Articolo 32 della Costituzione: Diritto all’autodeterminazione del paziente, al rifiuto delle cure e al porre limiti ai trattamenti

Articolo 32 della Costituzione: il diritto all'autodeterminazione del paziente

La tutela giuridica offerta al paziente in Italia si connota di vari elementi specifici, che di volta in volta, segnano i tratti particolareggiati della vicenda clinica-assistenziale di ogni malato. La singolare cura rivolta dai padri costituenti al concetto e al diritto all’autodeterminazione in ambito sanitario ( Cost. artt., 2,13 e 32 da leggersi unitariamente) trova precipuo riscontro proprio nell’articolo 32 della Costituzione:

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.”
“Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.”

 

Ma non solo, come precisato dal testo appena citato, interventi particolari trovano ragion d’essere anche in atti normativi posti in essere dal legislatore in varie fasi dell’evoluzione storica italiana post 1948.

Siamo nell’ambito di quelli che vengono definiti come diritti soggettivi assoluti ovvero quei diritti che possono essere fatti valere nei confronti di chiunque e di cui tutti coloro che non sono titolari hanno l’obbligo di rispettarne le facoltà proprie.

Articolo 32 della Costituzione: cos’è il diritto all’autodeterminazione

Il diritto assoluto all’autodeterminazione si sostanzia nella possibilità concessa alla persona titolare, di scegliere liberamente in ordine ad atti che coinvolgono il proprio corpo e le proprie aspettative di salute e di vita. Un assioma questo il cui significato ultimo consente al titolare del diritto di poter, ad esempio, liberamente rifiutare un trattamento sanitario, ricorrendo qualora ce ne siano i presupposti, a tutti gli strumenti offerti dal nostro ordinamento per esercitare questa libero potere all’autodeterminazione.

Norme e casi limite ai trattamenti sanitari

Un forte limite a tale diritto all’autodeterminazione si ha ad esempio quando l’intervento sanitario sia dalla legge previsto come obbligatorio, per il carattere proprio dell’intervento stesso e sempre nell’ottica di tutelare la persona con apposite procedure e garanzie o salvo particolari casi di emergenza.

Il cittadino non autosufficiente e l'ospedale

Il cittadino non autosufficiente e l'ospedale

Brizioli Enrico, Trabucchi Marco, 2014, Maggioli Editore

Il processo di invecchiamento della popolazione italiana e mondiale ha portato ad una progressiva rivalutazione della centralità dei servizi di assistenza continuativa per i soggetti anziani non autosufficienti. Sono numerose a oggi le raccomandazioni, a diversi livelli istituzionali, che...



La Comunità Europea e il diritto all’autodeterminazione

La tematica afferente al concetto di autodeterminazione è stata affrontata anche in ambito sovranazionale, diversi in tal senso gli interventi della comunità europea, che disegnano con ancora maggiore determinazione il senso intimo di una così pressante tutela concessa alla persona; in particolare va richiamata la Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione dei diritti dell’uomo e della dignità dell’essere umano riguardo all’applicazione della biologia e della medicina (c.d. Convenzione di Oviedo), la quale all’art. 5, comma 1, prevede che: un intervento nel campo della salute non possa essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero e informato.

Spunti giurisprudenziali tra possibilità di scegliere e rifiutare la prestazione medica

Nel nostro ordinamento sono diversi gli spunti della giurisprudenza che evidenziano i tratti caratteristici del diritto all’autodeterminazione, i giudici della Suprema corte hanno evidenziato con la sentenza n. 2847/2010 che “Esso rappresenta, ad un tempo, una forma di rispetto per la libertà dell’individuo e un mezzo per il perseguimento dei suoi migliori interessi”. Il che implica la facoltà non solo di scegliere tra le diverse possibili terapie, ma anche di rifiutarle o di decidere di interromperle atteso che il principio personalistico che anima la nostra Costituzione vede nella persona umana un valore etico in sé

Autodeterminazione e deontologia medica

Una tematica che è stata affrontata anche dal punto di vista interno al personale sanitario, si evidenzino in tal senso le disposizioni dettate dal Codice di deontologia medica, che stabiliscono l’obbligo per il medico di attenersi, nel rispetto del carattere autonomo e indipendente proprio della sua funzione, alla volontà liberamente espressa della persona che deve essere curata, sottolineando per lo più le modalità in cui il personale sanitario deve agire di modo che sia garantito il rispetto della dignità, della libertà e autonomia del paziente.

Diritto all’autodeterminazione  e consenso della persona

Quando si parla del diritto all’autodeterminazione ci si riferisce in pratica alla somma di decisioni aventi a riguardo i trattamenti sanitari spettanti alla persona che vi è destinata o, al fatto che nessuno possa essere sottoposto ad  un trattamento sanitario senza il suo consenso, salvo, come già anticipato (Articolo 32 della Costituzione), i casi previsti dalla legge e le particolari situazioni di emergenza.

In Italia un sistema improntato al sovrano rispetto dell’individuo

Sempre in riferimento alle pronunce della Corte di Cassazione, i giudici hanno affermato che il diritto all’autodeterminazione è “improntato alla sovrana esigenza di rispetto dell’individuo e dell’insieme delle convinzioni etiche, religiose, culturali e filosofiche che ne improntano le determinazioni”.

Una tematica quindi dagli aspetti fondamentali e a lungo dibattuti, coloro i quali vogliono affrontare al meglio la professione sanitaria devono conoscerne le caratteristiche più delicate ed essere preparati a vivere e a rispettare il diritto all’autodeterminazione di ogni paziente.

 

Martino Vitaliano di Caudo

Condividi
esperto di diritto sanitario, copywriter, scrittore. amo curiosare fra gli aspetti sempre nuovi di ciò che ancora ho da scoprire, perdermi e ricominciare.

2 Commenti

  1. Volevo fare una domanda : un paziente ha “diritto” di chiedere di poter usufruire di una determinata cura ?
    Per esempio utilizzare in determinate patologie una cura al posto di un’altra.
    Sino a dove arriva il diritto all”‘autodeterminazione del paziente che si vede negata la cura richiesta ma ne chiede un’altra. Ha diritto ad avere ciò che chiede o al massimo può rifiutare la cura propostagli/ impostarlo ?

    • Questa è una domanda che dovrebbe porre ai colleghi medici per competenza, ma posso risponderle che:

      Lei ha diritto a “chiedere” qualunque cosa a qualunque medico desidera, saranno i medici stessi a considerare congrua la terapia o il trattamento che lei pensa di avere bisogno con il suo specifico caso. Consideri che ogni terapia o trattamento si basa su precise indicazioni e linee guida, scienza e coscienza del medico quindi, mi auguro, l’eventuale inaccessibilità al farmaco o intervento che desidera si basa sul fatto che non sia indicato alla sua situazione.

      E’ un po’ come se chiedesse ad un ingegnere edile di fare muri portanti di un materiale quando per il progetto che lei ha chiesto ne sia necessario un altro, tutti gli ingegneri coscienziosi le confermeranno il materiale veramente necessario, mentre quello che vuole solo accontentarla le costruirebbe una casa con muri portanti che al minimo rischiano di crollare…

      Inoltre lei ha sempre il diritto di porre un limite ai trattamenti sanitari tranne per i casi obbligatori per legge come un TSO.

LASCIA UN COMMENTO