Sradicare il tabù del missionario: come non essere un pungiball emotivo

infermiere missionario
violenza sugli infermieri da parte di un paziente aggressivo

È paradossale, ma nel nostro lavoro riteniamo normali comportamenti che in altri contesti non accetteremo mai, in nessun caso. Per questo è importante sradicare il tabù dell’infermiere missionario, non siamo i “pungiball” emotivi dei pazienti e dei loro parenti! Non siamo moralmente obbligati a subire le aggressioni degli utenti.

Sradicare il tabù dell’infermiere missionario

Piccole violenze quotidiane da parte dei parenti o dei nostri stessi assistiti vengono vissuti da infermieri e operatori sanitari come parte della propria normale quotidianità: aggressività, richieste inopportune, intimidazioni, accessi di rabbia, violenze fisiche e verbali sono all’ordine del giorno e vengono giustificate dalla situazione di sofferenza dei nostri pazienti. Il contatto perenne con la paura, la rabbia e tutte le emozioni che accompagnano la malattia tendono ad alzare pericolosamente la nostra asticella del ciò che è tollerabile, rendendoci immuni a tutte le avversità che ad altri rovinerebbero la settimana, come minimo.

Per fare questo lavoro “ci vogliono le spalle larghe“, ci ripetiamo, come un mantra autoconsolatorio. O il mio preferito: “Questo non è un lavoro ma una missione!

Le aggressioni non sono solo fisiche

E se non fosse normale? Hai mai considerato l’ipotesi di fare una battuta a sfondo sessuale (se donna) o razzista (se straniero o meridionale) ad un poliziotto, ad un funzionario dell’INPS, ad un postino, ad un qualunque lavoratore della Pubblica Amministrazione come spesso i parenti e gli stessi pazienti fanno abitualmente con noi infermieri? No, non lo faresti.

Eppure molti di noi infermieri hanno esperienza di freddure a cui rispondiamo con collaudati sorrisi di circostanza. Consideriamo normale ricevere richieste inopportune al limite dell’impertinenza – “signorina, mi cambi canale” o il classico campanello con la richiesta “infermiere, che ore sono?“, che vuoi che sia.

Per qualche strano motivo, in sanità e nello specifico nel lavoro infermieristico vengono considerati normali, comportamenti che altrove sarebbero ritenuti estremamente offensivi. Faremo una lista in cui ognuno di noi potrà ritrovarsi:

  • Qualcuno si è rivolto a te con un linguaggio volgare, irrispettoso, sarcastico o cinico.
  • Almeno una volta qualcuno ti ha chiamato con l’uso di un soprannome che solo in pochi considererebbero simpatici.
  • Allusioni e commenti a sfondo
    • sessuale se sei una donna,
    • discriminatorio se sei meridionale,
    • razzista se sei straniero.
  • Hai subito un contatto fisico inappropriato.
  • Hai risposto con gentilezza ad accessi di rabbia del tuo assistito o del parente.
  • Ti hanno lanciato oggetti o liquidi.
  • Critiche inconsistenti davanti i parenti.
  • Commenti con l’intento d’intaccare la tua professionalità.
  • Hai ricevuto minacce più o meno velate.

Come non essere un pungiball emotivo

Gli infermieri stessi, spesso, sono i primi complici di questo malcostume. Quante volte abbiamo avvertito che il comportamento dell’utente non era consono alla situazione ma abbiamo fatto un bel respiro, tirato il fiato e risoluti gestito il conflitto. Consideriamo questo modo di approcciare il problema come l’unico ed efficace ma il prezzo è spesso un sovraccarico emotivo che ci spinge verso forme nascoste di burnout.

L’aggressività dell’utente è comune

Per tutti i motivi che abbiamo sopra elencato, l’infermiere missionario considera abituale ricevere e sedare le emozioni negative degli utenti e non si pone il minimo dubbio che questo comportamento potrebbe non lasciare lo spazio a eventuale soluzioni alla portata di tutti. In ogni caso un’utenza abituata a mancare di rispetto ai lavoratori è un’utenza che senz’altro lo farà ad ogni occasione.

Soluzione: sradicare il tabù del “qualsiasi cosa per il bene del paziente”. Il rispetto dell’operatore non dovrà più essere negoziabile.

Rispondere è una perdita di tempo, essere gentili ad ogni costo.

Ricordiamo che essere gentili non vuol dire essere accondiscendenti e che un’aggressione verbale è comunque un’aggressione e non va mai tollerata. Non affrontare un paziente aggressivo, che è diverso da un paziente oppositivo o non compliante, con una comunicazione ferma, sicura e pacata, può far innescare un’escalation di violenza da verbale a fisica con maggiori probabilità.

Soluzione: accettare passivamente le aggressioni verbali dei parenti è un invito a continuare a farlo. Non farlo!

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Non è grave

La violenza sul posto di lavoro è stato uno dei problemi più gravi dei tempi pre-Covid, ma gli applausi dai balconi hanno coperto malamente il rumore delle minacce in tempo di pace. Il processo di cura è un contratto sociale tra le parti: io mi impegno a curarti nelle possibilità delle mie possibilità e nel pieno rispetto dei tuoi diritti e tu ti impegni a fare lo stesso.

Quindi quando tutto tornerà alla “normalità” sarà ora di decidere quale questa debba essere per noi. Denunciare all’azienda ogni singolo caso di aggressione e di minaccia sarà il punto di forza, la leva. La cosa che bisogna comprendere è che ricevere un’aggressione, di qualsiasi natura, durante il proprio lavoro, in un contesto così delicato come quello sanitario, non è più tollerabile e deve essere considerato per quello che é, un reato. 

Soluzione: denunciate e comunicate ogni singola aggressione ricevuta ad azienda e superiori, smuovete le acque!

Infermiere: professionista, non missionario

Riconsideriamo quindi tutte quelle strategie che consideravamo efficaci e che invece possono comportare un rischio ben maggiore o il solo semplice fatto che non sono accettabili e che non dovrebbero più fare parte della quotidianità del professionista per lasciarle definitivamente nel vecchio cassetto dell’infermiere missionario.

Altri articoli utili sull’argomento:

Fonti e approfondimenti:

  • Prevenire, riconoscere e disinnescare l’aggressività e la violenza contro gli operatori della salute, Massimo Picozzi, Corso ECM Fadinmed.it.
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Infermiere di Unità Coronarica e Cardiologia, Master in Tecniche ecocardiografiche (UniCattolica). Web Content Editor medico-scientifico, iscritto al Master in Giornalismo e Comunicazione istituzionale della scienza. Nel 2016, in collaborazione con la casa editrice Maggioli, ha fondato DimensioneInfermiere.it.

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