Tamponi rapidi a scuola, il preside chiede l’infermiere scolastico

Dario Tobruk 17/11/21
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Il mondo della scuola si incontra con quello della sanità sotto l’ombrello minaccioso del Covid e della pandemia. Le nuove disposizioni firmate dal ministero della Salute destano perplessità nei dirigenti scolastici per la difficile gestione dei protocolli anti-Covid nelle aule ed Eusebio Ciccotti, preside ma anche scrittore, conduttore radiofonico e accademico, chiede che venga istituita la figura dell’infermiere scolastico.

Tamponi rapidi a scuola, il preside chiede l’infermiere di istituto

È dalle pagine di Formiche.net che il dirigente scolastico Ciccotti chiede che la gestione dei protocolli anti-Covid venga coadiuvata dall’infermiere di istituto. Secondo il preside le disposizioni, sono ineccepibili solo sulla carta, al contrario della loro applicazione che desta perplessità palpabili.


È l’infermiere di famiglia e di comunità la figura più vicina alle scuole?

In queste pagine l’attenzione si concentra su storie che riuniscono, senza soluzione di continuità, bambini, adulti, anziani e le loro comunità.

Storie dove le competenze e le capacità tecniche storiche dell’infermiere sorreggono quelle innovative in cui le relazioni intense dei protagonisti mettono in moto la creatività e la capacità di attivare risorse, anche eterodosse, per sviluppare interventi partecipati di prevenzione e percorsi assistenziali condivisi e personalizzati.

L’ infermiere di famiglia e di comunità

Nella dialettica tra comunità, persona, famiglia e sistema solidale, una dialettica oggi sempre più difficile a causa dei mutamenti demografici in atto, si inserisce l’infermiere di comunità e di famiglia: due aree di competenza differenziate e complementari, che obbligano a un ripensamento profondo del ruolo e della professione, dal punto vista clinico, sociale e organizzativo. In queste pagine l’attenzione si concentra su storie che riuniscono, senza soluzione di continuità, bambini, adulti, anziani e le loro comunità. Storie dove le competenze e le capacità tecniche storiche dell’infermiere sorreggono quelle innovative. in cui le relazioni intense dei protagonisti mettono in moto la creatività e la capacità di attivare risorse, anche eterodosse, per sviluppare interventi partecipati di prevenzione e percorsi assistenziali condivisi e personalizzati. Apparirà ancora più chiaro che l’assistenza non può e non deve essere standardizzata, ma deve essere personalizzata a seconda delle esigenze delle persone e delle caratteristiche delle comunità. “Questo libro – tecnico e coinvolgente – dovrebbe finire in mano a tante persone… Sono pagine che parlano alle nostre esistenze. Alla vita di chi ha dedicato le proprie giornate al sociale. a chi si è appena affacciato a quello che, probabilmente, domani sarà il suo lavoro. a coloro che comunque nutrono interesse, più con il cuore che con la mente, a fatti e vicende che toccano uomini e donne soprattutto nel periodo della difficoltà e dell’abbandono” (dalla Presentazione di don Mario Vatta).

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Caso positivo in aula: cosa succede?

Infatti, le nuove disposizioni anti-Covid prevedono che in caso di una singola positività in una classe, tutti i compagni e i docenti debbano sospendere le lezioni in presenza ed sottoporsi al tampone.

Possono rientrare in classe solo nel caso in cui tutti risultino negativi, ma non finisce qui: il test andrà ripetuto al 4° o 5° giorno, in caso di positività gli alunni vaccinati o guariti dal Covid andranno sorvegliati con ulteriori test, gli altri andranno in quarantena.

Ma… se i casi saliranno a tre, allora tutta la classe andrà in quarantena. Destino simile per i docenti che dovranno essere sottoposti a protocolli rigidi e test seriali e che, innocuamente, potrebbero diffondere il virus in più classi prima di essere individuati come positivi.

Alla luce di ciò appare chiaro perché la scuola non può sobbarcarsi da sola di una simile gestione, competenza che invece, potrebbe essere affidata ad un esperto, l‘infermiere scolastico ad esempio!

La soluzione di Ciccotti è la disponibilità di tamponi e “magari, destinare agli istituti un insegnante-Covid di meno e, al suo posto, un infermiere, la cui presenza non è più procrastinabile. Si occuperebbe del tampone rapido da somministrare nelle infermerie scolastiche, rafforzando così la sorveglianza sanitaria, e trasmettendo a studenti e famiglie maggiore serenità.

Non possiamo che essere d’accordo, il rischio di inviare decine, se non centinaia, di ragazzi agli hub, con tutto il disagio provocato da famiglie coinvolte in questi spostamenti, potrebbero essere evitati soltanto in un modo: che sia l’infermiere scolastico a gestire simili incombenze.

O il rischio è quello di risolvere il tutto cacciando i ragazzi dietro ad uno schermo, in “DAD“, togliendo ancora una volta, per chissà quanto tempo, ai ragazzi la possibilità di godere di una serie di diritti, come l’istruzione e la socialità.

Centinaia di ragazzi, decine di docenti, e almeno un preside contento, in cambio di un singolo infermiere per istituto. Crediamo che ne valga la pena!

Autore: Dario Tobruk (Profilo Linkedin)

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