Infermieri invitati alla messa per “riflettere sul significato profondo del loro servizio”

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L’Infermieristica italiana è una professione intellettuale? Laica? Finalmente libera da certi stereotipi del passato? Macché… In un modo o nell’altro, quando si parla dell’infermiere (sui giornali, in TV, ecc.), si continua a pubblicizzare una figura intrisa di chissà quale “vocazione, pronta a qualsivogliamissione e in preda a un imprescindibile “spirito di servizio” che la porta a porgere sempre e comunque l’altra guancia di fronte a prese per i fondelli, mancati aumenti di stipendio, aggressioni, demansionamento sistematico e condizioni di lavoro al limite del praticabile.


E sembra che niente, comprese le leggi e le sentenze che certificano di fatto l’innegabile crescita (sulla carta) che la professione ha avuto negli ultimi 30 anni, riesca in qualche modo a frenare questo ennesimo e perpetuo scempio professionale. Nemmeno il Covid, c’è riuscito, nonostante siano stati gli infermieri a tenere in piedi la malandata baracca del nostro SSN con la loro competenza, la loro professionalità e i loro salti mortali. Per la gente, politici e giornalisti inclusi, siamo stati solo “angeli” e “eroi” che, grazie alla loro inspiegabile vocazione al martirio, tra un balletto e l’altro, hanno fatto “solo” ciò che gli riesce meglio: fungere da missionari per il bene comune.


Ed ecco che, ancora una volta, a certificare tutto questo, c’è chi invita i professionisti infermieri a pregare presso la cappella dell’ospedale per vivere tutti insieme “un momento di comunione fraterna e riflessione sul significato profondo del loro servizio e riconoscere l’impegno e la passione che lo caratterizza ogni giorno” (VEDI Frontiera Rieti).


Avete capito bene: in quel di Rieti, il prossimo 19 aprile avrà luogo una solenne celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo in onore di sant’Agostina Pietrantoni, patrona degli infermieri (di chissà quale epoca), a cui sono invitati tutti i professionisti che durante la funzione riceveranno un ringraziamento per il loro lavorio quotidiano.

È giusto, infatti, che i professionisti intellettuali infermieri rendano omaggio alla santa “quale esempio luminoso di dedizione nel servizio agli altri, visto che loro stessi “con il loro impegno e dedizione rendono possibile l’erogazione di cure e assistenza ai pazienti, mostrando vicinanza e amore nei momenti di bisogno


Concedeteci un pizzico di sarcasmo: sicuramente, nell’anno del Signore 2024, anche in quel di Rieti, tutto ciò contribuirà non poco a migliorare l’attrattività di questa che oramai è una snobbata, squattrinata e non riconosciuta professione.

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Alessio Biondino

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