Sindrome del turnista: gli effetti del lavoro a turni sugli infermieri

Sindrome del turnista gli effetti del lavoro a turni sugli infermieri
Sindrome del turnista gli effetti del lavoro a turni sugli infermieri

Uno studio ha rilevato gli effetti del lavoro a turni sugli infermieri, confermando una vera e propria “sindrome del turnista“. Coordinata dal Dipartimento di Psicologia della Sapienza, la ricerca ha coinvolto 144 infermieri, seguendoli per tre anni circa.

Sindrome del turnista: gli effetti del lavoro a turni sugli infermieri

L’obiettivo dei ricercatori è quello di valutare se l’infermiere che lavora a turni, in rotazione antioraria (P-M-N) subisca conseguenze peggiori rispetto a chi turna con regime inverso (M-P-N), e in linea generale quali sono le ripercussioni psico-fisiche di un regime turnistico sulla salute degli infermieri.

Oggi si sa già che turnare aumenta il rischio cardiovascolare e la qualità di vita, ma bisogna ancora dirimere a fondo tutte le implicazioni sulla salute dei lavoratori.


Professione infermiere: alle soglie del XXI secolo

Il filo conduttore del libro è lo sviluppo del processo di professionalizzazione dell’infermiere. Alcune domande importanti sono gli stessi autori a sollevarle nelle conclusioni. Tra queste, spicca il problema dell’autonomia professionale: essa è sancita sul terreno giuridico dalle norme emanate nel periodo considerato, ma in che misura e in quali forme si realizza nei luoghi di lavoro, nella pratica dei professionisti? E, inoltre, come si riflettono i cambiamenti, di cui gli infermieri sono stati protagonisti, sul sistema sanitario del Paese?

Il libro testimonia che la professione è cambiata ed è cresciuta, ma che c’è ancora molto lavoro da fare. Coltivare questa crescita è una responsabilità delle nuove generazioni.

Professione infermiere: alle soglie del XXI secolo

Professione infermiere: alle soglie del XXI secolo

Caterina Galletti, Loredana Gamberoni, Giuseppe Marmo, Emma Martellotti, 2017, Maggioli Editore

La maggior parte dei libri di storia infermieristica si ferma alla prima metà del ventesimo secolo, trascurando di fatto situazioni, avvenimenti ed episodi accaduti in tempi a noi più vicini; si tratta di una lacuna da colmare perché proprio nel passaggio al nuovo millennio la professione...




Il gruppo di ricerca, diretto da Luigi De Gennario, studia da molti anni le conseguenze negative sul lavoro a turni nel personale infermieristico. Lo studio, pubblicato su Jama Network, ha considerato sia i fattori soggettivi psicofisici di sonnolenza e affaticamento a fine turno, sia in parallelo, le performance psicomotorie, più oggettive.

Il Prof. Luigi De Gennaro delinea le motivazioni alla base della ricerca così: “Abbiamo ipotizzato –  che la rotazione antioraria dei turni (BRS, backward-rotating shift) fosse associata a stanchezza e sonnolenza maggiori e, soprattutto, a ridotte misure comportamentali di attenzione costante”.

I risultati degli studi sul lavoro a turni

Questo e molti altri studi condotti dal team di ricerca hanno condotto a forti evidenze negative sulle conseguenze del lavoro a turni sugli infermieri. Il turno notturno è associato ad aumento di sonnolenza, fatica e riduzione della vigilanza. Inoltre, la cattiva qualità del sonno, presente in tutti i lavoratori a turno, finisce per peggiorare ulteriormente tutte queste performance psico-motorie.

In parole povere, lo studio ha dimostrato, scientificamente, che il personale infermieristico che lavora a turni ha un peggioramento di tutte le sue capacità psico-fisiche, e che soltanto il regime di turnazione anti-orario è in grado di peggiorare le cose.

Lavoro a turni degli infermieri: cosa si può fare?

Lo scopo di questo e di altri studi, che a prima lettura possano apparire lapalissiani, è quello di portare sul tavolo delle direzioni ospedaliere, delle vere prove scientifiche sulle condizioni di lavoro degli infermieri.

Quantomeno evitare di applicare il regime antiorario ai turnisti, peggiorativo rispetto al regime orario. O magari di sperimentare i turni di sei ore, come hanno fatto in Svezia.

De Gennaro però non ha alcuna intenzione di fermarsi: “Certamente questa è una prima auspicabile conseguenza del nostro studio. Ma l’obiettivo più ambizioso è di ridurre le conseguenze negative dei turni notturni, per qualsiasi regime di turnazione, e a tal fine stiamo pianificando uno studio ancora più ambizioso che utilizzi occhiali per fototerapia da far indossare al personale infermieristico durante il turno notturno”.

Autore: Dario Tobruk (Profilo Linkedin)

Fonte:

  • Di Muzio, M., Diella, G., Di Simone, E., Pazzaglia, M., Alfonsi, V., Novelli, L., Cianciulli, A., Scarpelli, S., Gorgoni, M., Giannini, A., Ferrara, M., Lucidi, F., & De Gennaro, L. (2021). Comparison of Sleep and Attention Metrics Among Nurses Working Shifts on a Forward- vs Backward-Rotating ScheduleJAMA network open4(10), e2129906. https://doi.org/10.1001/jamanetworkopen.2021.29906

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Infermiere di Unità Coronarica e Cardiologia, Master in Tecniche ecocardiografiche (UniCattolica). Web Content Editor medico-scientifico, iscritto al Master in Giornalismo e Comunicazione istituzionale della scienza. Nel 2016, in collaborazione con la casa editrice Maggioli, ha fondato DimensioneInfermiere.it.

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