Guida completa alla somministrazione di ossigeno domiciliare

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La somministrazione di ossigeno domiciliare è raccomandata nei soggetti con bassi livelli di ossigeno a riposo (pressione parziale di ossigeno inferiore a 50-55 mmHg o saturazione emoglobinica arteriosa inferiore all’88%). Questo post è la terza parte di un corpus di articoli sulla somministrazione di ossigeno domiciliare. Puoi trovare le altre due parti qui:

La somministrazione di ossigeno domiciliare

Di solito si tratta di pazienti con BPCO, ma anche grave insufficienza cardiaca, fibrosi polmonare o neoplasie polmonari. La terapia con ossigeno diminuisce il rischio di insufficienza cardiaca e di morte, se utilizzato a lungo termine (di solito per 15 ore al giorno), di conseguenza aumenta la sopravvivenza oltre a migliorare la qualità di vita e la performance neuropsichica, permettendo, non da ultimo, di abbassare i costi grazie alla riduzione del numero di ricoveri e delle giornate complessive di degenza.

Anche in pazienti con livelli normali o lievemente bassi di ossigeno, la somministrazione di ossigeno domiciliare può migliorare la dispnea e gli esiti. Il medico specialista prescrive il flusso da somministrare al paziente e la durata in ore giornaliere della terapia e il paziente stesso o il caregiver in autonomia gestisce la terapia.

Durante le riacutizzazioni di una BPCO è richiesta la supplementazione di ossigeno e quindi il paziente di solito viene seguito a domicilio e fa regolari controlli oltre che di SpO2 anche di emogasanalisi e della sua interpretazione.

Questo perché la somministrazione di alte concentrazioni di ossigeno, senza tenere conto dei valori di saturazione di una persona, può portare a un aumento dei livelli di anidride carbonica e peggiorare gli esiti. Il target di SpO2 da mantenere in questi pazienti è raccomandato tra l’88% e il 92%.

Servizio domiciliare di ossigenoterapia

Per attivare il servizio di ossigenoterapia a domicilio sono possibili due modalità:

  1. se il periodo di utilizzo è relativamente breve, recandosi in farmacia muniti di impegnativa del medico di medicina generale
  2. attivazione del servizio a domicilio

Modalità di conservazione dell’ossigeno liquido

L’ossigenoterapia domiciliare a lungo termine è normalmente effettuata mediante ossigeno liquido. L’ossigeno liquido viene stoccato in due unità:

  1. un contenitore denominato “unità base” che consente l’erogazione di ossigeno allo stato gassoso a temperatura ambiente ai pazienti che necessitano della terapia farmacologica e permette il riempimento dell’unità portatile;
  2. un contenitore portatile (stroller) facilmente trasportabile a spalla o su un apposito carrellino e che permette al paziente di muoversi liberamente durante la terapia farmacologica.

L’utilizzo di ossigeno liquido ha dei vantaggi considerevoli:

  1. è possibile conservare grandi quantità in volumi relativamente contenuti (1 litro di ossigeno liquido corrisponde a circa 870 litri di ossigeno gassoso); tale caratteristica dà al paziente una grande autonomia;
  2. l’unità portatile facilita al paziente la deambulazione e gli permette di allontanarsi dal proprio domicilio pur continuando ad effettuare la terapia.

Modalità di conservazione dell’ossigeno gassoso

Un’altra modalità di conservazione è attraverso l’ossigeno gassoso, compresso in una bombola ad elevata pressione (200 bar). Le bombole di ossigeno gassoso vengono generalmente utilizzate dai pazienti che necessitano di somministrazione di ossigeno domiciliare per brevi periodi.

Concentratori di ossigeno

Infine ci sono i concentratori di ossigeno che filtrano gli altri gas presenti nell’aria e immagazzinano soltanto l’ossigeno. Sono di dimensioni diverse, e alcuni di essi sono anche portatili. 

I concentratori di ossigeno costano meno rispetto agli tipi di ossigenoterapia, anche perché non hanno bisogno della ricarica di ossigeno, funzionano tuttavia a energia elettrica, quindi il paziente deve avere con sé una scorta di ossigeno in caso di blackout.

Modalità di somministrazione di ossigeno domiciliare

Misurazione del flusso di O2 con flussimetro

I flussimetri sono degli strumenti che permettono l’esatta quantificazione del flusso di 02 da erogare al paziente. Si tratta di un cilindro con una pallina flottante che segnala il numero di litri di O2 erogati. Il gas, proveniente dall’impianto centrale o dal riduttore di una bombola, viene dosato mediante una vite che modifica la sezione di passaggio dei gas. Un nottolino posto nel cono graduato permette la lettura diretta del flusso che si dirige quindi al sistema di umidificazione ed al paziente.

Umidificazione dell’ossigeno

Durante la somministrazione di ossigeno domiciliare bisogna porre attenzione all’adeguata umidificazione della miscela gassosa inalata. L’umidificazione non è necessaria per la somministrazione di bassi flussi di ossigeno o per la somministrazione di alti flussi per brevi periodi. In base ai risultati di studi clinici, è consigliabile utilizzare ossigeno umidificato per i pazienti che richiedono alti flussi di ossigeno per periodi di tempo superiori alle 24 ore o che lamentano secchezza delle vie aeree superiori. L’umidificazione può anche portare beneficio ai pazienti con secrezioni vischiose e difficili da espettorare. Un’umidificazione scarsa, può provocare:

  • distruzione delle ciglia e, quindi, danni alla muscosa delle vie aeree
  • formazione di muco denso e secco, difficilmente espettorabile o aspirabile

Un’umidificazione eccessiva, può provocare:

  • ustioni della mucosa, se la temperatura dell’umidificatore è troppo elevata
  • alterazioni della mucosa delle vie aeree simili a quelle che si hanno con una bassa umidificazione
  • aumento della temperatura corporea

Per prevenire ciò, si possono utilizzare e attentamente monitorare gli umidificatori. Inoltre l’acqua contenuta nell’umidificatore (bidistillata sterile) diventa una possibile fonte di inquinamento batterico. E’ buona regola sostituire l’acqua bidistillata ogni 15 giorni e il gorgogliatore va lavato e asciugato con cura, oppure sterilizzarlo con la stessa frequenza.

Calcolo della riserva di ossigeno di una bombola

Ogni operatore deve essere in grado di calcolare la riserva di ossigeno e cioè sia quanti litri di ossigeno contiene una bombola che quanto tempo di autonomia ha una bombola.

Calcolo dei litri di ossigeno contenuti nella bombola

Litri di ossigeno disponibili = Volume della bombola x pressione della bombola Esempio: una bombola da 5 litri, carica a 200 atm= 5 litri x 200 atm = 1000 litri a disposizione

Calcolo del tempo di autonomia di ossigeno erogato da una bombola

Litri di ossigeno disponibili = Volume della bombola x pressione della bombola / Flusso di ossigeno erogato (in litri)

  1. bombola da 5 litri carica a 200 atm= 1000 l di ossigeno
  2. 1000 litri di ossigeno / flusso di O2 a 10 l /min: 1000/10= 100 minuti di autonomia della bombola

 

Rilevazione della saturazione periferica del paziente in ossigenoterapia con pulsossimetro (saturimetro)

La pulsossimetria convenzionale e una tecnica continua e non invasiva, basata sull’emissione e la rilevazione di diverse lunghezze d’onda della luce comprese tra i 650 e 940 nm (rosso/infrarosso), attraverso un sito di misurazione, capace di determinare frequenza cardiaca e saturazione di ossigeno.

Il pulsossimetro attraverso un sensore, generalmente applicato al dito indice della persona assistita, ma che può essere applicato anche in altre sedi, rileva il polso arterioso e contemporaneamente analizza il colore del sangue.

In base alla differenza di colorazione fra l’emoglobina ossidata e quella ridotta calcola la percentuale di saturazione di ossigeno nel sangue pulsato (SpO2 ) Diversi fattori possono interferire con il corretto rilievo della pulsossimetria:

Attenzione a non utilizzare l’arto su cui è posizionata la NBP e a controllare la corrispondenza di FC, onda pressione cruenta e dell’onda pulsatile SpO2. Il valore di saturimetria fornisce informazioni relative alla qualità dell’ossigenazione e non a quella della ventilazione.

Considerate le particolari e spesso differenziate esigenze dei pazienti in corso di ossigenoterapia, un servizio di somministrazione di ossigenoterapia domiciliare permette l’attuazione di un piano personalizzato di assistenza e rifornimento secondo le diverse esigenze, finalizzando l’organizzazione al raggiungimento dei seguenti obiettivi:

  1. Attuazione del programma di ossigenoterapia secondo la prescrizione medica, direttamente al domicilio
  2. Fornitura, consegna e installazione dei contenitori e relativi accessori presso il domicilio dell’assistito
  3. Fornitura e consegna di tutto il materiale consumabile e degli accessori necessari al funzionamento dei contenitori presso il domicilio dell’assistito
  4. Formazione sul corretto uso delle apparecchiature all’assistito e al caregiver
  5. Estensione della fornitura a tutto il territorio nazionale in caso di spostamento temporaneo degli utenti dall’abituale residenza (consulta la nostra pagina Viaggiare con l’ossigeno)
  6. Adattamento, in tempo reale, alle eventuali variazioni del programma terapeutico
  7. Garanzia di continuità della terapia secondo i tempi e le modalità previste per la salvaguardia della salute del paziente

Autore: Studio DMR

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Infermiere – Manuale per i concorsi e la formazione
FORMATO CARTACEO
L’infermiere Il manuale, giunto alla X edizione, costituisce un completo e indispensabile strumento di preparazione sia ai concorsi pubblici sia all’esercizio della professione di infermiere. Con un taglio teorico-pratico affronta in modo ampio ed esaustivo tutte le problematiche presenti. La prima parte concettuale ricostruisce l’organizzazione del mercato sanitario e affronta gli elementi tipici del processo di professionalizzazione dell’infermiere, a seguito delle novità della Legge Lorenzin n. 3/2018. La stessa parte evidenzia gli aspetti innovativi della professione avendo cura di offrire al lettore un’ampia panoramica sulle teorie del Nursing e l’utilizzo dei nuovi strumenti operativi. Al termine di ogni capitolo, test di verifica e risposte commentate permettono di verificare il grado di preparazione raggiunto e di allenarsi in vista delle prove concorsuali. La seconda parte applicativa prevede l’adozione di casi clinici quale strumento di attuazione della teoria alle procedure tipiche dell’assistenza infermieristica di base, specialistica e pre e post procedure diagnostiche, presentandosi come un validissimo supporto tecnico e metodologico all’esercizio della professione. Il manuale risulta essere uno strumento prezioso sia per lo studente sia per chi già opera nelle strutture sanitarie, in quanto offre al lettore la possibilità di valutare passo a passo le conoscenze acquisite attraverso la risoluzione dei test di verifica presenti alla fine di ogni capitolo e l’analisi motivata delle risposte. Nella sezione online su www.maggiolieditore.it, accessibile seguendo le istruzioni riportate in fondo al volume, saranno disponibili eventuali aggiornamenti normativi.   Cristina FabbriLaurea magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche. Laureata in Sociologia, Professore a contratto di Infermieristica, Università degli Studi di Bologna, corso di Laurea in Infermieristica-Cesena. Dirigente Professioni sanitarie Direzione Infermieristica e Tecnica Azienda USL Romagna, ambito Ravenna.Marilena MontaltiInfermiere, Dottoressa in Scienze infermieristiche e ostetriche. Master II livello in Ricerca clinica ed epidemiologia, prof. a.c. C. di Laurea in infermieristica, Università di Bologna. Responsabile Infermieristico Dipartimento Internistico, Azienda della Romagna Ambito di Rimini. Marilena Montalti, Cristina Fabbri | Maggioli Editore 2020
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