È il 2019 l’anno decisivo per il futuro della professione infermieristica?

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Ho letto con molto interesse qualche settimana fa l’intervento del collega Dario Tobruk, che si chiedeva come mai ancora oggi la professione infermieristica fosse soggetta ai diktat dei medici e in conclusione ”per quanto ancora l’arroccamento politico-interno della classe medica, che intima con la radiazione i suoi colleghi più illuminati, sarà in grado di frenare l’evoluzione infermieristica”.

Il riferimento era, immagino, all’anacronistica presa di posizione dell’ Omceo di Bologna che ha radiato un proprio iscritto, il dott. Venturi, “reo” di aver voluto (in qualità di assessore e non di medico!) un provvedimento che di fatto riconosce competenze avanzate agli Infermieri della Emergenza/Urgenza sul territorio.

Il collega Tobruk dice di non avere risposte ma solo domande e speranze per il futuro.

Io credo che le risposte alla prima parte della sua domanda ci siano e vadano ricercate anche all’interno della nostra Comunità Scientifica oltre che nella Storia delle reciproche professioni (medica e infermieristica).

Ma credo che sia più importante che le risposte arrivino sulla seconda parte dei suoi quesiti, cioè quello che riguarda il futuro della professione infermieristica.

Ed è su questo aspetto che mi preme segnalare alcuni eventi che, a partire proprio dal 2019, potrebbero determinare se e in quali termini vi sarà evoluzione della professione.

Professione infermiere: alle soglie del XXI secolo

La maggior parte dei libri di storia infermieristica si ferma alla prima metà del ventesimo secolo, trascurando di fatto situazioni, avvenimenti ed episodi accaduti in tempi a noi più vicini; si tratta di una lacuna da colmare perché proprio nel passaggio al nuovo millennio la professione infermieristica italiana ha vissuto una fase cruciale della sua evoluzione, documentata da un’intensa produzione normativa.  Infatti, l’evoluzione storica dell’infermieristica in Italia ha subìto un’improvvisa e importante accelerazione a partire dagli anni 90: il passaggio dell’istruzione all’università, l’approvazione del profilo professionale e l’abolizione del mansionario sono soltanto alcuni dei processi e degli avvenimenti che hanno rapidamente cambiato il volto della professione. Ma come si è arrivati a tali risultati? Gli autori sono convinti che per capire la storia non basta interpretare leggi e ordinamenti e per questa ragione hanno voluto esplorare le esperienze di coloro che hanno avuto un ruolo significativo per lo sviluppo della professione infermieristica nel periodo esaminato: rappresentanti di organismi istituzionali e di associazioni, formatori, studiosi di storia della professione, infermieri manager. Il filo conduttore del libro è lo sviluppo del processo di professionalizzazione dell’infermiere. Alcune domande importanti sono gli stessi autori a sollevarle nelle conclusioni. Tra queste, spicca il problema dell’autonomia professionale: essa è sancita sul terreno giuridico dalle norme emanate nel periodo considerato, ma in che misura e in quali forme si realizza nei luoghi di lavoro, nella pratica dei professionisti? E, inoltre, come si riflettono i cambiamenti, di cui gli infermieri sono stati protagonisti, sul sistema sanitario del Paese? Il libro testimonia che la professione è cambiata ed è cresciuta, ma che c’è ancora molto lavoro da fare. Coltivare questa crescita è una responsabilità delle nuove generazioni. Le voci del libro: Odilia D’Avella, Emma Carli, Annalisa Silvestro, Gennaro Roc- co, Stefania Gastaldi, Maria Grazia De Marinis, Paola Binetti, Rosaria Alvaro, Luisa Saiani, Paolo Chiari, Edoardo Manzoni, Paolo Carlo Motta, Duilio Fiorenzo Manara, Barbara Man- giacavalli, Cleopatra Ferri, Daniele Rodriguez, Giannantonio Barbieri, Patrizia Taddia, Teresa Petrangolini, Maria Santina Bonardi, Elio Drigo, Maria Gabriella De Togni, Carla Collicelli, Mario Schiavon, Roberta Mazzoni, Grazia Monti, Maristella Mencucci, Maria Piro, Antonella Santullo. Gli Autori Caterina Galletti, infermiere e pedagogista, corso di laurea magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma.Loredana Gamberoni, infermiere, coordinatore del corso di laurea specialistica/ magistrale dal 2004 al 2012 presso l’Università di Ferrara, sociologo dirigente della formazione aziendale dell’Aou di Ferrara fino al 2010. Attualmente professore a contratto di Sociologia delle reti di comunità all’Università di Ferrara.Giuseppe Marmo, infermiere, coordinatore didattico del corso di laurea specialistica/ magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede formativa Ospedale Cottolengo di Torino fino al 2016.Emma Martellotti, giornalista, capo Ufficio stampa e comunicazione della Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi dal 1992 al 2014.

Caterina Galletti, Loredana Gamberoni, Giuseppe Marmo, Emma Martellotti | 2017 Maggioli Editore

32.00 €  25.60 €

1° GLI INCARICHI PROFESSIONALI DEL CCNL 2018 E L’AVVIO DI 90 MASTER PER LE PROFESSIONI SANITARIE

Gli incarichi professionali previste dal nuovo CCNL del comparto sanità richiedono “svolgimento di funzioni con assunzione diretta di elevate responsabilità aggiuntive e/o maggiormente complesse rispetto alle attribuzioni proprie della categoria e del profilo di appartenenza”, da erogarsi da figure quali il “professionista specialista” o il “professionista esperto”.

Nel contempo l’Osservatorio nazionale per le professioni sanitarie (MIUR e Ministero Salute) ha concluso i lavori avviati sei anni fa individuando 90 Master Universitari per le 22 professioni sanitarie, classificati in tre tipologie: trasversali, interprofessionali, specialistici.

2° il Protocollo d’intesa FNOPI-REGIONI e tavolo permanente per la gestione e lo sviluppo della professione

Il confronto, avviato il mese scorso, si concentra inizialmente su 5 tematiche:

  1. sviluppo di nuovi modelli organizzativo-assistenziali e delle competenze esperte e specialistiche anche alla luce del nuovo CCNL del personale del comparto Sanità e delle responsabilità definite dalla legge 24/2017; 
  2. standard del personale infermieristico del SSR anche in considerazione della riduzione degli organici per il blocco del turn over; 
  3. sviluppo professionale e di carriera, formazione ed aggiornamento del personale infermieristico del SSR – formazione manageriale; 
  4. definizione del fabbisogno formativo degli infermieri e infermieri pediatrici; 
  5. avvio di percorsi per lo sviluppo del corpo docente universitario afferente ai settori scientifico-disciplinari dei corsi di laurea delle professioni sanitarie.

3° Gli Stati Generali della professione medica

Per tutto il 2019 e fino a giugno 2020 si svolgeranno i cosiddetti “Stati Generali” della professione medica, il cui dibattito sarà centrato sulle “100 tesi” proposte da Ivan Cavicchi in un corposo volume.

Suddiviso in macroaree, il lavoro di Cavicchi affronta tantissime tematiche e, prima tra queste, i cambiamenti e la crisi con riferimento ai rapporti conflittuali tra la professione medica e le altre professioni.

In questa sede mi limito a citare le “proposizioni” enunciate, cioè i problemi posti sul tappeto che riguardano prepotentemente la professione infermieristica; riporto, onde evitare strumentalizzazioni, il testo integrale che riguarda le 8 “proposizioni” sul tema:

1

Con l’espressione “of task shifting” si intende una operazione normativa che dispone d’autorità, quindi con una disposizione di legge, il trasferimento di certi compiti o competenze da un operatore di un certo tipo ad un operatore di un altro tipo. Per esempio, dal medico all’infermiere.

2

In genere le ragioni che giustificano il ricorso alla task shifting nei paesi sottosviluppati sono la grave carenza di personale sanitario rispetto a territori da assistere molto grandi. In questi casi sulla base di uno stato effettivo di necessità e di emergenza è saggio e ragionevole formare il personale che c’è a svolgere anche compiti che esorbitano dal loro ruolo formale.

3

Al contrario le ragioni che giustificano il ricorso alla task schifting nelle nostre politiche nazionale sono di quattro tipi:

• finanziarie dal momento che consentono di far svolgere certe competenze a professioni meno costose sul piano retributivo

• organizzative dal momento che consentono al datore di lavoro una notevole flessibilità nell’impiego della risorsa professionale

• compensative nei confronti di uno squilibrato mercato del lavoro delle professioni 

• come risposta di ri-mansionamento forzato di certe professioni a politiche di de-mansionamento delle stesse.

4

Trasferire de jure competenze da una professione all’altra non è una operazione semplice. Essa comporta nello stesso tempo diverse contro-indicazioni. In nessun caso nessuna forma di trasferimento di competenze, ammesso, ma non concesso, di volerla metterla in atto, può essere fatto senza una preventiva intesa tra le professioni interessate.

5

Sei le critiche al ricorso poco meditato del trasferimento di competenze fatto d’imperio:

• prima di parlare di competenze si dovrebbero definire i soggetti professionali quindi le loro abilità, le loro autonomie, le loro responsabilità i loro ruoli e le loro relazioni con gli altri ruoli

• pensare di forzare per far ottenere qualcosa a certe professioni a discapito di altre professioni rinunciando a priori all’intesa è da irresponsabili, in questo modo gli atti d’imperio favoriranno il conflitto tra professioni

• non si possono definire delle competenze al di fuori di una forma condivisa di cooperazione tra le professioni, quale espressione di una certa organizzazione del lavoro a sua volta dedotta da una domanda e da un contesto

• intervenire sulle competenze professionali in organizzazioni che non mutano fondamentalmente mai vuol dire intervenire con criteri arbitrari e inopportuni, sui delicati equilibri che riguardano la divisione del lavoro tra professioni

• smembrare le competenze professionali, affidando questa delicata operazione alla burocrazia, cioè ritenendo la questione risolvibile per via amministrativa, quindi semplicemente un problema di aggiornamento delle declaratorie è molto pericoloso

• allargare le competenze di qualcuno a scapito di qualcun altro, oltretutto per discutibili motivi economicistici, a dispetto delle relazioni interprofessionali è inaccettabile.

6

Per i fautori delle competenze avanzate le competenze coincidono con i compiti deducibili dalla normativa disponibile, e sono definibili con criteri inerenti alle attività descritte nel profilo professionale. In realtà allargare le competenze non si tratta solo di ascrivere all’infermiere qualche mansione in più ma addirittura ridefinire per via amministrativa un nuovo profilo professionale. Questo è inaccettabile.

7

La legge dice che nel campo delle competenze degli infermieri vi sono i loro compiti fatto salvo le competenze previste per la professione medica. Questo vuol dire due cose:

• che le competenze infermieristiche non si possono definire a prescindere da quelle mediche, perché queste si configurano come un confine

• che se si definiscono le prime supponendo l’invarianza delle seconde in realtà si pensa semplicemente di redistribuire in modo diverso quello che c’è.

8

Qualsiasi forma di conventio ad excludendum sulla questione delle competenze volta a favorire una professione a scapito di un’altra professione va fermamente rifiutata. Va invece favorita l’intesa interprofessionale.

Link al testo del Prof. Cavicchi / Quotidiano Sanità

Ecco, caro Dario, è probabile che da quanto esposto verrà fuori la professione del futuro, ma quale indirizzo prenderà dipende anche (ed in misura rilevante) dall’attenzione e la partecipazione che gli Infermieri sapranno dedicare a questi eventi.

Autore: Filippo Di Carlo

http://www.studioinfermieristicodmr.it/

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