Ipertensione Arteriosa: definizione, valori, diagnosi e terapia

Giulia Vizza 26/03/21
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L’ipertensione arteriosa è una patologia che colpisce in Italia in media il 33% degli uomini e il 31% delle donne. Aumentando proporzionalmente con l’età, circa i due terzi dei soggetti con con più di 65 anni sono ipertesi. Si stima che di questi, almeno la metà delle persone affette da ipertensione non sia a conoscenza della propria condizione.

Indice dell’articolo:

Definizione

Si definisce ipertensione arteriosa l’aumento protratto, a riposo, della pressione massima (sistolica), della pressione minima (diastolica) o combinata (sisto-diastolica).

La pressione sanguigna elevata nelle arterie rappresenta una seria condizione clinica che spesso viene sottovalutata dai pazienti: le conseguenze sono spesso invalidanti poiché può rimanere asintomatica fino a stati tardivi del suo decorso, quando il danno provocato è irrecuperabile, per questo viene anche definita Silent Killer.

Nella maggior parte dei casi, l’ipertensione rimane contenuta entro livelli moderati ed ha un decorso piuttosto stabile, per anni o decenni, ed è compatibile con una lunga sopravvivenza, anche se espone ad un rischio aumentato di:

  • Infarto miocardico acuto (IMA)
  • Insufficienza cardiaca
  • Ictus (infarto cerebrovascolare)

Prima di addentrarci ulteriormente, è necessaria una breve definizione di quella che è la pressione sanguigna, ovvero: la forza esercitata dal sangue contro le pareti delle arterie e del sistema cardiocircolatorio. Essa dipende dalla quantità di sangue pompato dal cuore (gittata cardiaca) e dalla resistenza opposta dai vasi (resistenze periferiche).

Assistere a casa

Da chi svolge quotidianamente un lavoro a contatto con le persone malate e i loro contesti famigliari, e che affronta con loro tutto quello che può accadere dentro le case durante l’assistenza domiciliare, nasce questo agile e utilissimo manuale. Non è un testo enciclopedico, non vuole avere, per spirito degli autori stessi, la presunzione di risolvere qualsiasi problema si possa presentare nel corso dell’assistenza domiciliare. Un’assistenza domiciliare non può prescindere dalla possibilità di effettuare a domicilio le cure necessarie ed eventuali esami diagnostici. per questo c’è bisogno di creare un équipe ben addestrata di sanitari coordinati fra loro, di assicurare una reperibilità 24 ore su 24, e di avere la certezza di una base di riferimento, fulcro importantissimo, quale la famiglia e i volontari. Proprio loro infatti rappresentano il raccordo essenziale tra il paziente e il professionista. spesso si trovano a confrontarsi con una realtà diversa, piena di incognite. Devono essere edotti sui diversi aspetti della malattia ma è fondamentale che conoscano il confine entro cui muoversi e quando lasciar posto al personale sanitario. Conoscere significa non ignorare e non ignorare significa non aver paura: una flebo che si ferma non deve creare panico nei famigliari o nel volontario, anche perché essendo loro il punto di riferimento per il paziente sono loro i primi a dare sicurezza e questo avviene solo se si conoscono i problemi. Il testo cerca perciò di porre l’attenzione sulle necessità più importanti, sui dubbi più comuni, sulle possibili situazioni “difficili” che a volte divengono vere urgenze, non dimenticando i piccoli interrogativi che spesso sono sembrati a noi stessi banali ma che, al contrario, sono stati motivo di forte ansia non solo per il paziente ma anche per i famigliari e per i volontari alle prime esperienze. Giuseppe Casale, specialista oncologo e gastroenterologo, è fondatore dell’Associazione, Unità Operativa di Cure Palliative ANTEA, di cui è anche Coordinatore Sanitario e Scientifico. Membro di molte Commissioni del Ministero della Sanità in ‘Cure Palliative’, è autore di diverse pubblicazioni, nonché docente in numerosi Master Universitari. Chiara Mastroianni, infermiera esperta in cure palliative, è presidente di Antea Formad (scuola di formazione e ricerca di Antea Associazione), e membro del comitato scientifico dei Master per infermieri e medici in cure palliative dell’ Università degli studi di Roma Tor Vergata.

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Ipertensione arteriosa: valori normali

Espressa in millimetri di mercurio (mmHg), di seguito vengono riportati i valori ottimali della pressione arteriosa:

  • Pressione Arteriosa Sistolica (PAS): 110 – 140 mmHg
  • Pressione Arteriosa Diastolica (PAD): 70 – 90 mmHg
  • Pressione Arteriosa Media (PAM): 40 – 50 mmHg

Secondo le ultime indicazioni dell’OMS si parla di ipertensione con valori di PAS superiori a 140 mmHg e di PAD superiori a 90mmHg.

Classificazione dell’ipertensione

La classificazione dell’ipertensione suggerita dall’OMS/ISH, basata sui livelli della pressione nei soggetti di età uguale o superiore a 18 indica i seguenti valori:

  • Ottimale: PAS <120 mmHg e PAD 80 mmHg
  • Normale: PAS <130 mmHg e PAD 85 mmHg
  • Normale – alta: PAS 130 – 139 mmHg e PAD 85 – 89mmHg
  • Ipertensione di grado 1 borderline: PAS 140 – 149 mmHg e PAD 90 – 94 mmHg
  • Ipertensione di grado 1 lieve: PAS 150 – 159 mmHg e PAD 95 – 99 mmHg
  • Ipertensione di grado 2 moderata: PAS 160 – 179 mmHg e PAD 100 – 109 mmHg
  • Ipertensione di grado 3 grave: ≥ 180 mmHg e ≥ 110 mmHg

Eziologia dell’ipertensione

L’ipertensione arteriosa può essere essenziale (primaria) o secondaria.

Ipertensione essenziale

L’ipertensione essenziale è la forma più frequente nella popolazione, rappresentando il 95% di tutti i casi, presenta una patogenesi incerta e spesso è il risultato di scorretti stili di vita in soggetti geneticamente predisposti. Vi sono fattori ambientali coinvolti nell’espressione delle anomalie genetiche in maniera determinante, come ad esempio:

  • Stress
  • Obesità
  • Fumo
  • Scarsa attività fisica
  • Eccessivo consumo di sale

Recenti studi hanno inoltre evidenziato alcuni eventi risalenti ai primi anni di vita, come ad esempio un basso peso alla nascita, il tabagismo della madre in gravidanza e la mancanza di allattamento al seno, come fattori di rischio per lo sviluppo della condizione nella vita adulta.

Ipertensione secondaria

L’ipertensione secondaria è determinata da una causa identificabile. La malattia renale è la causa più comune, soprattutto nell’ipertensione dei bambini, ma non l’unica. Può essere causata da condizioni endocrine come:

  • La Sindrome di Cushing
  • L’Ipertiroidismo o Ipotiroidismo
  • L’Acromegalia

Altre cause sono l’obesità, l’apnea notturna, la gravidanza, il consumo eccessivo di liquirizia e di alcuni medicinali.

Complicanze e sintomi dell’ipertensione

L’ipertensione è responsabile della diminuzione delle aspettative di vita dei pazienti affetti. Gli organi bersaglio della condizione sono: cervello, cuore, retina, vasi arteriosi e il rene.

Raramente lo stato clinico viene accompagnato da sintomi e la sua identificazione avviene solitamente attraverso lo screening, o per caso, mentre si effettuano indagini per altre problematiche. Tuttavia, alcune persone possono lamentare diversi sintomi, come ad esempio:

  • Mal di testa, prevalentemente nelle ore mattutine
  • Dolore toracico
  • Cardiopalmo
  • Fame d’aria
  • Epistassi

Stordimento, vertigini, tintinnio e visione alterata, mentre, sono sintomi correlati all’ipertensione da ansia.

Diagnosi

L’ipertensione viene diagnosticata sulla base di una pressione arteriosa costantemente elevata. Questa si può rilevare mediante misurazione sfigmomanometrica che andrebbe effettuata 2 o 3 volte.

LEGGI ANCHE / Come misurare la pressione arteriosa: procedura e valori normali

Ciò nonostante, una diagnosi accurata di ipertensione non può limitarsi alla costatazione di elevati livelli pressori a riposo, ma dovrebbe focalizzarsi anche sulla ricerca dei fattori scatenanti la condizione. Dopo un accurato esame obiettivo e una precisa anamnesi, possono essere prescritti:

  • Esame delle urine, protenuria, azoto ureico e/o creatinina
  • ECG, Ecocardiogramma ed un test ergonometrico
  • Esami ematici: sodio, potassio, calcio, TSH, Ematocrito, Glucosio, HDL, LDL, Trigliceridi.
  • Holter pressorio

Educazione sanitaria e cenni di terapia  

Tutti i pazienti affetti da ipertensione arteriosa andrebbero incoraggiati ad apportare modifiche allo stile di vita prima di attuare, ove possibile, un approccio farmacologico.

È risaputo che il cambiamento degli stili di vita rappresenta un caposaldo della prevenzione dell’ipertensione arteriosa. Sarà necessario istruire la persona ad un’alimentazione adeguata ed attività fisica adeguata.

La persona ipertesa dovrà essere educata alla rilevazione e interpretazione dei valori pressori. Sarà utile consigliare, ai fini del monitoraggio, l’utilizzo di un “diario della pressione” dove annotare giornalmente tutte le rilevazioni effettuate.

La persona imparerà a conoscere segni e sintomi della propria condizione al fine di intervenire in maniera efficace.

Per quanto concerne la terapia antipertensiva vi sono diverse classi di farmaci, in grado di ridurre la pressione arteriosa mediante vari meccanismi. Tra questi troviamo:

  • ACE inibitori
  • Antagonisti del recettore per l’Angiotensina II
  • Calcio antagonisti
  • Diuretici
  • Alfa bloccanti
  • Beta Bloccanti
  • Alfa-Beta bloccanti
  • Simpaticolitici ad azione centrale
  • Inibitori del sistema Renina-Angiotensina-Aldosterone

Tutte le molecole citate possono essere utilizzate da sole o in combinazione. Limitarsi a dare semplici nozioni o somministrare farmaci senza fornire spiegazioni, non risulterà educativo, essendo l’educazione un atto intenzionale finalizzato a produrre un cambiamento.

Autrice: Giulia Vizza (Facebook)

Fonti:

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https://www.dimensioneinfermiere.it/misurare-la-pressione-arteriosa-procedura-valori/