Infermieri e medici curano un anziano a domicilio dopo il lavoro, Mattarella: «Saranno premiati»

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Una delle strategie del governo e delle aziende per far fronte alla carenza di infermieri, ovvero quella di sperimentare costantemente idee per reperire professionisti disposti a lavorare di più, a basso prezzo o addirittura gratis, seguita a dare qualche frutto.


Tra appelli alla vocazione, al sacrificio e complice la divulgazione di testimonianze di alcuni professionisti che si sentono non si sa bene perché delle crocerossine sempre pronte a fungere da missionarie sorridenti (VEDI articolo “Quella degli infermieri non è una professione che scegli, ma una vocazione innata”), infatti, a volte c’è ancora chi si mette una mano sul cuore e rinuncia alla propria vita per aiutare il prossimo, togliendo le castagne dal fuoco alle Asl e compensando le varie carenze organizzative di personale.


La notizia, condita dalla testimonianza di una coppia di anziani, arriva dal Levante (VEDI Il Secolo XIX): «Le infermiere e i medici dell’ospedale di Lavagna hanno assistito mio marito a casa per sei mesi. Tutti i giorni. Lo hanno fatto fuori dal loro turno di lavoro, per dedizione, per rinfrancare anche la mia disperazione.


Quando lo hanno dimesso, aveva bisogno di essere ricoverato in una Rsa per una lunga riabilitazione ma non c’è stato verso di trovare un posto, neppure a pagamento. Il mio terrore era che potesse morirmi tra le braccia senza che io riuscissi a fare nulla. Invece, grazie a loro, siamo qui. Con i nostri problemi ma ancora insieme. E lo dobbiamo ai professionisti che hanno preso a cuore la nostra situazione.


Ho scritto al presidente della Repubblica,Sergio Mattarella. Gli ho scritto dei problemi di mio marito, dei mesi difficili in ospedale e delle cure a casa. E degli angeli che ci hanno permesso di superare tutto questo. Quando ho imbucato quella lettera, il giorno dopo, ho pensato che non l’avrebbe mai letta».


E invece: «Pochi giorni fa ho ricevuto questa raccomandata. È la risposta del presidente, capite? Mi ha ringraziato e mi ha invitato a scrivere la stessa lettera alla Prefettura di Genova, perché i professionisti che mi hanno assistito in questi difficili mesi possano ricevere un’onorificenza».

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Alessio Biondino

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