggia irreparabilmente la dignità umana.

Esistono dei criteri per la morte assistita?

Uno di certo: la valutazione delle sofferenze del paziente e non la natura della sua malattia. Non sto dicendo dunque, che l’eutanasia su un paziente terminale è un atto misericordioso e su un soggetto depresso è omicidio, sto cercando di veicolare il messaggio opposto: a tutti gli individui dovrebbe essere garantito il controllo sulla propria morte.

Ovviamente le tutele per la morte assistita DEVONO essere d’obbligo:

  • Garantire una consulenza obbligatoria sulle alternative esistenti
  • Imporre un periodo di attesa che certifichi il persistere dell’intenzione
  • Richiedere dei consulti con medici indipendenti che confermino la prognosi del paziente

È un dato di fatto: le persone più determinate non sempre agiscono in maniera saggia, a prescindere dall’assistenza che ricevono (e questo un operatore sanitario lo sa bene), tuttavia è “moralmente lecito” – chiedo alla Santa Sede e ad i suoi credenti – negare a tutti il diritto alla morte assistita, utilizzando come principale motivo l’inesistenza di un diritto umano posseduto esclusivamente da un Creatore ultraterreno?

Il genere umano merita di avere pieno controllo sulla propria vita … e sulla propria morte.

Alexandra Alba

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