Sindrome del turnista: gli effetti del lavoro a turni sugli infermieri

Dario Tobruk 20/10/21
Scarica PDF Stampa
Uno studio ha rilevato gli effetti del lavoro a turni sugli infermieri, confermando una vera e propria “sindrome del turnista“. Coordinata dal Dipartimento di Psicologia della Sapienza, la ricerca ha coinvolto 144 infermieri, seguendoli per tre anni circa.

Sindrome del turnista: gli effetti del lavoro a turni sugli infermieri

L’obiettivo dei ricercatori è quello di valutare se l’infermiere che lavora a turni, in rotazione antioraria (P-M-N) subisca conseguenze peggiori rispetto a chi turna con regime inverso (M-P-N), e in linea generale quali sono le ripercussioni psico-fisiche di un regime turnistico sulla salute degli infermieri.

Oggi si sa già che turnare aumenta il rischio cardiovascolare e la qualità di vita, ma bisogna ancora dirimere a fondo tutte le implicazioni sulla salute dei lavoratori.


Professione infermiere: alle soglie del XXI secolo

Il filo conduttore del libro è lo sviluppo del processo di professionalizzazione dell’infermiere. Alcune domande importanti sono gli stessi autori a sollevarle nelle conclusioni. Tra queste, spicca il problema dell’autonomia professionale: essa è sancita sul terreno giuridico dalle norme emanate nel periodo considerato, ma in che misura e in quali forme si realizza nei luoghi di lavoro, nella pratica dei professionisti? E, inoltre, come si riflettono i cambiamenti, di cui gli infermieri sono stati protagonisti, sul sistema sanitario del Paese?

Il libro testimonia che la professione è cambiata ed è cresciuta, ma che c’è ancora molto lavoro da fare. Coltivare questa crescita è una responsabilità delle nuove generazioni.

Professione infermiere: alle soglie del XXI secolo

La maggior parte dei libri di storia infermieristica si ferma alla prima metà del ventesimo secolo, trascurando di fatto situazioni, avvenimenti ed episodi accaduti in tempi a noi più vicini; si tratta di una lacuna da colmare perché proprio nel passaggio al nuovo millennio la professione infermieristica italiana ha vissuto una fase cruciale della sua evoluzione, documentata da un’intensa produzione normativa.  Infatti, l’evoluzione storica dell’infermieristica in Italia ha subìto un’improvvisa e importante accelerazione a partire dagli anni 90: il passaggio dell’istruzione all’università, l’approvazione del profilo professionale e l’abolizione del mansionario sono soltanto alcuni dei processi e degli avvenimenti che hanno rapidamente cambiato il volto della professione. Ma come si è arrivati a tali risultati? Gli autori sono convinti che per capire la storia non basta interpretare leggi e ordinamenti e per questa ragione hanno voluto esplorare le esperienze di coloro che hanno avuto un ruolo significativo per lo sviluppo della professione infermieristica nel periodo esaminato: rappresentanti di organismi istituzionali e di associazioni, formatori, studiosi di storia della professione, infermieri manager. Il filo conduttore del libro è lo sviluppo del processo di professionalizzazione dell’infermiere. Alcune domande importanti sono gli stessi autori a sollevarle nelle conclusioni. Tra queste, spicca il problema dell’autonomia professionale: essa è sancita sul terreno giuridico dalle norme emanate nel periodo considerato, ma in che misura e in quali forme si realizza nei luoghi di lavoro, nella pratica dei professionisti? E, inoltre, come si riflettono i cambiamenti, di cui gli infermieri sono stati protagonisti, sul sistema sanitario del Paese? Il libro testimonia che la professione è cambiata ed è cresciuta, ma che c’è ancora molto lavoro da fare. Coltivare questa crescita è una responsabilità delle nuove generazioni. Le voci del libro: Odilia D’Avella, Emma Carli, Annalisa Silvestro, Gennaro Roc- co, Stefania Gastaldi, Maria Grazia De Marinis, Paola Binetti, Rosaria Alvaro, Luisa Saiani, Paolo Chiari, Edoardo Manzoni, Paolo Carlo Motta, Duilio Fiorenzo Manara, Barbara Man- giacavalli, Cleopatra Ferri, Daniele Rodriguez, Giannantonio Barbieri, Patrizia Taddia, Teresa Petrangolini, Maria Santina Bonardi, Elio Drigo, Maria Gabriella De Togni, Carla Collicelli, Mario Schiavon, Roberta Mazzoni, Grazia Monti, Maristella Mencucci, Maria Piro, Antonella Santullo. Gli Autori Caterina Galletti, infermiere e pedagogista, corso di laurea magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma.Loredana Gamberoni, infermiere, coordinatore del corso di laurea specialistica/ magistrale dal 2004 al 2012 presso l’Università di Ferrara, sociologo dirigente della formazione aziendale dell’Aou di Ferrara fino al 2010. Attualmente professore a contratto di Sociologia delle reti di comunità all’Università di Ferrara.Giuseppe Marmo, infermiere, coordinatore didattico del corso di laurea specialistica/ magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede formativa Ospedale Cottolengo di Torino fino al 2016.Emma Martellotti, giornalista, capo Ufficio stampa e comunicazione della Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi dal 1992 al 2014.

Caterina Galletti, Loredana Gamberoni, Giuseppe Marmo, Emma Martellotti | 2017 Maggioli Editore

32.00 €  25.60 €


Il gruppo di ricerca, diretto da Luigi De Gennario, studia da molti anni le conseguenze negative sul lavoro a turni nel personale infermieristico. Lo studio, pubblicato su Jama Network, ha considerato sia i fattori soggettivi psicofisici di sonnolenza e affaticamento a fine turno, sia in parallelo, le performance psicomotorie, più oggettive.

Il Prof. Luigi De Gennaro delinea le motivazioni alla base della ricerca così: “Abbiamo ipotizzato –  che la rotazione antioraria dei turni (BRS, backward-rotating shift) fosse associata a stanchezza e sonnolenza maggiori e, soprattutto, a ridotte misure comportamentali di attenzione costante”.

I risultati degli studi sul lavoro a turni

Questo e molti altri studi condotti dal team di ricerca hanno condotto a forti evidenze negative sulle conseguenze del lavoro a turni sugli infermieri. Il turno notturno è associato ad aumento di sonnolenza, fatica e riduzione della vigilanza. Inoltre, la cattiva qualità del sonno, presente in tutti i lavoratori a turno, finisce per peggiorare ulteriormente tutte queste performance psico-motorie.

In parole povere, lo studio ha dimostrato, scientificamente, che il personale infermieristico che lavora a turni ha un peggioramento di tutte le sue capacità psico-fisiche, e che soltanto il regime di turnazione anti-orario è in grado di peggiorare le cose.

Lavoro a turni degli infermieri: cosa si può fare?

Lo scopo di questo e di altri studi, che a prima lettura possano apparire lapalissiani, è quello di portare sul tavolo delle direzioni ospedaliere, delle vere prove scientifiche sulle condizioni di lavoro degli infermieri.

Quantomeno evitare di applicare il regime antiorario ai turnisti, peggiorativo rispetto al regime orario. O magari di sperimentare i turni di sei ore, come hanno fatto in Svezia.

De Gennaro però non ha alcuna intenzione di fermarsi: “Certamente questa è una prima auspicabile conseguenza del nostro studio. Ma l’obiettivo più ambizioso è di ridurre le conseguenze negative dei turni notturni, per qualsiasi regime di turnazione, e a tal fine stiamo pianificando uno studio ancora più ambizioso che utilizzi occhiali per fototerapia da far indossare al personale infermieristico durante il turno notturno”.

Autore: Dario Tobruk (Profilo Linkedin)

Fonte:

  • Di Muzio, M., Diella, G., Di Simone, E., Pazzaglia, M., Alfonsi, V., Novelli, L., Cianciulli, A., Scarpelli, S., Gorgoni, M., Giannini, A., Ferrara, M., Lucidi, F., & De Gennaro, L. (2021). Comparison of Sleep and Attention Metrics Among Nurses Working Shifts on a Forward- vs Backward-Rotating ScheduleJAMA network open4(10), e2129906. https://doi.org/10.1001/jamanetworkopen.2021.29906

Leggi anche:

https://www.dimensioneinfermiere.it/consigli-per-affrontare-il-turno-di-notte-e-riprendersi-dopo/