Le competenze comunicative dell’infermiere: l’assertività.

assertività
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L’aula è piena, si aspettano i ritardatari, si sente bisbigliare, qualche risata, fogli che cadono.

La comunicazione è anche questa e gli infermieri ci sono, hanno voglia di mettersi ancora alla prova su questo tema che dal primo giorno del Diploma o Corso di Laurea studiano, sperimentano sul campo e che non smette mai di essere oggetto di frustrazione o entusiasmo.

Ai corsi di formazione prima di tutto si va per condividere con gli altri il proprio percorso di professionista, le proprie incertezze e forze e per il desiderio di rabboccare il serbatoio delle proprie energie e ripartire con più grinta il giorno successivo.

E ieri, come formatore e infermiera, ho visto proprio questo. Sotto la polvere della routine e della fatica quotidiana, ci sono professionisti che hanno voglia e necessità di migliorarsi, di cambiare qualcosa nei loro modelli abituali di comunicazione, non sempre efficaci, anche se questo può costare impegno e uscire dalla nostra zona di comfort.

L’assertività

E l’assertività può essere la strada per migliorare la relazione con l’altro, che sia il collega, il capo o l’assistito, e per restituirci libertà, benessere e proteggerci dal tanto temuto burn-out.

L’essere assertivi è una condizione dell’essere liberi e significa poter scegliere responsabilmente nel rispetto dei propri bisogni e valori. Non è una forma di potere o di imposizione sugli altri ma un’autoaffermazione di sé nel rispetto di sé e degli altri.

Per semplificare si può dire che l’assertività si può manifestare con uno stile comunicativo e aiuta la persona a trovare strategie efficaci per la soluzione di problemi, ad acquisire competenze per risolvere i conflitti, per rispondere alle critiche e per imparare a dire no.

Bacchetta magica? Sarebbe bello rispondere di sì ma la realtà dei fatti è un’altra. L’assertività non può riassumersi solo elenchi di quello che è bene dire o non dire e come dirlo ma è un vero e proprio modo d’essere che ci richiede di:

  • Sviluppare consapevolezza ovvero di essere centrati su noi stessi, nel presente senza giudicarci ma accettandoci

  • Credere in noi stessi

  • Essere autonomi dagli altri, ovvero apprezzare lo stare con l’altro senza dipendere dall’altro (rapporti simbiotici) o da cose (dipendenze)

  • Pensare in modo logico e probabilistico, consapevoli dei propri limiti, accettando il rifiuto o l’insuccesso

  • Non sopraffare l’altro per ottenere ciò che meritiamo ma fare affidamento sul potere della competenza

E’ importante superare il luogo comune che spesso porta ad identificare la persona assertiva con chi non si arrabbia mai o non rinuncia mai a nulla, cioè un super eroe. In realtà, l’assertivo soffre, si arrabbia, discute, sta in silenzio e piange ma la vera chiave di volta è che è consapevole di fare tutto questo, si accetta e rispetta i propri diritti e quelli dell’altro.

Fondamenti di infermieristica in salute mentale

Fondamenti di infermieristica in salute mentale

Giovanni Spaccapeli, Vincenzo Raucci, 2013, Maggioli Editore

L'intero impianto del testo si fonda su una visione dell'uomo in quanto "persona" e non "soggetto malato". non appartiene alla cultura disciplinare degli autori - quella infermieristica cioè - la divisione delle persone in "oggetti diagnostici". Poiché l'uomo è un organismo in continua...



Essere assertivi è un percorso e si può imparare.

Ci si può allenare nelle aule o nella vita professionale di tutti i giorni.

In questo caso è utile ripensare a un particolare evento che ci ha fatto arrabbiare o a quella situazione in cui nella comunicazione ci siamo trovati a disagio, cercando di ricordare con autenticità cosa è successo e come abbiamo reagito per capire dove possiamo migliorare. Oppure possiamo anche usare la classica giornata positiva. Quella in cui tutto fila liscio, anche con il collega più critico o il paziente più noioso. Quale è stata la carta vincente in quell’occasione?

E allora qualche suggerimento per portare la comunicazione verso la strada dell’assertività così come ce li siamo detti e sono stati accolti:

  • Parliamo in modo chiaro e diretto senza essere troppo prolissi (si perde di vista l’obiettivo!) o troppo laconici (troppo spazio all’interpretazione!) ricordandoci di non dare per scontato che l’altro capisca il nostro messaggio

  • Se è legittimo provare ogni emozione (rabbia, tristezza, noia, gioia) non è opportuno scaricarla contro l’altro aggredendolo verbalmente e fisicamente. Se sono teso, nervoso o frustato è meglio rimandare e cogliere il momento giusto (quello in cui sono più calmo e centrato!) per affrontare l’altro

  • Si può dire tutto, ma con gentilezza

  • Diamoci il permesso di dire autenticamente e chiaramente no quando non abbiamo risorse e tempo per rispettare un sì, chiarendo i motivi del rifiuto, proponendo alternative e accogliendo le motivazioni del richiedente (no empatico, ricettivo e non un no freddo reattivo!)

  • Ascoltiamo l’altro in profondità, senza pregiudizi, chiedendo spiegazioni, facendo domande per verificare se ha compreso e capito, per incoraggiare l’altro a parlare, per condividere problemi, per confrontarsi con serietà sui rispettivi punti di vista

  • Sviluppiamo consapevolezza della nostra comunicazione non verbale (attenzione a cosa dicono il nostro sguardo, la nostra postura e il nostro tono della voce mentre parliamo con l’altro!)

  • Non evitiamo i conflitti, affrontiamoli senza prevaricare, puntando a cooperare con l’altro per risolvere un problema senza imporci per avere ragione a tutti i costi (essere gentili con le persone, ma fermi con il problema)

  • Non è possibile non rivolgere mai a nessuno nessuna critica per paura dello scontro perché questo porta a fraintendimenti o ambiguità. Le critiche però devono essere costruttive ovvero vanno evitati atteggiamenti di svalutazione e rimprovero dell’altro, (feriscono e sminuiscono!), le osservazioni vanno dirette ai comportamenti e non alla persona e devono suggerire utili indicazioni per il miglioramento di un comportamento inadeguato (“Ieri ho notato che hai sbagliato quella procedura. Quale è la tua opinione? Vorrei che tu provassi a …”)

  • Anche se la prima reazione a una critica può essere quella di fastidio, ricordiamo che la persona assertiva, consapevole del suo valore non la percepisce come una svalutazione ma si da il diritto di sbagliare e di imparare dall’errore (se la critica non è stata espressa a fine costruttivo va respinta con fermezza!)

  • Oltre alle critiche è bene sapere esprimere agli altri apprezzamenti autentici e chiederli per se stessi

  • Imparare a stabilire un quadro di priorità e porci nelle condizioni di raggiungere obiettivi concreti e realizzabili (su qualcosa che desideriamo e ci “fa muovere la pancia!”)

Il corso si chiude con un grande cerchio e ogni partecipante regala all’altro un pensiero assertivo e si porta a casa, oltre alla stanchezza, un’intenzione e la consapevolezza che comunicare meglio è una grande opportunità.

Per approfondire:

  • F. Nanetti Assertività ed emozioni, Sentieri della Mente, Pendragon, Bologna 2008;
  • D.Di Lauro; L’assertività. Comunicare in modo chiaro ed efficace, Xenia, Milano, 2008;
  • D. Di Lauro; Manuale di comunicazione assertiva, Xenia, Milano, 2011;
  • Training di competenza sociale; SSR Regione Emilia Romagna; 2015;
  • Jon Kabat – Zinn, Dovunque tu vada ci sei già, Corbaccio, 2017;

Autore: Chiara Marnoni

www.studioinfermieristicodmr.it

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