Infermieri, sicurezza del paziente e comportamenti “disturbanti”

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Infermiera vittima di mobbing

Infermieri, sicurezza del paziente e comportamenti “disturbanti”

Da aprile 2019 è stata istituita nel nostro Paese, con Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri, la “Giornata nazionale per la sicurezza delle cure e della persona assistita” la cui ricorrenza sarà celebrata ogni 17 settembre, data che coincide con la Giornata mondiale della sicurezza dei pazienti (World Patient Safety Day), promossa dall’OMS.

Giornata mondiale della sicurezza dei pazienti

Sicurezza del paziente e “safety culture”, cioè cultura della sicurezza, assumono sempre più rilevanza anche alla luce dell’evoluzione normativa (vedi LEGGE 8 marzo 2017, n. 24, meglio nota come legge Gelli) e riportano all’attenzione tematiche come l’errore in chirurgia, gli eventi legati alla gestione dei farmaci, le cadute del paziente e molto altro ancora.

Poiché mi interesso da anni di queste tematiche so quanto sia determinante nell’ottica della sicurezza anche un approccio robusto alla comunicazione efficace tra i professionisti sanitari; tuttavia mentre è evidente lo sforzo di molte organizzazioni per migliorare la sicurezza delle comunicazioni verbali e telefoniche e la sicurezza durante gli handover (passaggio di informazioni e responsabilità), vi è, a parer mio, una insufficiente consapevolezza riguardo ad una fortissima barriera ad una comunicazione efficace: la presenza di una cultura organizzativa che ammette, accetta con condiscendenza o addirittura favorisce quelli che nel mondo anglosassone vengono definiti “disruptive behavior” che liberamente traduciamo come comportamenti disturbanti o distruttivi.

Disruptive behavior o comportamenti distruttivi

La Joint Commission International definisce come tali quei comportamenti, da parte di un individuo che lavora nell’organizzazione, “che intimidisce gli altri col risultato che la qualità e la sicurezza sono compromessi”; purtroppo le nostre organizzazioni sanitarie, caratterizzate da posizioni gerarchiche, spesso, più o meno consapevolmente, promuovono relazioni autoritarie e di subordinazione che forniscono il terreno favorevole a comportamenti distruttivi.

Quelli agiti in particolare dagli infermieri, come anche riportato in letteratura, sono più subdoli, spesso agiti in gruppo da soggetti con molta esperienza/anni di servizio nei confronti di neoassunti, neolaureati o personale di supporto (bullismo laterale), mentre i medici agiscono questi comportamenti in genere in maniera più aperta e diretta (lancio di cartelle o di strumenti in sala operatoria o atteggiamenti paternalistici sono due facce della stessa medaglia!).

Di seguito una serie di esempi (elenco non esaustivo) in cui ognuno può rintracciare eventuali riferimenti al proprio vissuto:

  • Linguaggio o comportamento volgare, irrispettoso, sarcastico o cinico

  • Umiliare con uso di soprannomi

  • Allusioni e commenti a sfondo sessuale

  • Inappropriato contatto fisico

  • Battute a sfondo etnico o razziale

  • Accessi di rabbia

  • Lancio di strumenti, cartelle,…

  • Criticare altri operatori davanti a pazienti o altro staff

  • Subire commenti che indeboliscono la propria autostima professionale

  • Non considerare le opinioni di altri operatori sui bisogni dei pazienti e sulla loro sicurezza

  • Atteggiamenti intimidatori che hanno l’effetto di impedire agli altri membri del team di esprimere le proprie opinioni

  • Ritorsioni nei confronti di quei membri dell’organizzazione che hanno segnalato violazioni dei codici di condotta o che hanno partecipato alle indagini sulla tematica.

Come difenderti dal mobbing:

Il mobbing infermieristico

Il mobbing infermieristico

Mauro Di Fresco, 2014, Maggioli Editore

"Sono stato mobbizzato nel 1994."Ho subito 10 procedure disciplinari in un anno e le ho vinte tutte perché, durante i 270 giorni di sospensione dal servizio, ho messo mano ai libri di diritto."Avevo rifiutato di preparare e portare una tazza di latte ad una paziente perché, secondo il mio...



Le conseguenze sono state descritte (Rosesnstein A., O’Daniel M. VHA survey 2006) e le riporto sinteticamente:

  • 19% degli intervistati è consapevole che i comportamenti disturbanti hanno determinato eventi avversi
  • 78% degli intervistati pensa che questi fossero prevenibili
  • 94% degli intervistati ritiene che i comportamenti disturbanti hanno un impatto negativo sulla sicurezza del paziente
  • 46% degli intervistati pensa che ogniqualvolta ci sia un comportamento disturbante questo possa esitare in un evento avverso

Gli intervistati segnalano un legame fra i comportamenti disturbanti e:

  • Peggioramento qualità (68%)

  • Eventi avversi (67%)

  • Errori (67%)

  • Mortalità (28%)

FIDUCIA e RISPETTO RECIPROCO sono elementi fondamentali per la comunicazione efficace all’interno del team e per il lavoro di squadra se è vero, come ci ricorda Vincent, che la cultura della sicurezza si fonda sugli atteggiamenti e sui valori individuali di ciascun membro dell’organizzazione.

Ecco, il 17 settembre facciamo in modo NOI INFERMIERI, di ricordare a noi stessi e a tutti i colleghi nella nostra organizzazione che la cultura della sicurezza può essere raggiunta solo attraverso la consapevolezza collettiva dell’importanza del mutuo rispetto fra i membri del team e dell’assenza di paura o intimidazione.

Autore: Filippo Di Carlo

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