Sindrome di Brugada, paziente salvato scrive lettera all’ospedale

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È un periodo strano, questo. Letteralmente fuori dal tempo. Basta accendere la tv, ascoltare la radio o leggere il giornale (cartaceo o online) per rendersene conto. Di fatto, la pandemia è diventata una vera e propria ossessione, nelle nostre vite.

Eppure, prima o poi, bisognerà trovare un’altra ‘normalità’. Una normalità in cui il Coronavirus, qualora non si riuscisse a eradicarlo e a spedirlo nel dimenticatoio grazie alla vaccinazione di massa, sarà una patologie come tante con cui convivere. Tra le tante che, silenziosamente, anche se non se ne parla quasi più, continuano ad affliggere la popolazione.

La lettera di Marco, paziente ricoverato in Utic

In mezzo alle tante notizie che ci bombardano ogni giorno, tra zone colorate, indice Rt e previsioni più o meno attendibili per l’estate che ci aspetta, ne è apparsa una che ha attirato la nostra attenzione.

Più che una notizia è una lettera di ringraziamento, scritta da un paziente che ha rischiato di morire di morte cardiaca improvvisa e inviata alla testata QuiCosenza.it per ringraziare il personale del Reparto UTIC dell’Ospedale dell’Annunziata.

“Seppur con qualche mese di ritardo è doveroso da parte mia ringraziare pubblicamente indistintamente tutto il personale (medici, infermieri e OSS) del reparto UTIC – Unità di terapia intensiva coronarica dell’Ospedale di Cosenza.

Era il 2 gennaio scorso quando feci accesso tramite il pronto soccorso dell’ospedale per un malore avuto nei giorni precedenti. Seguito tutto l’iter di visite, consulenze cardiologiche e altri esami, nel corso della visita presso l’ambulatorio di cardiologia trovai il dott. G. Quirino, che mi visitò scrupolosamente sospettando che potessi avere la Sindrome di Brugada, meglio conosciuta forse come malattia della morte improvvisa.

‘Il personale mi ha fatto sentire a casa’

Inutile dire quale possa essere stata la mia reazione però dovetti per forza nel mio interesse ricoverarmi presso l’UTIC. Arrivato in reparto da subito ho trovato tutto il personale ad accogliermi e, anche se è un paradosso, mi hanno fatto sentire a casa.

Il mio stato d’animo e la preoccupazione mia e della mia famiglia che per ovvie ragioni aggiornavo dal letto non potendo accedere in ospedale, era altissima.

La paura prende il sopravvento su tutto impedendoti di essere lucido e razionale; pensi che ci sia un errore che non può essere si innesca dentro te il meccanismo del rifiuto di accettare la diagnosi e convivere con questa malattia. Sono stati giorni lunghi, duri e difficili psicologicamente e fisicamente.

La preoccupante diagnosi

Arrivato il giorno della befana e dopo diverse visite e colloqui avuti con il dott. Quirino ebbi la conferma: si trattava della Sindrome di Brugada. L’ospedale me lo sono sentito cadere addosso ed è stato soprattutto in quel momento che ho avuto la vicinanza ed ho potuto toccare con mano la serietà, la professionalità, l’umanità di tutto il reparto.

A parte il dott. Quirino (grazie al quale sono qui e posso raccontare questa storia e soprattutto vedere crescere mia figlia) è doveroso da parte mia ringraziare in particolar modo l’OSS che era con me proprio quando ricevetti la conferma della diagnosi.

Tutto sembrava finito e mi sono trovato sprofondato nel buio più totale, ma lui era lì con me a tenermi la mano a rincuorarmi e starmi vicino in quel momento.

Umanità, professionalità e dedizione

Ma non è il solo che voglio ringraziare. Un’altra persona nello specifico un’infermiera la sig.ra Giuliana che mi è stata vicino come una mamma, da quando ho avuto la diagnosi definitiva fino al giorno in cui sono stato accompagnato da lei in sala operatoria per l’intervento di impianto di un defibrillatore, unica soluzione per salvarmi la vita, e al giorno in cui ho lasciato il reparto per essere trasferito in degenza.

E’ stata dura ma grazie alla loro umanità, professionalità e dedizione ne sto pian piano uscendo. La vita ci sottopone a delle prove a volte anche molto dure da superare, arrivano come fulmini al ciel sereno, mai pensi che una cosa del genere possa capitare a te, a volte ci sentiamo immuni da tutto ciò eppure non è affatto così siamo esseri umani vulnerabili e allo steso tempo fragili.

‘Anche questa sanità deve essere raccontata’

Mi sento fortunato rispetto a tante persone che invece non ce l’hanno fatta. Il mio speciale ringraziamento va a: dott. Quirino, dott. Talarico, dott.ssa Tomaselli e la dott.ssa Cloro. Agli infermieri: Nicola, Giovanni, Emanuele, Fabrizio, Anna, Orazio, Costanza, Paola, Carmela, Assunta, Maria, Giuliana, Vincenzo, Donatella, Antonia, Palmina, Rosaria e a tutti gli OSS per quello che quotidianamente fate e che avete fatto.

Per ultimi ma non meno importanti tutta la mia famiglia, mia moglie e mia figlia che mi hanno dato e mi danno la forza di andare avanti giorno dopo giorno. Ritengo infatti che anche questa sanità debba essere raccontata ed apprezzata.

Marco

La sindrome di Brugada

È una malattia dell’elettrofisiologia cardiaca geneticamente determinata, che predispone al rischio di aritmie ventricolari maligne e può essere causa di morte improvvisa in giovani adulti con un cuore che non presenta anomalie strutturali.

Sono implicate molteplici mutazioni genetiche, la maggior parte delle quali interessa il gene SCN5A che codifica per la subunità alfa del canale del sodio voltaggio-dipendente.

La patologia ha una prevalenza stimata di 5 su 10.000 e una trasmissione autosomica dominante; ciò significa che la probabilità di trasmettere la patologia è del 50% ad ogni gravidanza.

In alcune persone la sindrome è del tutto asintomatica, ma in molti casi può portare a sincope o a morte cardiaca improvvisa causate da tachicardia ventricolare polimorfa e fibrillazione ventricolare.

Il pattern ECG di Brugada di tipo 1 ha un prominente sopraslivellamento del segmento ST in V1 e V2 (talvolta anche V3) che fa sì che il complesso QRS in queste derivazioni ricordi il blocco di branca destra. Il segmento ST è concavo e discende fino all’onda T che è invertita. Pattern meno evidenti (pattern ECG di Brugada tipo 2 e tipo 3) non sono considerati diagnostici. I tipi 2 e 3 possono convertirsi in tipo 1 spontaneamente, in corso di febbre, o in risposta a farmaci.

Con il sospetto (tipi 2 e 3) di essere di fronte a una sindrome di Brugada, il medico prescrive altri accertamenti tra cui ecocardiogramma (per escludere cardiomiopatie che alterino l’Ecg), test da sforzo e holter ECG delle 24 ore a 12 derivazioni.

Spesso, per la certezza della diagnosi, è necessario ricorrere a un test farmacologico chiamato “test alla Flecainide o all’Ajmalina”: si esegue in regime di day hospital e prevede l’infusione di Flecainide o Ajmalina, farmaci che in presenza della malattia fanno emergere il profilo elettrocardiografico diagnostico (senza generare aritmie).

Per curare o gestire la sindrome di Brugada è fondamentale una diagnosi tempestiva. La terapia, che dipende dal livello di rischio del paziente, può variare da un semplice follow up clinico semestrale (livello di rischio lieve) al posizionamento di defibrillatori impiantabili (rischio aritmico elevato).

Autore: Alessio Biondino

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