Burn-out? La pratica della mindfulness per rispondere allo stress e prevenirlo!

Lettera di un infermiera disperata, un caso di burnout
Il valore della mindfulness risiede nella semplicità attraverso la quale è in grado di riempire di contenuti le parole imparare a gestire lo stress. Contenuti concreti e praticabili, che possono diventare parte integrante della vita di ciascun professionista.

La pratica della mindfulness contro stress e burn-out

Lo stress pur avendo una sua dimensione soggettiva, viene universalmente riconosciuto da tutti con delle parole chiave come quelle di pressione, iperstimolazione, affrontare, sopportare, non reggere alla fatica e abbraccia una gamma varia di esperienze umane con le quali è facile identificarsi.

Lo stress, che oggi appare una quasi normale condizione di vita, ha delle conseguenze devastanti sulle persone: riduce le energie, compromette la salute, espone maggiormente ad attacchi di panico, alla depressione e alle malattie.

E’ notizia recente l’aggiornamento da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità della nuova versione dell’International Classification of Diseases (Icd-11) nella quale è stato inserito il burn out tra i fattori che influenzano lo stato di salute: le persone contattano i servizi sanitari per questo fenomeno, seppur non sia classificabile come malattia o condizione medica. E’ invece una sindrome, sempre secondo l’OMS, “il burnout (…) che deriva dallo stress cronico che si crea sul posto di lavoro e che non è stato gestito bene. È caratterizzato da tre dimensioni: esaurimento fisico e mentale, distacco crescente dal proprio lavoro e una ridotta efficienza“.

Appare ancora più evidente alla luce di queste indicazioni come sia fondamentale imparare a rispondere allo stress in modo efficace prima che questo diventi cronico e ci conduca al burn out.

Attraversare il dolore per trasformarlo

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Gli operatori dei servizi socio-sanitari non sono immuni dal dolore nelle loro vite. Sette momenti, nelle storie raccolte dai curatori per questo volume, che diventano le tappe di un percorso umano e professionale, ma anche, attraverso la scrittura terapeutica, un 'lasciar andare il proprio...



Cosa è lo stress?

Facendo riferimento a Hans Selye che con i suoi studi negli anni Cinquanta rese famoso il termine stress, (risposta non-specifica dell’organismo a qualsiasi pressione o richiesta) si può ricordare che stress è la risposta che il nostro organismo dà a uno stimolo chiamato stressor e non è tanto il potenziale stressor in sé ad essere fonte di stress, quanto il modo in cui lo percepiamo e lo affrontiamo, che fa sì che esso sia più o meno causa di stress.

Il meccanismo attraverso il quale l’organismo umano cerca di adattarsi a uno o più stressors sia interni (pensieri, ricordi,…) ed esterni (eventi, traumi, cambiamenti,…) consiste nella sindrome generale di adattamento ed essa rappresenta un mezzo con cui gli essere umani riescono a mantenere la propria efficienza, a preservare la vita stessa, in presenza di pericoli e cambiamenti. Le reazioni automatiche che siamo in grado di attivare nelle situazioni di stress acuto, che sono il risultato di un’intelligenza biologica inconscia davvero stupefacente, ci permettono di salvare la nostra vita (la macchina che ci scivola sul ghiaccio…) o quella degli altri (la gestione di un’emergenza clinica…) in una situazione in cui tempo per pensare non ce n’è.

I cambiamenti e le pressioni nella nostra vita sono inevitabili ed è inevitabile il tentativo di adattamento che il nostro corpo attiva. Tuttavia, per quanto affidabile possa essere il nostro equilibrio, a volte esso viene spinto oltre i suoi limiti e anche i nostri tentativi di rispondere a una pressione o a un cambiamento di qualsiasi natura possono diventare fattore di squilibrio se sono inadeguati (ad es. il superlavoro, l’uso del cibo, alcol, farmaci o droghe per coprire la sofferenza e il disagio). A lungo andare una continua iperstimolazione, senza la concreta possibilità di influire sulle cause di stress più importanti, genera un senso di impotenza, stanchezza e fatica estrema che possono sfociare anche in depressione e burn-out.

IL circolo vizioso dello stress

Il ciclo costituito da uno stressor che provoca una reazione, seguita da tentativi inadeguati di mantenere il controllo della situazione, che producono altri stressors, altre reazioni e così via, fino alla crisi, al crollo o alla malattia è un terribile, e per molti di noi abituale, circolo vizioso. Quando si rimane prigionieri di questo circolo vizioso, sembra tutto inevitabile e che non ci siano altre possibilità.

come reagisce il corpo allo stress

Il pilota automatico che si attiva in molte situazioni (non vi è mai capitato di fare qualcosa come ad esempio guidare e non ricordare assolutamente il tragitto fatto?) è il frutto dell’inconsapevolezza, peggiora lo stress complicando problemi che all’inizio erano forse relativamente semplici. Le reazioni automatiche ci impediscono di vedere con chiarezza le situazioni, di risolvere i problemi creativamente, di esprimere efficacemente le nostre emozioni, o perfino di capire ciò che accade in noi, ci impediscono in sintesi di stare bene.

Ma una via di uscita è possibile.

L’alternativa alla prigionia di questo circolo vizioso, consiste nello smettere di reagire allo stress e cominciare invece a rispondere a esso. Questo è il cammino della consapevolezza nella vita quotidiana, momento per momento, radicandosi nel respiro

Essere consapevole momento per momento permette di incidere sul corso degli eventi, proprio quando la tendenza a reagire automaticamente (la reazione di stress è automatica e inconscia) e a entrare in sovreccitazione e in tentativi di adattamento inappropriati sono ai massimi livelli. Non appena riusciamo a portare consapevolezza a ciò che sta succedendo in una situazione di stress, stiamo già modificando la situazione in modo essenziale, si toglie il pilota automatico. Il cambiamento interno è fondamentale perché apre tutta una serie di scelte per influire su ciò che accadrà in seguito.

Una maggiore resilienza e una minore reattività allo stress, come ormai dimostrato da studi e numerose evidenze scientifiche, sono caratteristiche associate a una pratica regolare di meditazione. E la pratica della Mindfulness avvicina le persone alla meditazione, strada indispensabile per coltivare la consapevolezza del momento presente.

Mindfulness in inglese, approssimativamente tradotto con consapevolezza in italiano, è un termine che tenta di avvicinarsi a “Sati” che nell’antica lingua pali indica uno stato mentale di attenzione nel momento presente che in quanto tale ha la qualità di essere libera da pensieri condizionanti che portano a sofferenza.

La consapevolezza mindfulness consiste in una sollecita e non giudicante attenzione al flusso della coscienza, dei pensieri, delle emozioni e degli stati mentali nel momento presente. E’ la capacità di accogliere ogni esperienza della propria vita con la forza dell’accettazione (non rassegnazione!) permettendoci di uscire dal sequestro dei nostri stessi pensieri spesso ossessivi e rimuginanti e dalle emozioni più distruttive.

Le pratiche su cui si basa affondano le radici nella tradizione buddista ma sono applicabili in qualsiasi contesto e orizzonte spirituale; non consistono in una serie di aride prescrizioni, ma insegnano a servirsi dei punti di forza che ciascun individuo possiede per contrastare tutti quei disturbi provocati o connessi con una condizione di stress” (Jon Kabat-Zinn, padre della mindfulness occidentale, che ebbe l’intuizione di applicare la meditazione in campo scientifico per ridurre dolore e stress e che fondò nel 1979 la prima Stress Reduction Clinic University Massachusetts Medical School).

La pratica della mindfulness

Le pratiche di mindfulness più che semplicemente studiate dovrebbero essere sperimentate sulla propria pelle e pancia; oggi l’offerta di corsi, protocolli MBSR Mindfulness-Based Stress Reduction o altri percorsi sicuramente non manca e anche alcune Strutture stanno percorrendo la strada della mindfulness come strategia per gestire lo stress lavoro correlato.

In sintesi la pratica mindfulness ha due livelli:

  • pratica formale: dedicare tempo specifico alla pratica, sospendere ogni attività, assumere una posizione particolare e dimorare per un certo periodo nella consapevolezza (meditazione seduta e meditazione camminata sul corpo, sul respiro, sui suoni, sui pensieri e sulle emozioni)

  • pratica informale: la vita stessa nel suo svolgersi consapevole (consapevolezza al respiro, ad un’attività quotidiana come lavarsi, mangiare, camminare, lavorare,…).Non occupa tempo, serve solo ricordarsene!

Le due modalità si completano e si arricchiscono a vicenda e ci aiutano ad addestrare sistematicamente il muscolo della consapevolezza supportando la nostra calma e attenzione nel diventare abbastanza forti da permetterci di rispondere in maniera equilibrata e creativa in situazioni di stress. La pratica ci permette di riempire lo “zainetto delle risorse” dal quale ognuno di noi dovrebbe essere in grado di attingere in caso di necessità.

I benefici della mindfulness in termini di risposta allo stress sono:

  • osservare ed entrare in relazione con le sensazioni fisiche, emotive e i pensieri nel momento stesso in cui si manifestano;

  • con un’attenzione non giudicante, interrompere i nostri schemi mentali quali, ad esempio, i pregiudizi, le aspettative e la reattività spesso fonte di ansia e stress;

  • influire sul corso degli eventi senza reagire in modo inconscio (INTERROMPERE IL CIRCOLO VIZIOSO)

  • restare centrati e riconoscere la natura stressante della situazione e degli impulsi a reagire al fine di riuscire a scegliere se reagire o rispondere senza reprimere sensazioni, pensieri ed emozioni.

In particolare potremo sviluppare consapevolezza del nostro corpo e dei sintomi che manifesta. Riconoscere un sintomo di stress è il primo passo per stare meglio.

I sintomi come messaggi del nostro corpo

I sintomi sono spesso messaggi del corpo che ci dicono che qualcosa è fuori equilibrio e dei quali dobbiamo imparare a prenderci cura. Sono dei feedback di mancata regolazione. Ignorando questi messaggi (un piccolo mal di stomaco che diventa ulcera, un mal di testa passeggero che diventa intollerabile, dolori e tensioni muscolari…) o, peggio, sopprimendoli, rischiamo di incorrere in squilibri più gravi e, cosa forse ancora più importante, non impariamo ad ascoltare il nostro corpo e a fidarcene.

E poi abbiamo il respiro. Il punto di partenza. La nostra ancora nel momento presente.

Portare l’attenzione al respiro anche solo per un attimo ci dà la possibilità di affrontare quell’attimo e l’attimo successivo con maggiore chiarezza.

Il respiro ha un effetto calmante, specialmente il respiro addominale. È come un vecchio amico: ti ancora, ti dà stabilità, come un pilastro di un ponte saldamente ancorato alla roccia, intorno al quale l’acqua scorre.

L’aspetto più prezioso del nostro respiro è che lo portiamo dappertutto, c’è sempre, in tutte le circostanze ed è un vero alleato nel coltivare l’equilibrio emozionale. Il respiro ti riconduce alla calma e alla consapevolezza, quando per un momento le perdi. Ti rende consapevole del tuo corpo, delle tensioni che senti e della tua reattività. Prima di reagire, prima di esplodere, se senti confusione e agitazione dentro di te RESPIRA, torna al presente, a te e poi se necessario agisci.

Scegliere di rispondere allo stress anziché reagire non significa che non reagiremo mai più in maniera automatica quando ci sentiremo minacciati o arrabbiati o che non faremo mai più niente di avventato o autodistruttivo. Ma significa che saremo consapevoli di questi impulsi molto più spesso e facilmente nel momento stesso in cui si presenteranno. Consapevolezza e mindfulness non risolvono tutti problemi ma ci aiutano sicuramente a vederli meglio.

Una lettura: “Vivere momento per momento” Jon Kabat-Zinn Corbaccio

Autore: Chiara Marnoni

Per maggiori informazioni

www.studioinfermieristicodmr.it

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