Gli infermieri descritti dai media: tra santi, ladri, suore, imboscati, crocerossine e assassini

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Tra infermieri “santi” che vengono canonizzati, infermieri (che però infermieri non sono) sbattuti in prima pagina come potenziali assassini, infermiere definite “influencer”, infermiere (che infermiere non sono) ubriache nei reparti o ladre incallite, crocerossine chiamate infermiere un po’ ovunque, infermieri “imboscati” e “suore-infermiere che curavano i malati gratis”, continuano i titoloni che volente o nolente descrivono l’infermieristica italiana come qualcosa di molto lontano da una professione dotata di scienza e coscienza.

Quanta confusione

Non c’è alcun complotto in tutto questo, lo ribadiamo e ne siamo fermamente convinti; anche perché non ci sarebbero motivi. E va anche sottolineato il fatto che se ci si mettono pure gli ex infermieri a presentarsi alla gente come manovali factotum (VEDI articolo: Giacomo Poretti e il suo spettacolo: “Scopa e pappagallo, amici fidati dell’infermiere”), è veramente difficile mettere alla gogna il giornalista o la testata di turno ogni qualvolta la denominazione in oggetto viene accostata a qualcosa di inappropriato o di evitabile.

Informazioni sbagliate

Ma questa tempesta disinformante non sembra conoscere pause, purtroppo. E ciò è un problema serio, perché i cittadini (tra cui politici e dirigenti aziendali) vengono costantemente bombardati da informazioni sbagliate o da accostamenti fuorvianti, anche se probabilmente in buona ‘fede’. Di fatto, come possono avere le idee chiare sulla figura infermieristica? Come si può convincerli che oggi gli infermieri sono qualcosa di diverso rispetto a 50 anni fa?

Riconoscimento? Un miraggio

Certo, gli infermieri sono sottovalutati, sottopagati e l’attrattività professionale è oramai azzerata. Ma come si può anche solo sperare in un imminente riconoscimento economico e sociale, in questo marasma di informazioni confondenti e di stereotipi saldamente ribaditi ad ogni articolo di giornale che riguarda l’infermieristica italiana?

Quanti anni (o secoli) ci vorranno, ancora, prima che i giornalisti inizino finalmente a distinguere gli infermieri dagli OSS e dal personale ausiliario? Possibile che la malsana ed inguaribile abitudine di sbattere in prima pagina il nome degli infermieri italiani, minandone più o meno inconsapevolmente la dignità e la credibilità, sia così dura a morire?

L’attrattività professionale dell’Infermieristica? Quella di un lavoro in miniera

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