“RSA senza infermieri? Stiamo risolvendo riconoscendo titoli esteri”

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La migrazione del personale sanitario verso le strutture della sanità pubblica, inizialmente innescata dalla pandemia, continua a suscitare problemi significativi nelle Residenze Sanitarie Assistenziali (Rsa). Il sovraccarico dei dipendenti rimasti, costretti a coprire turni, ferie e anche responsabilità non previste per compensare le carenze, sta portando il già precario equilibrio del sistema al punto di non ritorno.

Questa situazione, che sta diventando un’emergenza nazionale sottolineata ripetutamente dai sindacati, si riflette anche nella provincia di Cremona dove si stima che nelle case di riposo vi sia una carenza di personale pari al 15-20% (VEDI La Provincia Cremona).


Giovanni Scotti, presidente dell’Associazione delle Residenze Socio-Sanitarie della provincia di Cremona (Arsac), spiega: «Va sottolineato che nonostante le carenze riusciamo a rispettare tutti gli standard dei servizi. Ma è altrettanto vero che per garantire questi standard tutte le strutture fanno i salti mortali. E per una gestione ottimale, dando anche respiro ai dipendenti, dovremmo contare su un incremento medio di personale del 15-20%».

Scotti, analizzando il fenomeno, afferma che il Covid ha causato una migrazione massiva di personale (medici, infermieri e educatori) verso la sanità pubblica, grazie anche all’attenzione statale rivolta a tali strutture, in particolare agli ospedali. E che l’etichetta di “eroi”, attribuita al personale sanitario durante e dopo la pandemia, ha influenzato negativamente l’immagine di tali professioni e la loro attrattività, facendo emergere più il lato “sacrifici e rischi” che quello professionale e gratificante.


Sul personale infermieristico, Scotti prova così a rassicurare i cittadini: «La prima emergenza che ha toccato le Rsa è stata la mancanza di infermieri, anche se va detto che di recente questo problema è stato parzialmente risolto. Come? Grazie al riconoscimento delle qualifiche equipollenti. In pratica sono stati riconosciuti i titoli di studio presi all’estero, anche extra Ue, e questo ci ha permesso di ‘tamponare’. Per le Rsa cremonesi, però, si è anche aperto un ulteriore problema: visto che stiamo parlando di infermieri in arrivo dall’estero, è stato ed è necessario attivarsi per trovare gli alloggi in loco. Con costi ulteriori».

Ora, l’emergenza principale riguarda gli operatori socio-sanitari (OSS) e gli ausiliari socio-assistenziali (ASA). La carenza di questi lavoratori non è attribuibile solo a questioni economiche, secondo Scotti: «In diverse Rsa si applica già il contratto di sanità pubblica e comunque adesso c’è la tendenza a provare ad equiparare le buste paga. Ma il carico di lavoro è sicuramente diverso rispetto a quello negli ospedali, oltre al fatto che nelle Rsa si rende necessaria una sorta di fidelizzazione con gli ospiti. Entrano quindi in gioco fattori umani differenti».


Per affrontare questa carenza di personale, l’Arsac e l’Uneba hanno avviato corsi formativi per OSS e ASA a Cremona. L’obiettivo è di assicurare almeno 70-80 nuove assunzioni nel 2024. Tuttavia, si deve fare i conti con la concorrenza della sanità pubblica, che sta aprendo nuovi concorsi.

Recentemente, una delibera regionale potrebbe portare a regolamentazioni più adeguate nei contributi per le Rsa, con la speranza che possa contribuire a risolvere le carenze di personale.

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Alessio Biondino

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