La retorica dell’eroe: per salvarsi, gli infermieri devono cambiare mentalità

l'odiosa retorica dell'eroe e l'infermiere sacrificabile

Infermieri e sanitari hanno capito da subito che i discorsi sull’eroismo sono specchietti per le allodole della politica e rassicurazione per il popolo spaventato. Sarà per questo che abbiamo, con tutte le nostre forze (come se non avessimo altro su cui concentrarci), continuato a sottrarci alla retorica dell’eroe. E abbiamo fatto bene.

L’eroe è sacrificabile, il professionista no

Come abbiamo precedentemente scritto i supereroi sono reali soltanto nei fumetti. Nella vita reale, le ferite bruciano per mesi e dimenticarsi di questo piccolo particolare è irresponsabile. L’eroe, nei film, appare nel momento del bisogno e senza chiedere nient’altro che poter salvare tutti e gratificarsi del proprio operato, appena risolta la situazione, fugge tra gli applausi e la commozione del popolo per tornare nel proprio nascondiglio a leccarsi le ferite.

Sempre pronto a salvare la città e il mondo intero, tornerà quando ci sarà nuovamente bisogno di lui. L’eroe, inoltre, è per definizione sacrificabile: moralmente ricattato da questa istanza, gli verrà richiesto di rispondere a questa missione con spirito di martirio.

Il pericolo più grande è che il sanitario, inizi a credere di svolgere veramente un atto eroico, spingendolo ad agire al di sopra della propria legittima sicurezza, compensando oltre ogni limite le carenze del sistema e oltrepassando per settimane i propri limiti. Questo al modico costo della propria integrità fisica e psicologica.

Secondo Wikipedia il professionista, invece, svolge il suo lavoro all’interno di limiti e requisiti di sicurezza ben definiti. Dopo un percorso accademico e professionale, il professionista la sua attività all’interno delle comunità sociali, scambiando con esse valore economico e sociale; dalla sua attività ne trae guadagno e vantaggio in nome del ruolo fondamentale che occupa con il suo lavoro. Questo è quanto.

Professione infermiere: alle soglie del XXI secolo

Professione infermiere: alle soglie del XXI secolo

Caterina Galletti, Loredana Gamberoni, Giuseppe Marmo, Emma Martellotti, 2017, Maggioli Editore

La maggior parte dei libri di storia infermieristica si ferma alla prima metà del ventesimo secolo, trascurando di fatto situazioni, avvenimenti ed episodi accaduti in tempi a noi più vicini; si tratta di una lacuna da colmare perché proprio nel passaggio al nuovo millennio...



Gli eroi, crocerossine e missionari sono dilettanti

Se tutto questo non bastasse, è bene riconsiderare le figure eroiche e mitiche a cui l’infermiere soggiace e posizionarle sotto la lente della verità: gli eroi, le crocerossine e i missionari, al contrario di quello che si possa pensare, sono compresi nell’insieme dei dilettanti. La Treccani definisce dilettante colui che: “coltiva un’arte, una scienza, uno sport non per professione, né per lucro, ma per piacere proprio” o “si diletta di qualche cosa, o la pratica con piacere“.

Questa definizione specifica con esattezza che l’infermiere deve superare la visione anacronistica di sé, la stessa visione che il pubblico ha di noi stessi e a cui l’infermiere non può sottrarsi perché legato ad un patto di sangue etico scritto nel passato.

Abbiamo introiettato l’art.49 del precedente Codice Deontologico

Non stiamo auspicando di desistere dalla nostra deontologia, semplicemente di comprendere la lezione che questa emergenza Covid-19 ci ha dato: dobbiamo ridimensionare il nostro ruolo morale affinché l’infermiere non sia più sacrificabile e metta al primo posto la sua persona e la sua salute senza nessun senso di colpa per il paziente, se questo non è tutelato accuratamente dal sistema sanitario.

L’art.49 del precedente Codice Deontologico prescriveva:

“L’infermiere, nell’interesse primario degli assistiti, compensa le carenze e i disservizi che possono eccezionalmente verificarsi nella struttura in cui opera. Rifiuta la compensazione, documentandone le ragioni, quando sia abituale o ricorrente o comunque pregiudichi sistematicamente il suo mandato professionale”.

L’infermiere è stato a lungo ricattato da questo mandato ed ha introiettato questa prescrizione, sconvolgendola nel suo senso, grazie al favore delle aziende che per anni hanno sfruttato l’infermiere e la sua morale.

Avete mai visto un ingegnere arrampicarsi a un pilone di un ponte pur di completare il suo progetto? No? Eppure il suo compito non è meno fondamentale del nostro, ma non vedrete mai un vero professionista immolarsi mettendo a rischio la propria vita per completare l’opera del suo lavoro.

La tutela dell’assistito non può più essere un compito morale del solo infermiere e del sanitario, ma deve essere scaricato in parte anche alle istituzioni e alle aziende che ne rispondono politicamente. La politica si è già dimenticata di noi e senza alcun scrupolo si è presa il merito della gestione del Covid-19 e noi non abbiamo che ricevuto altro che un bonus di facciata. Dalle mie parti, quando gli adulti elargivano denaro ai bambini, accompagnavano il dono con questa frase “Tieni, compra un gelato!“.

Noi abbiamo salvato l’Italia e loro ci hanno regalato un gelato.

In caso arrivi la tanto temuta “seconda ondata”, smarchiamoci sin da subito dalla retorica dell’eroe e chiediamo di essere trattati come professionisti. Forse finalmente qualcosa cambierà!

Autore: Dario Tobruk (Facebook, Twitter)</p

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Infermiere di Unità Coronarica e Cardiologia, Master in Tecniche ecocardiografiche (UniCattolica). Web Content Editor medico-scientifico, iscritto al Master in Giornalismo e Comunicazione istituzionale della scienza. Nel 2016, in collaborazione con la casa editrice Maggioli, ha fondato DimensioneInfermiere.it.

2 Commenti

  1. Assolutamente d’accordo!
    Però al scrivere la storia sono gli stessi che impiccano gli eroi?
    … ancora, gli infermieri, spesso non distinguono la differenza tra l’avere il diritto oggettivo a “qualcosa”, e il diritto soggettivo che l’individuo ricerca nei confronti della collettività o di un soggetto terminato.
    C’è differenza tra ragione e sentimento, cio’ non toglie che il sentimento possa diventare una regola, ma si deve pretendere nelle sedi istituzionali, e nei termini di legge.
    Io ambirei ad infermieri più consapevoli dei loro diritti/doveri, spesso s’ignorano entrambi. Potrebbero essere gli autori della rivoluzione!

    • Condividiamo le sue parole in pieno. Forse anche poterne discutere ampiamente (nel web e nel mondo reale) è un passo importante che darà i suoi frutti, speriamo a breve!

      Grazie del suo feedback.

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