Lettere di infermieri stanchi del Covid (e dei no vax)

Siamo già nella quarta ondata. E non se ne può già più, anche se è solo l’inizio. Perché sappiamo già quello che ci aspetta. Certo, il vaccino ha drasticamente ridotto l’ospedalizzazione e i decessi da Covid-19, ma…

Contagi in salita

I contagi stanno di nuovo salendo vertiginosamente (solo tra gli operatori sanitari, negli ultimi due mesi, si è verificato un aumento dei contagi del 192,3%!) e per la dura legge dei numeri, purtroppo, ci sarà ancora da battagliare per un bel po’ con questo tanto misero quanto pericoloso filamento di Rna.

E poi ci sono i no vax, i no pass, e i negazionisti convinti che non immunizzarsi e vagare indisturbati col rischio di contagiare il prossimo sia indice di chissà quale sacrosanta libertà.

Situazione drammatica

E gli infermieri, quelli che hanno rischiato grosso, che in alcuni casi hanno pagato la loro professionalità con un prezzo altissimo e che per ricompensa hanno ricevuto un mare di pacche sulla spalla (solo quelle), tanti ‘grazie’ e che sono stati chiamati addirittura ‘eroi’ prima di essere catapultati nel dimenticatoio, proprio non ci stanno.

In una lettera inviata a Repubblica, il Coordinatorie infermieristico del reparto di Pneumologia di Trieste racconta di Una situazione drammatica, per certi versi peggiore delle scorse ondate (oramai abbiamo perso il conto).”

‘No vax, venite nel 13esimo girone dell’Inferno’

L’infermiere si sfoga: “Vorrei che la gente vedesse, vorrei che tutti i No Vax, No Green pass passassero una giornata, o anche solo mezza, nel ‘13esimo girone dell’inferno’; vorrei che si rendessero conto di quanto inumano sia morire di polmonite da Covid, nonostante i nostri sforzi per rendere l’ultimo miglio di queste persone, più lieve possibile. Come detto, un modo per cercare di evitare tutto ciò esiste, e ostinarsi a non utilizzarlo è da scellerati.”

Per lui, libertà non può far rima con morte: “Sono un arduo sostenitore delle libertà individuali; ma questa libertà deve esserci dal momento in cui veniamo al mondo al momento in cui moriamo; e chi muore attaccato al ventilatore, credete, è tutto fuorché libero e in pace.

Teorie scellerate

Anche Katrin, infermiera nel reparto di Malattie infettive Covid dell’ospedale di Bolzano, non ne può più: “Non ho più voglia di convincere chi nega il Covid, perché è gente che non ascolta. Ricordo una signora uscita dalla Rianimazione… Spiegava che si era salvata perché aveva i piedi al sole, per i pensieri di guarigione che le mandava il pranoterapeuta” ha raccontato nel video girato per ‘Wellenbrecher’ dal filmaker Andrea Pizzini (VEDI articolo su ALTO ADIGE).

“Dico che tutto ci può stare ma quella signora è salva per l’ossigeno che le è stato somministrato, per il cortisone, per l’eparina, per noi che abbiamo continuato a cambiarla di posizione. Però poi ci sentiamo dire che è stato il sole.

‘Ho visto la paura vera negli occhi dei malati’

Ho visto pazienti terrorizzati quando consegnavamo i loro letti ai colleghi dell’Intensiva. Ho tenuto la mano stretta ad un uomo di 120 kg, alto 1.80. Ho visto nei loro occhi la paura, quella vera. E non tutti sono tornati” ha concluso la professionista per ricordare cosa sia il Sars-Cov2 a tutti coloro che, con ogni probabilità, lo hanno dimenticato o non lo hanno vissuto a pieno.

Pronto il murales per “Lucianone” infermiere morto di Covid

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Infermiere di Emodinamica presso il Policlinico Umberto I di Roma e Redattore per Dimensione Infermiere (Maggioli Editore). Autore della raccolta di racconti "La suocera sul petto e altre storie vere" (Ianieri Edizioni, 2018), del romanzo "Buonanotte madame" (0111 Edizioni, 2014) e coautore del manuale di divulgazione scientifica "Assistenza respiratoria domiciliare - il paziente adulto tracheostomizzato in ventilazione meccanica a lungo termine" (Ed. Universitalia, 2013).

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