Né angeli né eroi: gli infermieri sono esseri umani. Da sempre.

editoriale di Massimo Gramellini un infermiere
editoriale di Massimo Gramellini un infermiere

È da ieri che circola in rete un editoriale di Massimo Gramellini, giornalista, vicedirettore del Corriere della Sera e conduttore di diversi programmi culturali sulla Rai. Gramellini è il giornalista che più di tutti ha saputo cogliere la vera anima dell’infermiere. Inoltre, non è nuovo ai riconoscimenti alla categoria, famoso è il monologo in cui ringrazia gli infermieri.

L’editorialista punta direttamente al succo della questione: riconoscere il merito ad una categoria che non ha mai smesso di sacrificarsi. Senza vanificarne la professionalità con retoriche di eroismo e senza snaturarla dal suo mandato principale, la cura della persona e non della malattia.

Ebbene il suo editoriale è riuscito a cogliere il segno, la giusta via di mezzo, tra le alture angeliche ma lontane dal mondo reale e il freddo professionismo distaccato. Non siamo né angeli né eroi, ma professionisti con un forte senso di umanità. E il fatto che la gente non lo capisca è un problema più della società che nostro.


Un infermiere di Massimo Gramellini

Alla lunga lista di infermieri che ci hanno indotto a spargere lacrime buone durante la pandemia si aggiunge Emanuele Moretti, il trentenne originario dello Sri Lanka raccontato da Barbara Gerosa sul Corriere di Milano. In servizio presso l’ospedale di Lecco, la scorsa primavera accompagnò le ultime ore di un droghiere malato di Covid mostrandogli le foto dei nipotini e scandendo i loro nomi fino a quando è stato in grado di comprenderli. Le figlie sono venute a saperlo casualmente da un paziente che all’epoca condivideva la stanza con il padre. Nemmeno lui però conosceva il nome dell’infermiere, tanto che per scovarlo le due donne hanno dovuto lanciare un appello sui social. Emanuele ha detto: «Ho fatto solo il mio dovere», la frase preferita da tutti coloro che lo fanno con umanità.

In un contesto che costringe a morire senza affetti intorno, l’estraneo che chiude gli occhi ai malati fa la differenza. Nessun protocollo ospedaliero obbliga gli infermieri a comportarsi come Emanuele. Eppure sono in tanti a imitarlo, anche adesso che l’opinione (o emozione?) dominante non li considera più eroi, ma capri espiatori. Non so se lo facciano per vocazione, per bontà, o semplicemente perché quando ti trovi accanto al letto di una persona che se ne sta andando in solitudine, ti sale da dentro la voglia di aiutarla a compiere il grande salto. Non so perché lo facciano, ma lo fanno, e per questo trovo un po’ riduttivo definirli angeli o eroi. Sono qualcosa di più. Sono esseri umani.

Professione infermiere: alle soglie del XXI secolo

Professione infermiere: alle soglie del XXI secolo

Caterina Galletti, Loredana Gamberoni, Giuseppe Marmo, Emma Martellotti, 2017, Maggioli Editore

La maggior parte dei libri di storia infermieristica si ferma alla prima metà del ventesimo secolo, trascurando di fatto situazioni, avvenimenti ed episodi accaduti in tempi a noi più vicini; si tratta di una lacuna da colmare perché proprio nel passaggio al nuovo millennio...



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